Inps in crisi, 23mila pratiche bloccate
di Giovanni Bua
Allarme per le carenze di personale e file chilometriche agli sportelli, disagi per un territorio gravemente impoverito
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SASSARI. Non sono solo le sedi periferiche nel mirino della mannaia dell’Inps. L’istituto, che in tutta l’Isola eroga quasi 4 miliardi e mezzo all’anno e gestisce oltre 400 “servizi”, è da anni sottoposto a una durissima stretta sugli organici a fronte di un progressivo aumento delle domande di aiuto, in arrivo da un territorio drammaticamente impoverito dalla infinita crisi, e dalla gestione di pratiche sempre più complesse e farraginose. Risultato: oltre 23mila pratiche giacenti, file chilometriche agli sportelli, tempi di attesa lunghissimi, e impiegati (l’età media è 57 anni) sull’orlo di una crisi di nervi.
Il comitato. In prima linea per respingere le sforbiciate dello Stato il comitato provinciale dell’Istituto, che a luglio chiuderà il suo quadriennio di impegno, fatto di importanti battaglie a difesa degli organici, delle sedi decentrate, dei patronati, dell’opzione donna e dello sportello mamma. Con il presidente Alberto Farina, in rappresentanza dei lavoratori dipendenti, e la sua vice Fiammetta Sanna, della Confindustria Nord Sardegna, in rappresentanza dei datori di lavoro, che si preparano a lasciare le consegne e fanno il punto sulle vertenze in corso.
Carenza personale. La più importante riguarda la carenza di personale. «Abbiamo più volte denunciato e fortemente contrastato la politica del blocco delle assunzioni, chiedendo inoltre le sblocco della mobilità – spiegano i due -. La Provincia di Sassari-Olbia sino al 2013 aveva un organico di 251 persone che a causa dell’assenza assoluta di procedure concorsuali, l’applicazione della spending review e i pensionamenti per raggiunti limiti di età, è ora di 212 persone».
I numeri. Ovviamente la carenza di risorse umane si ripercuote sulle attività dell’Istituto, che in provincia ha numeri davvero importanti. Alcuni esempi: le domande di ammortizzatori sociali e Naspi lo scorso anno sono state circa 30mila. I pagamenti legati al Rei e ai vari bonus legati ai recenti provvedimenti legislativi sono oltre 4370, con pratiche complesse e un carico anche in termini di gestione dell’utenza rilevantissimo. Per non parlare delle domande di prima liquidazione di invalidità civile e della gestione delle prestazioni assistenziali, anch’esse di numero rilevante, che soffrono del complicato iter procedurale, soprattutto per i tempi di chiamata a visita delle Asl.
Ape. A complicare il quadro le liquidazioni, in termini temporali ristrettissimi, dei trattamenti anticipati per anticipo pensionistico. Le famigerate Ape e Ape social, relativamente poche (poco più di 500) quanto complicatissime da mettere in piedi. «E nell’Area flussi (le aziende) – spiegano Farina e Sanna – la nostra sede paga il numero esorbitante delle note di rettifica, scaturite da errori procedurali, talvolta causati anche dagli intermediari, che generano rilavorazioni e ricicli. Al momento sono giacenti 23.527 pratiche».
Virtuale. «La gestione degli sportelli fisici e di quelli virtuali crea la necessità di presidiare tutti i canali di informazione –sottolineano Farina e Sanna – di fatto lasciando sempre meno tempo ai funzionari di dedicarsi all’evasione delle pratiche, e per quanto lo stesso Istituto voglia puntare sempre più sulle procedure informatiche all’avanguardia, l’intervento umano è assolutamente necessario. Altro dettaglio non trascurabile è che la popolazione Inps è sicuramente fonte di esperienza e professionalità ma “vecchia”, con un’età media di 57 anni, che comporterà l’acuirsi in pochi anni di tutte le criticità evidenziate».
