Cittadella giudiziaria ok anche dalla Regione
di Giovanni Bua
Ulteriore passo avanti per il maxi progetto di riqualificazione da 13 milioni Sanna: iter complesso ma per fortuna abbiamo remato tutti dalla stessa parte
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SASSARI. E alla fine tutti i pezzi del monumentale puzzle della cittadella giudiziaria nell’ex carcere di San Sebastiano stanno andando a posto. Ieri è arrivato anche l’ok della giunta regionale, coinvolta nel progetto perché il Comune di Sassari sta proponendo lo stanziamento di alcune risorse finanziarie nell'ambito della programmazione territoriale integrata. «Si tratta di un atto che il Comune attendeva – spiega il sindaco Sanna – È prevista, infatti, la realizzazione del Museo della memoria della detenzione, per cui, oltre alla somma di 12 milioni di euro stanziata dall'agenzia del demanio, si rende necessario un ulteriore finanziamento di 700 mila euro, di fondi regionali ed europei».
La cittadella. Un’importante appendice di un progetto importante quanto estremamente complesso, che da anni naviga a vista in mezzo alle secche di una burocrazia monumentale che impegna Comune, Demanio, enti e Ministeri vari. L’agognato traguardo Un federal building da 18mila metri quadri che ospiterà la Procura, il Tribunale di sorveglianza, gli uffici del Tribunale civile e penale, il giudice di pace, l’ufficio notificazioni, esecuzioni e protesti e soprattutto la sezione staccata della corte d’appello attualmente in via Budapest, oltre che il museo dedicato ai 150 anni della durissima vita dei detenuti. Con un intervento, interamente finanziato dallo Stato, da 12 milioni e un risparmio secco sugli affitti da 1,7 milioni di euro l’anno. Un’opera monumentale, a cui si lavora da quel pomeriggio di luglio del 2013 quando 143 uomini, 13 donne e un piccolo bambino in poche ore lasciarono il fatiscente carcere vecchio 150 anni per andare nella nuova e altera casa circondariale di Bancali.
La Regione. «L’obiettivo – spiega l’assessore regionale degli Enti locali Erriu che ha proposto lo schema di accordo di programma approvato ieri dalla giunta – è quello di valorizzare e rifunzionalizzare questo importante compendio dal valore identitario, conseguendo inoltre la razionalizzazione logistica degli spazi attualmente in uso al Ministero della Giustizia, anche in ragione della prossimità dell’ex istituto carcerario con il Tribunale civile. Il complesso di San Sebastiano – sottolinea Erriu – è compreso nel centro di antica e prima formazione di Sassari. Inoltre è individuato dal Puc come bene paesaggistico-architettonico soggetto a tutela integrale ed è stato dichiarato dalla Commissione regionale per il patrimonio culturale della Sardegna di interesse culturale storico-artistico. L’Accordo di programma costituisce lo strumento della programmazione negoziata previsto dal Puc per l’attuazione dell’intervento stesso»
Corsa a ostacoli. Un percorso a ostacoli, fatto di decine di step. Partito con la sottoscrizione del protocollo d’intesa firmato nel 2014 dall’allora commissario straordinario del Comune, Guido Sechi, e portato avanti con tenacia dal sindaco Nicola Sanna e dal ministro della Giustizia Orlando. Con il via libera ufficiale all’opera arrivato nel febbraio del 2016. Il preliminare licenziato dal Provveditorato interregionale per le opere pubbliche. E la complessa fase di controllo delle attività di vulnerabilità sismica, di rilievo architettonico e caratterizzazione del terreno, conclusasi recentemente. Poi la sottoscrizione dell’accordo di programma tra i vari i enti coinvolti a cui seguirà il via libera alla progettazione definitiva e, finalmente, il bando dei lavori. «È un iter complesso e articolato – spiega il sindaco – che bene dà conto della difficoltà che si incontrano per portare a casa un certo tipo di progetti. Fortunatamente abbiamo tutti remato dalla stessa parte».
La cittadella. Un’importante appendice di un progetto importante quanto estremamente complesso, che da anni naviga a vista in mezzo alle secche di una burocrazia monumentale che impegna Comune, Demanio, enti e Ministeri vari. L’agognato traguardo Un federal building da 18mila metri quadri che ospiterà la Procura, il Tribunale di sorveglianza, gli uffici del Tribunale civile e penale, il giudice di pace, l’ufficio notificazioni, esecuzioni e protesti e soprattutto la sezione staccata della corte d’appello attualmente in via Budapest, oltre che il museo dedicato ai 150 anni della durissima vita dei detenuti. Con un intervento, interamente finanziato dallo Stato, da 12 milioni e un risparmio secco sugli affitti da 1,7 milioni di euro l’anno. Un’opera monumentale, a cui si lavora da quel pomeriggio di luglio del 2013 quando 143 uomini, 13 donne e un piccolo bambino in poche ore lasciarono il fatiscente carcere vecchio 150 anni per andare nella nuova e altera casa circondariale di Bancali.
La Regione. «L’obiettivo – spiega l’assessore regionale degli Enti locali Erriu che ha proposto lo schema di accordo di programma approvato ieri dalla giunta – è quello di valorizzare e rifunzionalizzare questo importante compendio dal valore identitario, conseguendo inoltre la razionalizzazione logistica degli spazi attualmente in uso al Ministero della Giustizia, anche in ragione della prossimità dell’ex istituto carcerario con il Tribunale civile. Il complesso di San Sebastiano – sottolinea Erriu – è compreso nel centro di antica e prima formazione di Sassari. Inoltre è individuato dal Puc come bene paesaggistico-architettonico soggetto a tutela integrale ed è stato dichiarato dalla Commissione regionale per il patrimonio culturale della Sardegna di interesse culturale storico-artistico. L’Accordo di programma costituisce lo strumento della programmazione negoziata previsto dal Puc per l’attuazione dell’intervento stesso»
Corsa a ostacoli. Un percorso a ostacoli, fatto di decine di step. Partito con la sottoscrizione del protocollo d’intesa firmato nel 2014 dall’allora commissario straordinario del Comune, Guido Sechi, e portato avanti con tenacia dal sindaco Nicola Sanna e dal ministro della Giustizia Orlando. Con il via libera ufficiale all’opera arrivato nel febbraio del 2016. Il preliminare licenziato dal Provveditorato interregionale per le opere pubbliche. E la complessa fase di controllo delle attività di vulnerabilità sismica, di rilievo architettonico e caratterizzazione del terreno, conclusasi recentemente. Poi la sottoscrizione dell’accordo di programma tra i vari i enti coinvolti a cui seguirà il via libera alla progettazione definitiva e, finalmente, il bando dei lavori. «È un iter complesso e articolato – spiega il sindaco – che bene dà conto della difficoltà che si incontrano per portare a casa un certo tipo di progetti. Fortunatamente abbiamo tutti remato dalla stessa parte».
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