«Il progetto Pelosa coraggioso, creativo e indispensabile»

La Pelosa in una foto di Giusi Casada @giusicasada

Un plauso convinto dai vip amanti della spiaggia stintinese. L’incontro in Comune tra sindaco e residenti

STINTINO. Complimenti, per la bellezza del progetto. E il coraggio dell’idea: tutti chiedono di aggiungere, e Stintino invece toglie. Ricordi, che ciascuno custodisce nel profondo del suo cuore, legati alla sabbia bianca e fine, l’acqua di un colore che non si può raccontare, ai panorami, alle veleggiate. Speranza, che sia abbastanza, e che si faccia in fretta. Perché un gioiello come la Pelosa non ha eguali al mondo, ma il tempo è contato, e il paradiso, almeno in luglio e agosto, assomiglia sempre più a una bolgia destinata a un inesorabile declino.

È un plauso comune quello che si leva per il progetto definitivo di recupero ambientale della spiaggia della Pelosa, che venerdì 16 febbraio alle 11 nella sala consiliare del Comune di Stintino il sindaco Antonio Diana, insieme all’assessora regionale della Difesa dell’Ambiente Donatella Spano, presenterà ai residenti. Un piano che vale 18 milioni e si articola in 5 lotti, i primi due già finanziati e pronti a partire dopo l’estate del 2019. Lotti che comprendono il cuore dell’intervento: via la strada asfaltata, che lascerà il posto a una passerella di legno su pali. Via le auto, dirottate su nuovi posteggi periferici e sostituite da bici, mezzi elettrici e soprattutto “piedi”. Nuova vita per le dune, che sotto il lungomare sospeso potranno riprendere a “respirare”, a vivere, a crescere.


«È un’iniziativa intelligentissima – sottolinea Massimo Moratti – che merita attenzione e sostegno». Lui con l’Isola, e con la Pelosa, ha un rapporto speciale. Il Roccaruja si affaccia sulla via intitolata nel 2009 al suo costruttore, il padre Angelo Moratti, che negli anni ’60 decise di diversificare i suoi investimenti incentrati nella Saras a Sarroch e nello sport. E l’hotel divenne subito il luogo delle vacanze per giocatori e dirigenti della sua Inter(fu presidente dal 1955 al 1968). E chiaramente del figlio Massimo: «In quel borgo meraviglioso ho passato per tanti anni le vacanze estive. I colori del mare erano qualcosa di speciale, mi sembrava di stare in paradiso. Io spero che altre generazioni possano avere ricordi simili. E per questo non posso che accogliere con gioia un progetto così articolato e serio di tutela. Che allontana le auto dalla spiaggia. E invoglia un turismo di qualità, che è quello che serve a Stintino e alla Sardegna».

Un’immagine della Pelosa Ermete Realacci ce l’ha sul salvaschermo del suo pc. «È un posto magico, e per questo va tutelata. A ogni costo», sottolinea il presidente onorario di Legambiente che ha guidato fin dai primi anni di vita dell’associazione. Il presidente uscente della commissione Ambiente Territorio della Camera ha con la sua costa Nord Ovest dell’Isola un lungo rapporto di frequentazione. Cominciato nei primi anni 80 quando era un aficionado di Biancareddu, borgata della Nurra, dove trascorreva le vacanze in una casa affitatta con i suoi amici storici tra cui il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. «Conosco bene il progetto presentato dal sindaco di Stintino. Il ripristino del sistema dunale è l’unica via percorribile per salvare la Pelosa. Quello che più mi piace è la straordinaria operazione di marketing territoriale. Un posto come Stintino, che non ha certo bisogno di pubblicità, rilancia. Gli altri costruiscono, loro tolgono. E lo fanno con creatività, coraggio. A dimostrazione che si possono fare cose molto serie, e renderle molto attraenti».

E, anche se lui non lo ammetterà mai, sembra che sia proprio da alcune idee di Mariotto Segni che questo ambizioso progetto abbia mosso i primi passi. Giurista, politico, cittadino onorario di Stintino, il borgo marinaro lo frequenta e lo ama da sempre. Fin da quando a soli tre mesi con il padre Antonio, ex presidente della Repubblica, e la madre Laura, ebbe il suo battesimo di piccolo frequentatore della spiaggia: «Ho notato un peggioramento negli ultimi tre, quattro anni – spiega – con un carico di turisti eccessivo. Ancora fino agli anni 80, la Pelosa era un paradiso. Poi, pian piano, le cose sono precipitate. Ora siamo di fronte a una casa che brucia. Il progetto del Comune potrebbe essere il rimedio. Certo, in attesa che il bellissimo e articolato intervento parta, bisogna riuscire a inventare qualcosa per contingentare le presenze, anche se mi rendo conto che non è facile».

«La Pelosa non è una spiaggia, è cultura del mare. Ed è una bona idea mettersi in armi per salvarla». Parole di Luigi Berlinguer. L’ex ministro dell’Istruzione, come tutta la sua famiglia, che di recente è stata nominata “stintinese doc”, il borgo marinaro che frequenta fin dalla sua nascita ce l’ha stampato nel cuore. «Stintino è più di un luogo balneare, la Pelosa è molto più di un posto dove andare a fare il bagno. È un richiamo alla meraviglia della natura, che in quel piccolo e meraviglioso paese è stata sempre al centro di tutto. Non mi stupisco dunque del coraggio del sindaco e del Comune nel portare avanti questo progetto. E hanno tutto il mio sincero ringraziamento». Più dura Maria Teresa Accardo, capo delegazione del Fai di Sassari. «Senza il numero chiuso – sottolinea la rappresentante del fondo ambiente italiano – ogni operazione è del tutto inutile. La Pelosa deve essere un bene irraggiungibile se vogliamo salvarla. Il peso antropico è il quadruplo del sostenibile. E questo sta uccidendo la spiaggia, e rendendo l’esperienza di chi la visita un pessimo ricordo. Ben venga il progetto, di cui aspetto di conoscere i dettagli ma che sembra bello e ben realizzato, ma tra due anni rischia di non esserci più una spiaggia da salvare. È ora che serve avere coraggio».

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