Sassari, la bimba del Rifugio si racconta su Rai 3

Nella puntata di “Le Ragazze”, Nicoletta Sanna parlerà della sua infanzia vissuta nel brefotrofio Bambin Gesù

SASSARI. Quella di Nicoletta Sanna è una storia particolare. Sembra uscita da un libro, ma in realtà è successo l’esatto contrario. La vita di una bambina e l’esperienza nel Rifugio Bambin Gesù di viale Mameli si sono fatte inchiostro e sono diventate le pagine della “Ragazza del Rifugio”. Sabato sera Nicoletta racconterà la sua infanzia in prima serata su Rai Tre (ore 21.30), ospite della trasmissione “Le Ragazze” condotta da Gloria Guida. Una puntata ricca di personaggi molto conosciuti, e accanto a loro questa donna battagliera, foderata da un passato difficile, che pian piano è riuscita a prendersi tante rivincite.



Il primo vip del programma è la cantante Sabrina Salerno. Poi sarà la volta dell’imprenditrice e presidente dell’Eni Emma Marcegaglia. Quindi Paola Gassman, attrice di teatro e figlia dell’indimenticabile Vittorio, delineerà un inedito e toccante ritratto del padre. E infine, a chiudere la puntata, ci sarà lo scioccante racconto, a tratti anche esilarante, di Nicoletta Sanna. La sua vicenda, che centinaia di altre bimbe come lei hanno vissuto sulla propria pelle, è stata raccontata l’anno scorso sulle pagine della Nuova Sardegna.

Quando aveva tre anni bussò alla porta del Rifugio Bambin Gesù, in viale Mameli, entrò e si chiuse per sempre alle spalle la spensieratezza di bimba. La mano di una suora strinse forte la sua, e la sospinse verso un’esistenza dove si impara a crescere troppo in fretta. Al brefotrofio ci finivano le bimbe povere che i genitori non riuscivano ad accudire.

«La giornata iniziava alle 6 del mattino – racconta Nicoletta – Ci alzavamo con gli occhi cisposi, dovevamo aprirli con le dita. Dormivamo in grosse camerate senza riscaldamento: sento ancora nelle ossa il freddo delle lenzuola umide che non si scaldavano mai. Eravamo tutte malaticce, io presi l’epatite. Alle 6,30 andavamo alla messa, e dopo un’ora finalmente potevamo fare colazione, sempre la stessa: latte in polvere diluito con acqua macchiato con un caffè schifoso nel quale inzuppavamo il pane duro. Riuscivamo a buttare giù tutto solo per i morsi della fame».

E ancora: «Quando le suore ci portavano fuori la domenica, per i funerali delle persone ricche, noi non alzavamo mai lo sguardo da terra e raccoglievamo le gomme che gli altri avevano prima masticato e poi sputato. Ce le passavamo di bocca in bocca, in modo che tutte potessero provare l’emozioni di fare le bolle». Le educatrici non erano capaci di alcuna empatia e le punizioni corporali e le umiliazioni erano all’ordine del giorno: «Suor Giuseppina ci picchiava col cinturino in cuoio del portachiavi che reggeva l’effige della Madonna. Chi bagnava il letto era costretta a tenere sulla testa il lenzuolo sporco di pipì per ore, davanti a tutte. L’igiene personale per le suore era un optional: potevamo fare il bagno ogni 15 giorni e cambiavamo la biancheria una volta a settimana. Ci tagliavano i capelli con una scodella, e contro i pidocchi c’era un telo imbevuto di benzina da tenere avvolto per un giorno».

Tutto, lì dentro, puzzava di freddo e miseria. Erano animaletti indifesi che pian piano affilavano gli artigli e a sopravvivevano grazie al sostegno del branco. «Quelle amicizie e quei legami te li porti dietro per sempre. Giocavamo con le carte fatte da noi, ci sfidavamo a palla prigioniera, con la corda, con l’hula hoop di fil di ferro. Eravamo felici con poco».

Questi aneddoti e altre storie contenute nel libro inspessiranno una puntata delle “Ragazze” molto suggestiva. Dove l’esperienza di vita Nicoletta Sanna non sfigurerà di certo al fianco di altre donne sicuramente più famose, ma di certo non più determinate e combattive. (lu.so.)
 

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