In campo o in acqua lo sport diventa una palestra di vita
di Antonio Meloni
I ragazzi delle superiori a confronto con sportivi paralimpici Le testimonianze emozionanti di atleti con disabilità
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SASSARI. Con una benda nera calata sugli occhi, la realtà assume un’altra prospettiva. Operazioni apparentemente banali come fare due passi diventano impossibili se accanto manca qualcuno che ti guidi. Ma la simulazione della cecità può essere anche un’esperienza estremamente pedagogica se vissuta con l’apertura mentale di chi vuole imparare, di chi desidera, magari solo per due ore, mettersi nei panni di coloro che la vista l’hanno persa o non l’hanno mai avuta. Ci hanno provato cinque ragazzi dei licei Azuni e Canopoleno, ieri, nella redazione della Nuova Sardegna, partecipando a un esperimento inserito nella giornata dedicata allo sport e alla disabilità compresa nel progetto di promozione della lettura “La Nuova a scuol@”.
Così, Mario, Riccardo, Silvia, Carla e Alessia, dopo avere indossato una mascherina nera, hanno provato a fare le cose di tutti i giorni. Alla fine della simulazione, le loro impressioni le hanno espresse al microfono, nella sala convegni del quotidiano, di fronte ai loro compagni e ai collegi di altri due istituti, il liceo Spano e il polo tecnico Devilla-Dessì.
Un mix tra sorpresa e sgomento nel tentativo di capire come si possa affrontare la vita senza vedere. La risposta è arrivata puntuale da alcuni ospiti della mattinata, gli atleti non vedenti Salvatore Cocco e Giuseppe Scanu, che hanno raccontato scampoli di storie straordinarie. Storie di chi, senza retorica, tra le tante partite possibili ha vinto quella più importante contro i limiti imposti da una condizione difficile determinata dalla disabilità. «Che sia il baseball o la corsa, il nuoto o il pallone – ha detto Salvatore Cocco – lo sport ci ha offerto una grande opportunità di riscatto, la possibilità di credere che in campo possiamo superare la nostra condizione e sentirci davvero uguali agli altri».
Ne sa qualcosa Nicola Zara, nuotatore disabile, protagonista, con due compagni, della storica traversata del Tirreno. Quarantasette ore di bracciate, da Olbia a Ostia, per dimostrare a se stesso che farcela è possibile anche senza una gamba. Concetti ribaditi da Giorgio Bolognini, istruttore di nuoto di bambini dai 3 ai 7 anni, e i neo campioni della squadra di nuoto dell’associazione AlbatroSS che da anni opera sul versante dell’inclusione, con programmi di educazione al nuoto, rivolti ai disabili, nei comuni di Sassari, Porto Torres e Ploaghe.
Il messaggio più importante della mattinata – coordinata dalla giornalista della Nuova, Daniela Scano – è che la disabilità, al di là del carico di sofferenza, può essere un valore perché, per dirla con le parole di Antonio Di Rosa, direttore della Nuova Sardegna, che ha dato il benvenuto agli ospiti: «Non è affatto solidale un mondo che non accetti le differenze e che preferisce risolvere i problemi con l’intolleranza e il conflitto».
Si tratta di valorizzare la diversità e impegnarsi per offrire a tutti l’opportunità di misurarsi con i propri limiti, ma soprattutto credere che l’approccio con la disabilità possa diventare, senza falsa retorica, un arricchimento interiore. Da qui la necessità di rivolgersi agli studenti «Gli uomini di domani – ha concluso Paolo Poddighe, presidente del comitato paralimpico Sardegna – dai quali ci aspettiamo quella sensibilità straordinaria che in tante situazioni è capace di fare la differenza per vincere la partita più importante».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Così, Mario, Riccardo, Silvia, Carla e Alessia, dopo avere indossato una mascherina nera, hanno provato a fare le cose di tutti i giorni. Alla fine della simulazione, le loro impressioni le hanno espresse al microfono, nella sala convegni del quotidiano, di fronte ai loro compagni e ai collegi di altri due istituti, il liceo Spano e il polo tecnico Devilla-Dessì.
Un mix tra sorpresa e sgomento nel tentativo di capire come si possa affrontare la vita senza vedere. La risposta è arrivata puntuale da alcuni ospiti della mattinata, gli atleti non vedenti Salvatore Cocco e Giuseppe Scanu, che hanno raccontato scampoli di storie straordinarie. Storie di chi, senza retorica, tra le tante partite possibili ha vinto quella più importante contro i limiti imposti da una condizione difficile determinata dalla disabilità. «Che sia il baseball o la corsa, il nuoto o il pallone – ha detto Salvatore Cocco – lo sport ci ha offerto una grande opportunità di riscatto, la possibilità di credere che in campo possiamo superare la nostra condizione e sentirci davvero uguali agli altri».
Ne sa qualcosa Nicola Zara, nuotatore disabile, protagonista, con due compagni, della storica traversata del Tirreno. Quarantasette ore di bracciate, da Olbia a Ostia, per dimostrare a se stesso che farcela è possibile anche senza una gamba. Concetti ribaditi da Giorgio Bolognini, istruttore di nuoto di bambini dai 3 ai 7 anni, e i neo campioni della squadra di nuoto dell’associazione AlbatroSS che da anni opera sul versante dell’inclusione, con programmi di educazione al nuoto, rivolti ai disabili, nei comuni di Sassari, Porto Torres e Ploaghe.
Il messaggio più importante della mattinata – coordinata dalla giornalista della Nuova, Daniela Scano – è che la disabilità, al di là del carico di sofferenza, può essere un valore perché, per dirla con le parole di Antonio Di Rosa, direttore della Nuova Sardegna, che ha dato il benvenuto agli ospiti: «Non è affatto solidale un mondo che non accetti le differenze e che preferisce risolvere i problemi con l’intolleranza e il conflitto».
Si tratta di valorizzare la diversità e impegnarsi per offrire a tutti l’opportunità di misurarsi con i propri limiti, ma soprattutto credere che l’approccio con la disabilità possa diventare, senza falsa retorica, un arricchimento interiore. Da qui la necessità di rivolgersi agli studenti «Gli uomini di domani – ha concluso Paolo Poddighe, presidente del comitato paralimpico Sardegna – dai quali ci aspettiamo quella sensibilità straordinaria che in tante situazioni è capace di fare la differenza per vincere la partita più importante».
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