«Basilica e chiesetta di Balai a rischio»
di Gavino Masia
Il parroco don Tanca lancia l’allarme: lettera al vescovo e alla Soprintendenza per mettere in sicurezza i due luoghi di culto
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PORTO TORRES. La Basilica di San Gavino e la chiesetta di Balai vicino hanno necessità urgenti di manutenzioni straordinarie da diverso tempo, e mai come questa volta il parroco don Mario Tanca chiede aiuto alle istituzioni per intervenire sui simboli storici della città.
Lo fa con una lettera indirizzata all’arcivescovo di Sassari monsignor Gian Franco Saba e al direttore dell’Ufficio beni culturali monsignor Giancarlo Zichi, e per conoscenza alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Sassari e al direttore dell’Ufficio tecnico del Comune di Porto Torres. «Ho segnalato le continue infiltrazioni d’acqua nella Basilica e nella chiesa di Balai dopo le piogge abbondanti cadute nei giorni scorsi – scrive il parroco di San Gavino –, che hanno determinato danni importanti tanto da rendere, in certi casi, difficile l’accesso ai due luoghi di culto».
Nella imponente chiesa romanica ci sono tre punti critici molto evidenti: nella navata centrale, vicino al presbiterio e su un banco di fronte alla porta dove si accede per le visite. «L’altra zona – aggiunge don Tanca – ed è quella più critica, riguarda proprio l’infiltrazione sopra l’architrave della porta d’ingresso per le visite: già in passato avevo segnalato tali criticità ma ora, purtroppo, le cose sono decisamente peggiorate».
Eppure le istituzioni conoscono perfettamente i problemi che attraversa da qualche anno il gioiello più prezioso dell’architettura romanica in Sardegna, dove appare sempre più evidente il distacco di materiale lapideo dalla cornice nella parte superiore del portale di ingresso e l’anomala inclinazione verso l’esterno del muro meridionale della chiesa. All’esterno si denota invece una profonda erosione dei conci, delle decorazioni architettoniche e dei bassorilievi, causate proprio dall’azione erosiva di pioggia e vento. «Molto più grave si presenta la situazione nella chiesa di Balai vicino – segnala il parroco –, e in modo particolare nell’ipogeo attiguo dove vengono sistemate le statue lignee dei Santi Martiri Turritani da poco restaurate. Le piogge dei giorni scorsi hanno determinato infiltrazioni così abbondanti da rendere difficile l’accesso all’ipogeo, dove attualmente si trovano i simulacri, ed è per questo motivo che chiedo agli uffici competenti di fare un immediato sopralluogo e di intervenire celermente». Don Tanca ha scritto la lettera il giorno dopo la processione che ha accompagnato i Santi a Balai, per mettere a conoscenza ancora una volta gli enti dei problemi strutturali in cui versa il patrimonio storico e spirituale della comunità turritana e di tutta la diocesi. La chiesetta a picco sul mare, costruita attorno al 1850, due anni fa era stata anche candidata all’iniziativa nazionale “I Luoghi del Cuore” dalla sezione sarda del Fondo ambientale italiano. E aveva raccolto quattromila firme a favore e il secondo posto assoluto nell’isola. Nel frattempo, però, i punti di criticità sono rimasti tali a causa del moto ondoso del mare e per la mancanza di interventi mirati. Nel punto di contatto tra il vano ipogeico e la chiesa continuano infatti a filtrare le acque meteoriche e con la pioggia l’interno si allaga.
Lo fa con una lettera indirizzata all’arcivescovo di Sassari monsignor Gian Franco Saba e al direttore dell’Ufficio beni culturali monsignor Giancarlo Zichi, e per conoscenza alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Sassari e al direttore dell’Ufficio tecnico del Comune di Porto Torres. «Ho segnalato le continue infiltrazioni d’acqua nella Basilica e nella chiesa di Balai dopo le piogge abbondanti cadute nei giorni scorsi – scrive il parroco di San Gavino –, che hanno determinato danni importanti tanto da rendere, in certi casi, difficile l’accesso ai due luoghi di culto».
Nella imponente chiesa romanica ci sono tre punti critici molto evidenti: nella navata centrale, vicino al presbiterio e su un banco di fronte alla porta dove si accede per le visite. «L’altra zona – aggiunge don Tanca – ed è quella più critica, riguarda proprio l’infiltrazione sopra l’architrave della porta d’ingresso per le visite: già in passato avevo segnalato tali criticità ma ora, purtroppo, le cose sono decisamente peggiorate».
Eppure le istituzioni conoscono perfettamente i problemi che attraversa da qualche anno il gioiello più prezioso dell’architettura romanica in Sardegna, dove appare sempre più evidente il distacco di materiale lapideo dalla cornice nella parte superiore del portale di ingresso e l’anomala inclinazione verso l’esterno del muro meridionale della chiesa. All’esterno si denota invece una profonda erosione dei conci, delle decorazioni architettoniche e dei bassorilievi, causate proprio dall’azione erosiva di pioggia e vento. «Molto più grave si presenta la situazione nella chiesa di Balai vicino – segnala il parroco –, e in modo particolare nell’ipogeo attiguo dove vengono sistemate le statue lignee dei Santi Martiri Turritani da poco restaurate. Le piogge dei giorni scorsi hanno determinato infiltrazioni così abbondanti da rendere difficile l’accesso all’ipogeo, dove attualmente si trovano i simulacri, ed è per questo motivo che chiedo agli uffici competenti di fare un immediato sopralluogo e di intervenire celermente». Don Tanca ha scritto la lettera il giorno dopo la processione che ha accompagnato i Santi a Balai, per mettere a conoscenza ancora una volta gli enti dei problemi strutturali in cui versa il patrimonio storico e spirituale della comunità turritana e di tutta la diocesi. La chiesetta a picco sul mare, costruita attorno al 1850, due anni fa era stata anche candidata all’iniziativa nazionale “I Luoghi del Cuore” dalla sezione sarda del Fondo ambientale italiano. E aveva raccolto quattromila firme a favore e il secondo posto assoluto nell’isola. Nel frattempo, però, i punti di criticità sono rimasti tali a causa del moto ondoso del mare e per la mancanza di interventi mirati. Nel punto di contatto tra il vano ipogeico e la chiesa continuano infatti a filtrare le acque meteoriche e con la pioggia l’interno si allaga.
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