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Sassari, rio Calamasciu: la bomba che esplode con la pioggia

Giovanni Bua
Sassari, rio Calamasciu: la bomba che esplode con la pioggia

Il torrente tombato attraversa la zona industriale ed esonda dopo i temporali. Pronti da anni progetti milionari per mitigare il rischio, ma non partono mai

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SASSARI. Dopo l’ottobrata in costume da bagno e ombrellone alla fine la pioggia è arrivata, portandosi dietro le immancabili, note e ignorate emergenze, che ogni inverno fanno finire a mollo la città. Una su tutte, una vera e propria bomba che da più di 30 anni scorre tombata sotto la zona industriale. Gonfiata dalle acque che filtrano dell’esterno delle stesse attività commerciali, inquinata da scarichi illegali che ne avvelenano le acque, causa di una classificazione di massimo rischio idrogeologico di tutta la zona, protagonista di finanziamenti milionari da parte di Ministero e Regione, che mai arrivano. E oggetto del solito rimpallo di competenze per il quale alla fine colpe e responsabilità non sono mai di nessuno.

Si tratta del Rio Calamasciu, un torrente tombato dal Consorzio Zona industriale regionale Predda Niedda negli anni ’80, che sbuca proprio nei pressi del posteggione su cui insistono una quindicina di attività commerciali, tra cui Maury’s ed Eurospin, che regolarmente, alle prime piogge, finisce sott’acqua. Giovedì il livello è arrivato a una decina di centimetri, le pompe, di cui ormai tutti si sono dotati, hanno lavorato a pieno regime, e per un paio d’ore negozi, bar e centri commerciali hanno dovuto chiudere. Niente a che vedere con il dicembre del 2017, quando a salvare i clienti erano dovuti arrivare vigili del fuoco e agenti della polizia locale. O al 2018, quando si era dovuto sospendere il collegamento ferroviario per Cagliari, che passa proprio dove il Rio sbuca gonfio di pioggia e liquami.

Cronaca di un’emergenza annunciata, resa peggiore dal fatto che da due anni non si fa la pulizia programmata del fiumiciattolo e, a giudicare dai fiumi d’acqua che anche ieri hanno inondato la città, in tombini e caditoie. Sarebbe un pannicello caldo comunque rispetto ai lavori milionari che servirebbero per risolvere una volta per tutte il problema. L’assurdo è che i soldi ci sarebbero. L’allora presidente Pigliaru, nominato dal ministero dell'Ambiente commissario straordinario all'emergenza idrogeologica, nel 2017 aveva stanziato 1 milione e 900 mila euro per “stombare” il corso d'acqua. Ma le risorse sono state a lungo bloccate al Ministero, che doveva approvare il piano degli interventi. E alla fine dei soldi si sono perse le tracce. Come nulla si sa dei fondi stanziati dalla Regione a favore delle Ferrovie: 5 milioni per la rettifica del tracciato del rio che sbocca a ridosso della linea per Cagliari.

Sul fatto che i lavori siano indispensabili tutti concordano, anche perché la zona è tra quelle considerate a maggior rischio idrogeologico del territorio comunale. Ma, nonostante l’amministrazione negli anni abbia speso decine di migliaia di euro per interventi “spot” di mitigazione del rischio (e sia stata condannata nel 2014 dal tribunale a risarcire i danni subiti per le esondazioni ad Eurospin), quando si arriva al punto le responsabilità si arenano nelle solite e solide secche del rimpallo di competenze tra Ministero, Regione, Comune. E Zir, che ha la responsabilità della gestione del tratto tombato del torrente, ma che è anche commissariata da 10 anni. Giusto per non farsi mancare niente a fine settembre 2018 è emerso che nel corso d'acqua qualcuno scarica illegalmente reflui fognari, con la polizia locale che cerca di risalire ai responsabili. Se frequentate Predda Niedda occhio al cielo dunque, e stivaloni nel bagagliaio. Perché alla prossima pioggia il piccolo Rio uscirà di nuovo dalla tomba.

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