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Sindacati e sindaco davanti all’ex inceneritore

Sindacati e sindaco davanti all’ex inceneritore

Nella città emiliana presidio e quattro ore di sciopero contro il sistema dei subappalti Iren

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REGGIO EMILIA. Erano un centinaio, ma rappresentavano tutti i lavoratori di Reggio Emilia. Accanto a loro anche il sindaco Luca Vecchi, arrivato con il suo vice e un assessore per manifestare la vicinanza della collettività alla famiglia dll’operaio morto ma anche la preoccupazione dopo la morte sul lavoro.

Un tam tam di mail e messaggi nei social ieri mattina ha radunato una folla di operai e sindacalisti davanti allex inceneritore di Cavazzoli teatro della tragica fine di Silvio Sotgiu. Presidio che è durato il tempo dello sciopero di quattro ore proclamato da Cgil, Cisl e Uil per protestare contro il sistema di appalti e subappalti Iren che secondo i rappresentanti dei lavoratori è ormai fuori controllo.

«Apriremo una vertenza – annunciano i sindacati – federale come Cgil-Cisl e Uil nei confronti di tutti gli interlocutori: datori di lavoro, servizi ispettivi, istituzioni locali. C’è bisogn di riprendere azioni per ricostruire una sicurezza adeguata nei luoghi di lavoro. Il lavoro è comunità, è territorio e non è zona franca».

Durante il presidio hanno preso parola Guido Mora, segretario provinciale della Cgil; Jacopo Scialla segretario Uil e Domenico Chiatto della Cisl, mettendo in evidenza l’emergenza infortuni sul lavoro. Alla manifestazione hanno partecipato anche il sindaco Luca Vecchi, il vicesindaco Matteo Sassi, e l’assessore Mirko Tutino. «La tragedia poteva essere evitata - ha detto Mora - Il contesto in cui si è verificata è quello degli appalti e dei subappalti, della manutenzione e di una grande impresa come Iren che non è piu locale. In un gruppo come questo, gli appalti dovrebbero essere contenuti e il controllo di tutti gli aspetti organizzativi e lavorativi dovrebbe essere tenuto in carico del comittente, quindi Iren stessa. Occorre che Iren cambi registro».

E della tragica fine dell’operaio ha parlato anche Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl che è – si legge in una nota – «vicina all’ennesima vittima sul lavoro e alla sua famiglia». «Non c’è giorno in cui tragedie come questa non invadono la cronaca – ha aggiunto il sindacalista –. Bisogna approntare un piano nazionale di sicurezza per arrestare il crescente numero di morti bianche. Chi rischia di più sono i lavoratori precari e dipendenti di ditte appaltatrici. Occorre una maggiore cultura della sicurezza e più formazione per i lavoratori, per questo auspico che il Governo preveda investimenti in tal senso».

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