La Nuova Sardegna

Sassari

Cittadella giudiziaria sì definitivo al progetto

di Giovanni Bua
Cittadella giudiziaria sì definitivo al progetto

Firmato l’accordo di programma tra Comune, Regione, Demanio e ministeri Il progetto di riconversione da 22 milioni dovrebbe essere concluso entro il 2022

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SASSARI. Cinque anni, a partire da oggi, tra progettazione definitiva ed esecutiva, bando e realizzazione dei lavori. Ventidue milioni di investimenti complessivi, di cui 13 già in cassa. Un milione di risparmio annuo di affitti. Diciottomila metri di federal building, con dentro tutti gli uffici giudiziari della città e un museo dedicato alla vita carceraria. Altri quattro anni, già trascorsi, passati navigando a vista in mezzo alle secche di una burocrazia monumentale, dentro cui Comune, Demanio, enti e Ministeri vari, Soprintendenza e Regione navigano a vista, attenti a non far naufragare quella che si annuncia come la più monumentale opera pubblica della recente storia cittadina.

C’erano tutti ieri mattina a firmare l’ultimo step che poterà nel 2022 al taglio del nastro della cittadella giudiziaria tra le mura del vecchio carcere di San Sebastiano. Prima nella sala giunta di Palazzo Ducale, poi tra i sette bracci della struttura progettata nel 1857 dall’architetto di Asti Giuseppe Polani nel cuore ottocentesco della città. Il sindaco di Sassari Nicola Sanna, il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, Antonio Mungo, direttore generale del Ministero della Giustizia, il responsabile della direzione regionale dell'Agenzia del Demanio Giovanni Zito, e Francesco di Gennaro, direttore della Soprintendenza, a siglare l’accordo di programma che di fatto dà l’avvio formale al monumentale progetto.

Progetto che affonda le sue radici in un pomeriggio del luglio del 2013 quando 143 uomini, 13 donne e un piccolo bambino in poche ore lasciarono il fatiscente carcere vecchio 150 anni per andare nella nuova e altera casa circondariale di Bancali. E da lì dipana la sua tela partita con la sottoscrizione del protocollo d’intesa tra i ministeri della Giustizia, dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, del Provveditorato alle opere pubbliche, del Comune e del Consiglio Forense, firmato nel 2014 dall’allora commissario straordinario del Comune, Guido Sechi, e portato avanti con tenacia dal sindaco Nicola Sanna e dal ministro della Giustizia Orlando. Con il via libera ufficiale all’opera arrivato nel febbraio del 2016. Il preliminare licenziato dal Provveditorato interregionale per le opere pubbliche per Lazio-Abruzzo e Sardegna. La complessa fase di controllo delle attività di vulnerabilità sismica, di rilievo architettonico e caratterizzazione del terreno necessari per le successive operazioni di bonifica, dell’accertamento della compatibilità delle future destinazioni d’uso direzionale e museale.

Ora l’ultimo passo. Con il via libera alla progettazione definitiva ed esecutiva del federal building da 18mila metri quadri, finanziato dall'Agenzia del Demanio con 22 milioni complessivi, che ospiterà la Procura, il Tribunale di sorveglianza, gli uffici del Tribunale civile e penale, il giudice di pace, l’ufficio notificazioni, esecuzioni e protesti e soprattutto la sezione staccata della corte d’appello attualmente in via Budapest, oltre che un museo della memoria carceraria, grazie a 700mila euro della Rete Metropolitana del Nord Sardegna, finanziati dalla Regione nell'ambito della programmazione territoriale.

Un ultimo passo atteso da anni, voluto da tutti. Che ridona alla città una parte del suo cuore ottocentesco, centralizzando e razionalizzando i servizi, donandogli nuova vita e allo stesso tempo rispettando “i pezzi di vita” delle migliaia di detenuti che tra quelle mura ora cadenti sono passati, lasciando un potente e indelebile segno, che anche ieri era impossibile, sgomenti, non respirare.

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