Sassari, Rsa stracolme: «Qui aspettiamo che muoia qualcuno»

Il cinico turn over nelle Residenze per anziani. Avvilente l'attesa di un posto libero per i pazienti parcheggiati da mesi in ospedale

SASASRI. Ormai siamo al “mors tua, vita mea”. Ed è triste aspettare che qualcun altro traslochi nell’aldilà per liberare un letto in una Rsa. La sanità a Sassari però costringe a picchi di cinismo inimmaginabili. E chi si ritrova sulla spalle un padre, o una sorella allettata, non autosufficiente, che richiede assistenza 24 ore al giorno, deve solo sperare nel rapido turn over che queste popolose anticamere della morte spesso riservano.

La signora Antonia ha 89 anni, è malata di Alzheimer, e da tre mesi è forzatamente parcheggiata nel reparto di Lungodegenza. «Abbiamo fatto richiesta per l’ingresso al San Nicola – dice la figlia – ma da luglio non si è liberato nemmeno un posto. Ed è davvero avvilente che in una città come Sassari si debba sperare che qualcuno muoia perché mia madre possa avere l’assistenza sanitaria più adeguata».


Purtroppo nel reparto di Lungodegenza metà dei ricoverati si trovano nella medesima condizione: stabilizzati, dimissibili, ma di fatto “sequestrati” in ospedale per mancanza di strutture di accoglienza. Con costi giornalieri a carico dell’Aou pesantissimi: circa 250 euro per un reparto come Lungodegenza o Geriatria, 500 euro per un reparto per acuti, e sino a 1500 per una Rianimazione. L’ospedale è strapieno di ricoveri impropri, e la mancanza di posti liberi in Rsa, e le strutture di riabilitazione rimaste solo sulla carta e di fatto inesistenti sul territorio (c’è solo ad Alghero) innescano un devastante cortocircuito.

Un reparto come Lungodegenza con i suoi 26 posti disponibili, è l’approdo potenziale per gli oltre 700 pazienti dimessi dai reparti per acuti. Significa che un posto letto vale oro, e ipotecarne 13 nonostante gli occupanti siano dimissibili, manda in tilt l’intero sistema di assistenza. Perché Lungodegenza o Geriatria non possono accettare new entry, e quei pazienti rimbalzati sono costretti a restare in altri reparti, magari per acuti, come le Chirurgie, dove la permanenza è inutile e molto più costosa.

I 120 posti potenziali della Rsa San Nicola a Piandanna sono congelati da mesi. Fermi i 20 destinati ai pazienti ad alta intensità (fine vita), e sold out anche quelli di media intensità (allettati ma non terminali). Stessa situazione al Matida di via Carlo Felice, con il ricambio nei 40 posti completamente ingolfato.

Ecco perché nella lista d’attesa per le Rsa non si muove foglia. I parenti, tra l’altro, sono con le mani legate. Non possono neanche scegliere soluzioni alternative, come le dimissioni temporanee in una struttura non convenzionata o a casa, perché lasciare l’ospedale significherebbe perdere la priorità acquisita in graduatoria per la Rsa.

«Noi familiari non saremo in grado di gestire 24 ore mia madre, che soffre di Alzheimer in stadio avanzato e non è minimamente autosufficiente. Per fortuna saremo in grado di coprire metà della retta di una Rsa a carico del privato (pensione di invalidità più integrazione da parte dei familiari) che si aggira intorno ai 2500 euro (l’altra metà sarebbe coperta dalla sanità pubblica). Ma da tre mesi siamo in totale standby, con mamma ricoverata in un reparto dove non sta a far nulla, e dove potrebbe essere soggetta a pericolosissime aggressioni batteriche».

Per alleggerire i reparti ospedalieri di centinaia di “inquilini abusivi” loro malgrado, occorrerebbe un’altra Rsa con almeno 160 posti letto. E naturalmente i reparti di riabilitazione promessi ma mai aperti. Invece la direzione intrapresa dall’Ats sembra esattamente opposta. Il San Giovanni Battista di Ploaghe sta per trasformarsi in un hospice con una decina di posti letto, e anche il destino della nuova struttura di Sorso non è ben chiaro.

Nel frattempo nei reparti di Lungodegenza, Geriatria e nelle Medicine proseguono i ricoveri a tempo indeterminato.

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