Il commovente abbraccio del Papa ai malati di Aids arrivati da Sassari

Il Santo padre si è fermato davanti a ciascuno dei 12 ospiti. La felicità e le lacrime degli ultimi per un giorno in prima fila davanti a tutti

SASSARI. Li ha abbracciati uno per uno e li ha stretti forte. Per ciascuno una parola, un saluto non formale. Papa Francesco ha commosso i 12 ospiti della Casa famiglia per malati di Aids di Sant’Antonio a Sassari che tra mille difficoltà sono arrivati a Roma per partecipare all’udienza di ieri mattina in sala Nervi. Lacrime e felicità per il gruppo guidato da padre Salvatore Morittu, instancabile fondatore e condottiero di Mondo X Sardegna da dove sono nate le comunità per il recupero dei tossicodipendenti e l’unica Casa per malati di Aids attiva in Sardegna. «Un pellegrinaggio di ringraziamento», così l’ha definito il viaggio padre Morittu. Una giornata straordinaria che ha messo gli ultimi davanti a tutti in una scala sociale che si riesce a invertire solo se hai una grande forza, se credi in quello che fai e dai un valore - non banale - al bene prezioso della vita. Abbracci e carezze di Papa Francesco, una tappa speciale perché esattamente vent’anni fa nasceva la Casa famiglia, un luogo semplice diventato rifugio sicuro di tanti, specie di coloro che non avevano e non hanno la possibilità di essere sostenuti e accolti da chi comprende il dolore profondo di un malato che è in lotta per la vita. E la grande famiglia sassarese ieri ha incorniciato una giornata unica davanti a Papa Francesco. Fatica ripagata da un grande sorriso anche per i volontari-accompagnatori che hanno reso possibile il pellegrinaggio, un viaggio di speranza fatto per chi oggi vive il dramma della malattia, per cercare nuove forze nella lotta ma anche per ricordare tutti quelli che non ci sono più. Dopo l’abbraccio e la benedizione del Santo Padre, un momento che ha illuminato la piccola vacanza dei 12 malati della Casa famiglia di Sassari, la trasferta romana è proseguita con la visita ai luoghi simbolo della capitale. Foto ricordo e tanta felicità sui volti di chi fino al giorno prima neppure pensava che un viaggio così impegnativo e complicato potesse diventare realtà. Sono i piccoli miracoli di chi si mette in gioco e sceglie di stare dietro, dove gli ultimi fanno fatica ma hanno risorse straordinarie e tanto da insegnare anche ai primi. Quel 27 giugno di 27 anni fa, padre Salvatore Moritu ha aperto per la prima volta il portone della Casa famiglia posta nella città vecchia a un ragazzo. Così il sogno di Bruno Porcu (scomparso di recente, co-fondatore di Mondo X con padre Salvatore e di padre Paolo Cocco (che ispirò l’iniziativa) si è realizzato. La casa per accogliere gli ultimi, quelli “colpevoli” di una malattia grave, evitati da molti, era pronta. L’incontro con Papa Francesco dopo vent’anni è un segnale: la malattia non è vinta ma non è più un mostro tale che può impedire a chi la vive sulla propria pelle di viaggiare e presentarsi in prima fila al cospetto del Santo Padre. Gli ultimi, primi a colori. (g.b.)



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