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Algherese esce in permesso e muore quando torna in cella a Bancali, la Procura indaga

I fratelli hanno chiesto di capire cosa sia successo nell'istituto penitenziario


30 dicembre 2018 di Nadia Cossu


SASSARI. Era uscito per un permesso la mattina della vigilia di Natale, di sera è tornato in carcere, nella sua cella di Bancali e il giorno dopo gli agenti di polizia penitenziaria lo hanno trovato morto.

I fratelli e la compagna di Omar Tavera, algherese di 37 anni, si sono rivolti agli avvocati Antonio Mameli e Francesco Sasso per capire cosa, il 25 dicembre, sia accaduto al loro caro all’interno dell’istituto penitenziario alla periferia di Sassari. L’ipotesi più plausibile, al momento, è quella di un’overdose ma bisognerà attendere i risultati degli esami tossicologici per avere certezze sulle cause.

E proprio per far luce su questa morte la Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta. Il pubblico ministero Mario Leo ha ipotizzato il reato previsto dall’articolo 586 del codice penale, ossia “morte o lesioni come conseguenza di altro delitto”. Reato che si configura «quando da un fatto preveduto come delitto doloso – recita l’articolo – deriva, quale conseguenza non voluta dal colpevole, la morte o la lesione di una persona».

Il sostituto procuratore Leo ha affidato al medico legale Salvatore Lorenzoni l’incarico di eseguire l’autopsia per accertare la causa della morte. L’esame è stato concluso venerdì mattina ed entro novanta giorni sarà depositata la relazione scritta. La salma è stata quindi restituita ai familiari e ieri pomeriggio, nella Cattedrale di Santa Maria ad Alghero sono stati celebrati i funerali.

Omar Tavera ha avuto un passato turbolento e una serie di precedenti penali per reati vari contro la persona, il patrimonio e in materia di stupefacenti. Nel 2009 era stato arrestato anche per tentato omicidio. Il fatto era accaduto nel quartiere della Pietraia, dove era stata segnalata alle forze dell’ordine una violenta lite tra due persone. Alcuni testimoni avevano raccontato ai poliziotti che un uomo era stato aggredito da Tavera (suo conoscente) mentre rientrava a casa. Per la precisione Tavera si sarebbe presentato davanti al suo portone armato di roncola e dopo averlo minacciato di morte, lo avrebbe aggredito lanciandogli addosso un casco da motociclista per tentare poi di colpirlo all’altezza del torace con la roncola e più tardi con un badile. Nel 2011 era stato invece condannato a due anni e tre mesi di reclusione: era stato arrestato qualche giorno prima di Natale con l’accusa di tentata rapina impropria. I carabinieri lo avevano fermato dopo la segnalazione di una guardia giurata che aveva cercato di bloccare un ladro in un negozio di articoli sportivi. Tavera però era riuscito a scappare e i militari lo avevano trovato poco dopo dietro il portone di un condominio.

Nel 2015, invece, era stato arrestato perché doveva espiare la pena residua di 2 anni, 5 mesi e 28 giorni di reclusione per guida senza patente.

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