«Stintino, salviamo il mare della Pelosa dalle barche a motore»

Tavazzi, del Windsurfing Center, studia un piano con altri imprenditori. «Bene il progetto del Comune, ma la tutela va estesa a tutto l’ecosistema»

STINTINO. Un mare, da proteggere, quanto è più della spiaggia. Un futuro, da disegnare insieme, che trasformi quelle che alcuni vedono come divieti in opportunità per tutti. Per il territorio, per l’ambiente, per le imprese, per il turismo. Non ha dubbi Roberto Tavazzi sulla bontà del progetto di riqualificazione della spiaggia della Pelosa. Anzi, è pronto a rilanciare, presentando nelle prossime settimane, insieme a un gruppo di residenti e imprenditori che operano a Stintino, un piano che preveda la “messa in sicurezza” del tratto di mare tra la spiaggia e l’isola dell’Asinara. Da precludere alle barche a motore, e da riservare a barche a vela e natanti ad alimentazione elettrica.



Progetto frutto di un sogno coltivato da 30 anni, da quanto nel 1987 Roberto Tavazzi e Gianpaolo Unali tramutano la loro passione per il windsurf e la vela (entrambi si sono distinti nei campi di regata nazionali e internazionali) in un centro per formare nuovi amanti del vento. Che nel 1999 è tra i primi a rispondere presente quando diventa possibile organizzare le escursioni all’’Asinara. Da allora è un crescendo, e oggi il Windsurfing Center Stintino con la sua flotta di catamarani rappresenta la più importante realtà per le escursioni all'isola-parco con tre barche da diporto e una per il traffico passeggeri, (oltre che l’esclusiva per l’affitto di bici elettriche a pedalata assistita nell’Isola). E con la sua scuola di vela e windsurf è uno fra i più importanti centri velici della Sardegna.

E, come tutti i velisti, Tavazzi ha la difesa dell’ambiente nel dna: «Abbiamo immediatamente risposto all’idea green del piano per la Pelosa – spiega – presentando un progetto in Comune per affittare mezzi elettrici nel nostro centro, che è proprio alle porte della spiaggia. Siamo convinti che la strada scelta sia quella giusta. E che, se possibile, si possa “forzare” anche in attesa che i lavori partano. Limitando il più possibile in traffico delle auto, e promuovendo da subito una mobilità sostenibile».



Sulle proteste “social” poi: «Dobbiamo cambiare testa. La Pelosa è un bene da proteggere, non una spiaggia da sfruttare. E “liberarla” può avere un effetto volano enorme anche sull’economia. Chi andrà nella spiaggia vivrà un’esperienza migliore, e finalmente all’altezza di quello che un paradiso come la Pelosa può offrire. E ci saranno migliaia di persone a cui far scoprire quanto altro Stintino ha da mostrare. A iniziare dall’Isola Parco dell’Asinara, che non ha assolutamente espresso tutte le sue potenzialità». Nessuna paura dei vincoli, anzi: «Io e i miei collaboratori – spiega – insieme ad altri imprenditori del settore e residenti e amanti di Stintino stiamo preparando un progetto di tutela del mare di fronte alla Pelosa da presentare al Comune. Chiaramente la cornice deve essere quella di una tutela da area protetta o parco nazionale, la stessa indispensabile per il numero chiuso in spiaggia. Il nostro obiettivo è di sensibilizzare tutti sul fatto che il mare non può essere zona franca, invasa da barche che ancorano danneggiando le foreste di posidonia, o inquinano con i loro motori o scaricando le loro sentine. Il sogno è un mare libero, riservato alle vele e ai natanti elettrici. Un punto di arrivo che può essere preceduto da forme di tutela crescenti. Un passo dopo l’altro. L’importante è camminare, uniti, nella giusta direzione».
 

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