«Il poliziotto mi diede dei soldi»

L’inchiesta per corruzione che coinvolge alcuni agenti. Davanti al gup il pregiudicato Lorenzo Fiori

SASSARI. Davanti al giudice dell’udienza preliminare non ha avuto tentennamenti: «Sì, il poliziotto Gianluca Serra quel giorno, dopo l’arresto di Roberto Lella, mi diede dei soldi». Una sorta di ricompensa per aver aiutato l’assistente capo a concludere un’operazione che aveva portato anche al sequestro di una somma di denaro e di un discreto quantitativo di droga.

A parlare ieri è stato Lorenzo Fiori, quello che il sostituto procuratore Giovanni Porcheddu ha definito «il confidente d’eccellenza» del poliziotto Serra. L’inchiesta è quella che nel 2016 ha avuto l’effetto di uno tsunami nella questura di Sassari. Una lunga attività che aveva avuto come protagonisti gli uomini della squadra mobile coordinati dall’allora dirigente Bibiana Pala che si erano trovati a dover indagare sui loro stessi colleghi.

Diverse le accuse contestate a vario titolo agli imputati, reati che vanno dalla corruzione al favoreggiamento, dal peculato alla falsità ideologica e materiale, dalle false informazioni al pubblico ministero alla rivelazione di segreti inerenti un procedimento penale. E poi quello che l’articolo 642 del codice penale definisce “fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona”, ossia la truffa all’assicurazione che fece poi scattare la più ampia inchiesta per corruzione.

Al centro delle indagini della Procura c’era l’assistente capo delle volanti Gianluca Serra. Intorno a lui avrebbero ruotato figure di spacciatori conosciuti in città: tra questi proprio Lorenzo Fiori, ossia la persona con la quale il poliziotto avrebbe truffato l’assicurazione «falsificando elementi di prova relativi a un sinistro inesistente», scriveva il pm nell’avviso di chiusura delle indagini. E, ancora, lo stesso giovane che avrebbe «pagato a Serra in varie tranches la somma complessiva di novemila euro». Il tutto con la collaborazione di colleghi come Marco Fenu, ugualmente assistente capo della polizia. Lui e Serra, secondo Porcheddu, «si appropriarono, suddividendola tra loro, della somma di 5mila euro rinvenuta su indicazione di Fiori nell’abitazione di Roberto Lella» il giorno in cui quest’ultimo venne arrestato. Sarebbero i 5mila euro che Lella – 22 enne sassarese arrestato nel giugno del 2014 dalla sezione di Serra per il possesso di oltre due chili di marijuana – sosteneva di avere nascosto nella sua abitazione e che invece non figuravano nella relazione di servizio stilata dal personale della sezione Volanti. La Procura sospetta che quei soldi siano finiti nelle tasche degli assistenti capo Serra e Fenu e, in minima parte, in quelle di Lorenzo Fiori. Stando alle accuse, infatti, il 23enne avrebbe dato a Serra due buone informazioni: una sulla droga che gli aveva consentito di arrestare il presunto spacciatore, ma anche quella sul nascondiglio dei soldi da spartire insieme. Nell’inchiesta finirono anche altri poliziotti accusati di falsità ideologica e materiale. Secondo il pm avrebbero mentito sull’antefatto dell’arresto di Lella perché tutti sapevano che l’assistente capo aveva ricevuto una “soffiata” da un confidente, ma dopo l’operazione sottoscrissero un verbale in cui affermavano che erano arrivati a Lella per caso. Si tratta dell'ispettore capo Pier Franco Tanca e dei poliziotti Arianna Cossu Rocca e Angelo Marcomini che hanno sempre respinto le accuse. Gli agenti sono difesi dagli avvocati Paolo Spano, Gianluigi Poddighe, Giuseppe Masala, Nicola Satta, Anna Laura Vargiu e Mario Pittalis. Davanti al gup anche Lorenzo Carboni (48enne sassarese esperto in pratiche assicurative e amico di Serra) che, difeso dall’avvocato Gabriele Satta, ha chiesto di patteggiare 2 anni con la sospensione condizionale della pena. E poi Lorenzo Fiori e Marco Sanna (entrambi hanno scelto l’abbreviato), Maurizio Allocca (ordinario) e Fabrizio Pistidda che ha chiesto di patteggiare. Tutti assistiti dagli avvocati Gabriela Pinna Nossai, Francesco Carboni e Marco Palmieri.

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