L’allarme. «In conclusione – chiudono – la crescente domanda di servizio, la maggiore attenzione richiesta dagli utenti in termini di consulenza ed assistenza delle procedure on line, la marcata età media del personale, se non accompagnata in tempi celeri da un piano di immissione di nuove risorse qualificate, comporterà nel giro di pochi anni l’impossibilità per la sede di assicurare il servizio agli utenti con conseguenze gravissime in considerazione del forte bisogno di attenzione sociale proveniente dal territorio».
Il comitato. In prima linea per respingere le sforbiciate dello Stato il comitato provinciale dell’Istituto, che a luglio chiuderà il suo quadriennio di impegno, fatto di importanti battaglie a difesa degli organici, delle sedi decentrate, dei patronati, dell’opzione donna e dello sportello mamma. Con il presidente Alberto Farina, in rappresentanza dei lavoratori dipendenti, e la sua vice Fiammetta Sanna, della Confindustria Nord Sardegna, in rappresentanza dei datori di lavoro, che si preparano a lasciare le consegne e fanno il punto sulle vertenze in corso.
Carenza personale. La più importante riguarda la carenza di personale. «Abbiamo più volte denunciato e fortemente contrastato la politica del blocco delle assunzioni, chiedendo inoltre le sblocco della mobilità – spiegano i due -. La Provincia di Sassari-Olbia sino al 2013 aveva un organico di 251 persone che a causa dell’assenza assoluta di procedure concorsuali, l’applicazione della spending review e i pensionamenti per raggiunti limiti di età, è ora di 212 persone».
I numeri. Ovviamente la carenza di risorse umane si ripercuote sulle attività dell’Istituto, che in provincia ha numeri davvero importanti. Alcuni esempi: le domande di ammortizzatori sociali e Naspi lo scorso anno sono state circa 30mila. I pagamenti legati al Rei e ai vari bonus legati ai recenti provvedimenti legislativi sono oltre 4370, con pratiche complesse e un carico anche in termini di gestione dell’utenza rilevantissimo. Per non parlare delle domande di prima liquidazione di invalidità civile e della gestione delle prestazioni assistenziali, anch’esse di numero rilevante, che soffrono del complicato iter procedurale, soprattutto per i tempi di chiamata a visita delle Asl.
Ape. A complicare il quadro le liquidazioni, in termini temporali ristrettissimi, dei trattamenti anticipati per anticipo pensionistico. Le famigerate Ape e Ape social, relativamente poche (poco più di 500) quanto complicatissime da mettere in piedi. «E nell’Area flussi (le aziende) – spiegano Farina e Sanna – la nostra sede paga il numero esorbitante delle note di rettifica, scaturite da errori procedurali, talvolta causati anche dagli intermediari, che generano rilavorazioni e ricicli. Al momento sono giacenti 23.527 pratiche».
Virtuale. «La gestione degli sportelli fisici e di quelli virtuali crea la necessità di presidiare tutti i canali di informazione –sottolineano Farina e Sanna – di fatto lasciando sempre meno tempo ai funzionari di dedicarsi all’evasione delle pratiche, e per quanto lo stesso Istituto voglia puntare sempre più sulle procedure informatiche all’avanguardia, l’intervento umano è assolutamente necessario. Altro dettaglio non trascurabile è che la popolazione Inps è sicuramente fonte di esperienza e professionalità ma “vecchia”, con un’età media di 57 anni, che comporterà l’acuirsi in pochi anni di tutte le criticità evidenziate».
L’allarme. «In conclusione – chiudono – la crescente domanda di servizio, la maggiore attenzione richiesta dagli utenti in termini di consulenza ed assistenza delle procedure on line, la marcata età media del personale, se non accompagnata in tempi celeri da un piano di immissione di nuove risorse qualificate, comporterà nel giro di pochi anni l’impossibilità per la sede di assicurare il servizio agli utenti con conseguenze gravissime in considerazione del forte bisogno di attenzione sociale proveniente dal territorio».
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