L’Aou di Sassari spegne il sorriso ai piccoli pazienti ricoverati
Paoletta Farina
La convenzione per “Giocamico” non è stata rinnovata e il servizio è cessato. Sardegna Amaci: «Nessuno risponde alle nostre richieste, costretti a chiudere»
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SASSARI. Per dieci anni ai bambini ricoverati nel reparto di chirurgia pediatrica non si è spento il sorriso e nemmeno si sono lasciati andare a pianti disperati quando dovevano entrare in sala operatoria. Merito del “Progetto Giocamico” che ha consentito ai piccoli malati di poter contare sull’assistenza di un’educatrice per affrontare con serenità le cure necessarie. Ora però il progetto è stato sospeso perché l’ Azienda ospedaliera universitaria non ha rinnovato la convenzione con Sardegna Amaci (Associazione Malattie Chirurgiche Infantili) sostenitrice e attuatrice del progetto.
C’è amarezza nell’associazione fondata a Sassari da genitori di bambini affetti da malattie chirurgiche, che l’iniziativa l’avevano voluta prendendo esempio dall’ospedale universitario di Parma, dove è nata e che dopo Sassari si è allargata ad altri centri pediatrici italiani. «La convenzione è scaduta ad aprile scorso, e nonostante le nostre sollecitazioni e richieste di incontro presentate all’Aou sia verbalmente che tramite mail perché fosse rinnovata, non siamo mai stati contattati», dicono la presidente di Sardegna Amaci, Edvige Strada, e il suo vice Antonio Dessanti, che fu direttore della clinica chirurgica e promotore di “Giocamico”. Parole che hanno messo nero su bianco in una lettera indirizzata ai vertici dell’Aou, per scuoterla dal disinteresse.
Nonostante il servizio abbia raccolto il plauso delle famiglie, nonostante sia stato esteso nell’ultimo anno anche ai bambini ricoverati nei Reparti di neuropsichiatria infantile e di otorinolaringoiatria, l’Aou tace. Senza convenzione non ci sono le condizioni legali per poter continuare l’attività e alla fine di settembre l’associazione è stata costretta a licenziare l’educatrice che si era formata con un “Master and Back” pagato dalla Regione e coordinato dalla Università di Sassari. Competenze perse, per ora. Eppure la convenzione non è economicamente insostenibile per l’Azienda universitaria. Un finanziamento costante è sempre arrivato dalla Fondazione di Sardegna, mentre l’Aou non sempre ha corrisposto con puntualità la sua quota più ridotta. Sardegna Amaci vuole rendere noto a tutti, il silenzio dell’amministrazione sanitaria. Perché saranno i bambini a pagarne le conseguenze.
C’è amarezza nell’associazione fondata a Sassari da genitori di bambini affetti da malattie chirurgiche, che l’iniziativa l’avevano voluta prendendo esempio dall’ospedale universitario di Parma, dove è nata e che dopo Sassari si è allargata ad altri centri pediatrici italiani. «La convenzione è scaduta ad aprile scorso, e nonostante le nostre sollecitazioni e richieste di incontro presentate all’Aou sia verbalmente che tramite mail perché fosse rinnovata, non siamo mai stati contattati», dicono la presidente di Sardegna Amaci, Edvige Strada, e il suo vice Antonio Dessanti, che fu direttore della clinica chirurgica e promotore di “Giocamico”. Parole che hanno messo nero su bianco in una lettera indirizzata ai vertici dell’Aou, per scuoterla dal disinteresse.
Nonostante il servizio abbia raccolto il plauso delle famiglie, nonostante sia stato esteso nell’ultimo anno anche ai bambini ricoverati nei Reparti di neuropsichiatria infantile e di otorinolaringoiatria, l’Aou tace. Senza convenzione non ci sono le condizioni legali per poter continuare l’attività e alla fine di settembre l’associazione è stata costretta a licenziare l’educatrice che si era formata con un “Master and Back” pagato dalla Regione e coordinato dalla Università di Sassari. Competenze perse, per ora. Eppure la convenzione non è economicamente insostenibile per l’Azienda universitaria. Un finanziamento costante è sempre arrivato dalla Fondazione di Sardegna, mentre l’Aou non sempre ha corrisposto con puntualità la sua quota più ridotta. Sardegna Amaci vuole rendere noto a tutti, il silenzio dell’amministrazione sanitaria. Perché saranno i bambini a pagarne le conseguenze.
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