Santa Maria, arrivano fondi per i “rattoppi”
di Antonio Meloni
Il Comune gestirà i 680mila euro stanziati dal ministero per la parziale messa in sicurezza della chiesa
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SASSARI. Un altro passo importante verso il recupero del complesso di Santa Maria. Nei giorni scorsi il ministero per i Beni culturali ha assegnato a Palazzo Ducale il finanziamento di 680 mila euro stanziato lo scorso autunno in sede di conferenza Stato-Regioni per il restauro della chiesa dei Candelieri. Un primo contatto per le vie brevi è già avvenuto tra i responsabili degli uffici romani e l’assessore ai Lavori pubblici Ottavio Sanna, a giorni ci sarà la stipula della convenzione che darà a Palazzo Ducale il via libera per il definitivo avvio delle procedure.
All’inizio non era chiaro se i fondi dovessero andare alla Soprintendenza o al Comune, solo giovedì il ministero ha comunicato che l’assessorato di Ottavio Sanna sarà titolare del finanziamento e responsabile del procedimento. Ora si tratta di accelerare l’iter burocratico, tenuto conto del fatto che alla Faradda mancano poco meno di quattro mesi. «Se siamo bravi – ha spiegato Ottavio Sanna – potremmo aprire il cantiere per i primi di agosto, anche se il grosso dell’intervento dovrà essere fatto dopo la Discesa». Da parte del Comune c’è tutta la volontà di fare in fretta per una serie di ovvie ragioni: il complesso è vecchio e malandato, le piogge di quest’inverno hanno aggravato la situazione e il timore è che l’arrivo del caldo possa facilitare ulteriori distacchi d’intonaco.
«Dal canto nostro – prosegue l’assessore Sanna – cercheremo di rendere tutto più snello a cominciare dalla progettazione per la quale ricorreremo alla procedura negoziata». Dall’albo regionale, il Comune preleverà il nominativo di dieci progettisti che dovranno indirizzare un’offerta dettagliata a Palazzo ducale: «Da quel momento abbiamo sessanta giorni di tempo per esaminare le proposte – dice ancora Ottavio Sanna – che dovranno essere formulate nel rispetto dei consueti parametri e corredate da curricula». Questa fase precede la messa a bando dell’intervento che sarà poi affidato all’impresa vincitrice. «Se tutto fila liscio – conclude l’assessore – credo che per i primi di agosto si possa aprire il cantiere».
Naturalmente si tratta di una prima fase in cui dovranno essere individuate le priorità e al riguardo il padre guardiano, Salvatore Sanna, ha già rimarcato che tutto dovrà essere fatto coinvolgendo la fraternità per definire i dettagli di un’opera importante. I frati, infatti, avevano già dato indicazioni preliminari fra le quali la revisione completa dell’impianto elettrico e la messa in sicurezza di quei settori della chiesa in cui si sono verificati i crolli di intonaco: le volte della navata centrale e del cupolone, quella del Coro dietro l’altare maggiore, la cantoria sopra l’ingresso principale dell’edificio sacro. La prossima settimana arriveranno da Foligno i più stretti collaboratori di padre Franco Buonamano, responsabile della Provincia francescana in cui ricade anche il complesso di Santa Maria, di proprietà dell’Ordine. Con loro ci saranno i referenti dell’associazione “Aiutiamoli a vivere” che, durante due distinti incontri con il sindaco Nicola Sanna e il presidente del consiglio regionale Gianfranco Ganau, avevano presentato la proposta di trasformare il convento in una struttura di accoglienza. Progetto che era piaciuto tanto al sindaco Sanna quanto al presidente Ganau e del quale si potrebbe riparlare adesso. L’associazione, una ong con sede a Terni, ha sottoscritto con l’ordine francescano un accordo quadro per l’uso e la gestione dei conventi presenti all’interno della Provincia francescana appena riorganizzata, una vasta area che, oltre alla Sardegna, comprende anche Lazio, Umbria, Marche e Toscana. Questi 680 mila euro consentiranno una parziale messa in sicurezza delle strutture più compromesse, ma per il recupero integrale del complesso richiede un budget nettamente superiore. Secondo il soprintendente Francesco di Gennaro, per il restauro di chiesa e convento occorre una cifra che supera i tre milioni di euro.
All’inizio non era chiaro se i fondi dovessero andare alla Soprintendenza o al Comune, solo giovedì il ministero ha comunicato che l’assessorato di Ottavio Sanna sarà titolare del finanziamento e responsabile del procedimento. Ora si tratta di accelerare l’iter burocratico, tenuto conto del fatto che alla Faradda mancano poco meno di quattro mesi. «Se siamo bravi – ha spiegato Ottavio Sanna – potremmo aprire il cantiere per i primi di agosto, anche se il grosso dell’intervento dovrà essere fatto dopo la Discesa». Da parte del Comune c’è tutta la volontà di fare in fretta per una serie di ovvie ragioni: il complesso è vecchio e malandato, le piogge di quest’inverno hanno aggravato la situazione e il timore è che l’arrivo del caldo possa facilitare ulteriori distacchi d’intonaco.
«Dal canto nostro – prosegue l’assessore Sanna – cercheremo di rendere tutto più snello a cominciare dalla progettazione per la quale ricorreremo alla procedura negoziata». Dall’albo regionale, il Comune preleverà il nominativo di dieci progettisti che dovranno indirizzare un’offerta dettagliata a Palazzo ducale: «Da quel momento abbiamo sessanta giorni di tempo per esaminare le proposte – dice ancora Ottavio Sanna – che dovranno essere formulate nel rispetto dei consueti parametri e corredate da curricula». Questa fase precede la messa a bando dell’intervento che sarà poi affidato all’impresa vincitrice. «Se tutto fila liscio – conclude l’assessore – credo che per i primi di agosto si possa aprire il cantiere».
Naturalmente si tratta di una prima fase in cui dovranno essere individuate le priorità e al riguardo il padre guardiano, Salvatore Sanna, ha già rimarcato che tutto dovrà essere fatto coinvolgendo la fraternità per definire i dettagli di un’opera importante. I frati, infatti, avevano già dato indicazioni preliminari fra le quali la revisione completa dell’impianto elettrico e la messa in sicurezza di quei settori della chiesa in cui si sono verificati i crolli di intonaco: le volte della navata centrale e del cupolone, quella del Coro dietro l’altare maggiore, la cantoria sopra l’ingresso principale dell’edificio sacro. La prossima settimana arriveranno da Foligno i più stretti collaboratori di padre Franco Buonamano, responsabile della Provincia francescana in cui ricade anche il complesso di Santa Maria, di proprietà dell’Ordine. Con loro ci saranno i referenti dell’associazione “Aiutiamoli a vivere” che, durante due distinti incontri con il sindaco Nicola Sanna e il presidente del consiglio regionale Gianfranco Ganau, avevano presentato la proposta di trasformare il convento in una struttura di accoglienza. Progetto che era piaciuto tanto al sindaco Sanna quanto al presidente Ganau e del quale si potrebbe riparlare adesso. L’associazione, una ong con sede a Terni, ha sottoscritto con l’ordine francescano un accordo quadro per l’uso e la gestione dei conventi presenti all’interno della Provincia francescana appena riorganizzata, una vasta area che, oltre alla Sardegna, comprende anche Lazio, Umbria, Marche e Toscana. Questi 680 mila euro consentiranno una parziale messa in sicurezza delle strutture più compromesse, ma per il recupero integrale del complesso richiede un budget nettamente superiore. Secondo il soprintendente Francesco di Gennaro, per il restauro di chiesa e convento occorre una cifra che supera i tre milioni di euro.
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