MARIONETTE E BURATTINI NON È POLITICA
di GIANNI BAZZONI
La domanda è semplice: che cosa state combinando? Sì, perché mentre voi vi accapigliate in consiglio comunale con argomenti che faticherebbero a essere all’ordine del giorno di una riunione...
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La domanda è semplice: che cosa state combinando? Sì, perché mentre voi vi accapigliate in consiglio comunale con argomenti che faticherebbero a essere all’ordine del giorno di una riunione condominiale, fuori dall’aula ci sono problemi gravi che mettono in ginocchio migliaia di famiglie. Povertà, lavoro, ma anche trasporti, ambiente, il diritto della gente comune a curarsi senza essere costretta a combattere una battaglia infinita che spesso uccide peggio della malattia stessa: sono questi i temi che dovrebbero occupare ore di confronto politico. Invece niente. A Palazzo Ducale va in scena il tiro a bersaglio al sindaco, ma non più di tanto. Come quel gioco al luna park con le palle di pezza e i barattoli di latta: non cadono mai tutti, ogni volta si ricomincia da capo. Il dramma è la politica di partito, la devastazione dentro il Pd che è diventata violenta dopo il voto del 4 marzo. Il Pd ha offerto nelle ultime riunioni del Consiglio uno spettacolo umiliante, ma anche l’opposizione non può sperare di specchiarsi nell’acqua sporca. Perché per loro vale lo stesso discorso: il mandato si esercita per dare risposte alla gente, partecipando alla soluzione dei problemi e portando contributi di idee. La lotta di potere dentro il Pd oggi ha toccato il Consorzio industriale, che non è certo una scatola vuota, nei prossimi anni può muovere finanziamenti per milioni di euro e continuare a svolgere un ruolo importante nel panorama economico del territorio. Le palle di pezza lanciate al sindaco (il quale, sia detto, non fa nulla per evitare spettacoli di questo tipo che non fanno bene neanche a lui) dai compagni di partito volano dai giorni successivi all’elezione e la lotta di potere per le poltrone continua. Ogni volta si va sempre più vicini a fare cadere tutto, poi ne resta sempre uno di barattolo. E allora si rimettono in piedi e si rigioca. Sassari dovrebbe essere la città guida del territorio, leader nelle sfide per dare più forza e unità a un nord Sardegna che ha le potenzialità ma non riesce a valorizzarne una. Perché le energie si sprecano nel braccio di ferro, nelle trappole di una politica finita da tempo, con leader sganciati da una logica di rappresentanza che governano da fuori, mandano emissari, sms e ordini di voto. E c’è chi ubbidisce. Così la distruzione continua.
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