Beni culturali, Siligo nell’Unione di Comuni

Il consiglio municipale ha deciso di allearsi con 13 paesi del Meilogu per la valorizzazione del territorio

SILIGO. Va prendendo sempre più forma il “Sistema intercomunale dei beni culturali del Meilogu”, promosso dalla Unione dei 13 Comuni, per la valorizzazione delle risorse storico-artistiche. Ultima adesione in ordine di tempo, quella di Siligo, che con una deliberazione del consiglio comunale ha deciso di entrare nel sistema, e di affidargli in via sperimentale la gestione e la valorizzazione del complesso archeologico di “Mesumundu”, con la chiesa di Santa Maria di Bubalis. La scelta è dettata dal fatto che l’unione dei Comuni del Meilogu «esercita in forma associata, allo scopo di migliorare la qualità dei servizi erogati, di ridurre il superamento degli squilibri economici, sociali e territoriali esistenti nel proprio ambito, e di ottimizzare le risorse economico-finanziarie, umane e strumentali», tutta una serie di servizi e compiti nei diversi campi della scuola, dello sport, dei servizi sociali e culturali. Lo schema di convenzione approvato, precisa che l’obiettivo è quello della «costituzione di una rete di siti storici, archeologici e religiosi individuati dalle singole amministrazioni nel numero di uno per ciascun comune e l’avvio di una gestione sperimentale integrata di essi al fine di garantirne fruibilità e promuoverne la valenza a fini turistici». Le funzioni attribuite all’Unione, riguardano fra gli altri: l’organizzazione e la gestione del servizio e del patrimonio, la gestione delle entrate provenienti dai biglietti di ingresso, la predisposizione di un regolamento unico che definisca le modalità di accesso ai servizi, garantendo adeguate opportunità per in tutti i comuni associati, la definizione del costo dei biglietti di accesso ai siti, l’informazione, comunicazione e promozione della sistema. La chiesa campestre di Santa Maria di Bubalis, di costruzione bizantina, è conosciuta con il nome di terme di “Mesumundu” e si trova nella regione “Biddanoa”. La sua è una caratteristica struttura a fasce di mattoni e di trachite scura costituita da una base circolare centrale, sormontata da una cupola semisferica e da corpi laterali che si aprono sui singoli lati. Nella chiesa, si notano dei lucernai, aperti verso i quattro punti cardinali. Si racconta che nel lucernaio che guarda verso Siligo, ora chiuso, fosse presente l’antica statua bizantina della Madonna che porta il Bambino che tiene tra le mani il mondo. La statua risale forse al 1600, di fattura popolare è in materiale ligneo ed è alta un metro circa. Santa Maria di Bubalis venne donata ai Benedettini di Montecassino assieme alla chiesa di Sant’Elia sul Monte Santo. Nel 1065, il giudice Barisone I di Torres scriveva all’abate Desiderio per chiedere l’invio in Sardegna di un gruppo di monaci, che giunsero per prendere possesso delle due chiese con tutte le pertinenze. Nel 1147, il giudice Gonario II di Torres confermò ai monaci la donazione.

Mario Bonu

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