La Nuova Sardegna

Sassari

Conti pignorati alla casa di riposo in crisi

di Paoletta Farina
Conti pignorati alla casa di riposo in crisi

Azione legale di 13 dipendenti da sei mesi senza stipendio. La Csa chiede il commissariamento della Fondazione

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SASSARI. Guerra giudiziaria alla “Divina Provvidenza” dove tredici lavoratori hanno avviato il pignoramento di conti correnti e crediti della casa protetta per anziani, compresi 400mila euro stanziati dalla Regione, per rivalersi di sei mensilità di stipendi e della tredicesima arretrati. Non solo. La Csa ha chiesto il commissariamento della fondazione di piazza Sant’Agostino, all’assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru, e al sindaco Nicola Sanna, visto che il Comune è nel cda, a tutela del personale.

Intanto l’istituto di piazza Sant’Agostino ha avviato la procedura di licenziamento del direttore e della responsabile del personale, con una conseguente – dicono i lavoratori e i sindacati – confusione organizzativa, che porta i 31 dipendenti a turni massacranti, tanto che stanno fioccando i certificati di malattia.

All’origine la difficile situazione finanziaria dello storico ex ospizio fondato da padre Manzella nel 1910 per dare sostegno ai poveri e ora diventato fondazione onlus. Sono anni che ai “Cronici”, così come continuano a chiamarlo i sassaresi, il bilancio è in rosso, con segni negativi maggiori o minori a seconda del periodo, anche perché nel tempo è venuta a mancare quell’originaria generosità dei cittadini di Sassari che sosteneva con donazioni, e non solo in denaro, l’istituzione. I fondi di Regione, Comune e arcivescovado, oltre che di soci e privati, non bastano più.

Negli ultimi dieci anni il passivo si è ridotto da quattro milioni a circa un milione di euro, ma questo non è stato sufficiente per uscire dalla crisi economica, tanto che la contrattazione sul pagamento degli stipendi è praticamente continua e spesso si è andati avanti con acconti parziali. Ma dopo sei mesi senza vedere un soldo, l’esasperazione è montata. Tredici iscritti alla Csa hanno deciso di intraprendere le vie legali, sostenuti dal sindacato, e tramite l’avvocato Vittorio Perria hanno ottenuto già pignoramenti presso terzi, cioè nei confronti di “debitori” della Casa di riposo Divina Provvidenza. Come l’Ats che paga per la degenza di malati che non possono essere ricoverati nelle residenze sanitarie assistite, ma che se fossero ricoverati in ospedale costerebbero 650 euro al giorno contro i 47 euro pagati all’istituto. Il totale dell’incasso, al momento, è più o meno cinquantamila euro (su uno dei conti correnti c’erano solamente duemila euro). Meno della metà del credito vantato, per giunta, solo da un terzo dei lavoratori.

«Avremmo potuto chiedere anche il pignoramento di arredi e di altri beni mobili, ma si sarebbe danneggiata l’operatività dell’istituto», spiega l’avvocato Perria. Il piatto grosso è rappresentato dai 400mila euro di fondi regionali che per la verità alla “Divina Provvidenza” aspettavano come una boccata d’ossigeno. Perché consentirebbero una garanzia per la richiesta di fidi bancari.

Dice Giovanni Piras, coordinatore regionale della Csa: «Ai lavoratori sono state fatte promesse che la situazione sarebbe cambiata, invece il personale continua a non percepire gli stipendi e a lavorare in condizioni di stress e fatica, e senza poter godere delle ferie. Ci viene chiesto di rinunciare ai pignoramenti, ma prima occorrono garanzie. Non vorrei che si ripetesse, per la Divina Provvidenza, quanto è avvenuto per l’Istituto Regina Margherita, di cui conosciamo bene la sorte».

Cgil, Cisl e Uil Funzione pubblica, intanto, si augurano che venga chiuso l’accordi su cui si sta trattando. «Un accordo che tuteli sia i lavoratori, prevedendo il pagamento puntuale delle spettanze, sia la continuità dell’attività della casa protetta.

Fiducioso è Giuseppe Boccia, il presidente del consiglio d’amministrazione della fondazione, eletto nell’aprile del 2017. «Sono certo che troveremo una soluzione che accontenterà tutti, e comprendo le preoccupazioni dei lavoratori, che continuano a spendersi con dedizione, nonostante il momento difficile. Faremo di tutto per far operare al meglio una struttura che appartiene a tutta la città».

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