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Sassari, Porta Sant’Antonio dal degrado alla rinascita

di Giovanni Bua
Sassari, Porta Sant’Antonio dal degrado alla rinascita

Professionisti, circoli e associazioni Dem presentano un progetto per l’area. Giù l’ex Turritania, maxi area pedonale e auto che passano sotto la ferrovia

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SASSARI. Un progetto complesso, ambizioso, pensato, prodotto, e lasciato a disposizione di chi vorrà scommetterci. Per dimostrare che Sassari non è solo quella che si piange addosso, si divide, preferisce stare ferma piuttosto che favorire gli avversari, dedica più energie a cercare nemici piuttosto che soluzioni.

È un’idea ricca di spunti, visione e prospettive quella messa in campo del circolo Pd Cristiana Patta, le associazioni La Rosa Rossa e Linee di confine, e il gruppo di ingegneria e architettura di Vincenzo e Gabriele Culotta e Gavino Sanna. Ma è anche un manifesto politico, con il quale i Dem cercano di riprendere in mano il pallino del gioco. E dimostrare di essere in grado di progettare in grande stile il futuro della città.

La palestra scelta per mettersi alla prova è Porta Sant’Antonio, quella dell’ex Turritania sul cui futuro si sono spese centinaia di ore di dibattito e fiumi di inchiostro. «Ma soprattutto quella – sottolinea Giacomo Spissu, che ha introdotto il dibattito ieri nella sala conferenze della Nuova – che rispetto alla storia e alla tradizione della città, e alla fruizione che aveva e dovrebbe avere, è diventata ormai un non luogo. E da dove si può invece ripartire per ricucire Sassari, per rilanciarne la parte antica, per orientarne lo sviluppo».

Da qui, di fronte a un nutrito parterre di dirigenti Pd (Lai, Ganau, i segretari provinciale e cittadino Cordedda e Carbini, per citarne alcuni) di amministratori, assessori e consiglieri comunali, ma anche rappresentanti delle associazioni e delle categorie, oltre che di tanti semplici cittadini, e dopo i saluti del direttore della Nuova Antonio Di Rosa, che ha stimolato la platea ricordando la sferzata dell’arcivescovo Saba sull’indifferenza omicida, prima Giuseppe Mascia, coordinatore del circolo Patta e poi il pool di professionisti, hanno presentato il progetto.

L’idea è quella di un radicale ripensamento della zona della piazza, che si estende in un’area grande tre volte quella di piazza d’Italia e diventerebbe a prevalente vocazione pedonale. Al di sotto del quale (letteralmente) passerebbe l'intera viabilità dell'attuale incrocio delle vie Saffi, corso Vittorio Emanuele e corso Vico, che scorrendo sotto i binari della ferrovia si immetterebbe su viale Porto Torres. Ospitando, a un livello ancora inferiore, un posteggio da 350 posti.

Binari che sarebbero poi “coperti” da un nuovo “luogo”, che sorgerebbe al posto dell’'ex hotel Turritania, di cui è prevista la demolizione. Turritania che però in questo progetto non è né il punto di partenza né il fulcro del ragionamento, bensì il punto di arrivo dell'idea, di fatto il Turritania rappresenta il 9,5% dell'intera area di progetto. Che ruota soprattutto sulla valorizzazione della chiesa di Sant’Antonio, che riguadagnerebbe il suo sagrato, della colonna di Tavolara, dell’ex casotto daziario, della torretta. Di tutta la parte bassa della città murata, oggi luogo di disagio e degrado. Che diventerebbe invece snodo di connessione al centro ma anche al sistema delle valli e al futuro centro intermodale. E soprattutto a Predda Niedda, che con i suoi 400 ettari, 800 aziende e 8000 addetti, non può più essere corpo estraneo di una città di cui è impotante parte.

«In un contesto sociale, demografico e culturale di costante impoverimento il progetto ridarebbe slancio e valore a tutta la zona – chiude Giuseppe Mascia – e quelle che a questa si connettono. Un primo importante passo, nella direzione giusta».

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