Sassari, il piano è troppo “verde” ma lo approvano lo stesso
Giovanni Bua
Adozione preliminare in Consiglio del particolareggiato della città ottocentesca Imbarazzo in aula per le previsioni “green” ereditate dalla precedente giunta
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SASSARI. Mobilità lenta e piante sospese che volano tra i palazzi. Un anello che collega piazze e giardini, marciapiedi più ampi e alberi che rubano spazio ad auto posteggiate e carreggiate. Questo il cuore verde del piano particolareggiato per la città ottocentesca, approvato ieri pomeriggio in via preliminare, tra qualche imbarazzo, dalla maggioranza guidata dal sindaco Gian Vittorio Campus.
Imbarazzo, sia chiaro, fugato dallo stesso sindaco, unico a intervenire tra i “civici” in un dibattito per lunghi tratti surreale. «Non tutto può essere perfetto – ha spiegato il primo cittadino –. Il piano, che è necessario che passi perché può consentire tutta una serie di interventi attesi, è stato costruito dai progettisti che hanno le loro idee. Questo non vuol dire che queste idee debbano essere realizzate, anche perché non sono in linea con il nostro comune sentire di questo momento su svariati temi».
Il riferimento è ai cosiddetti “ambiti strategici”, quei progetti pilota che gli estensori del piano (discusso e votato in due sedute di commissione) hanno inserito nello strumento urbanistico come “supporto” alle iniziative volte alla riqualificazione che si chiedono ai privati. Idee che vanno dalla pedonalizzazione dell’area via Torre Tonda-via Politeama, alle platee rialzate negli incroci di via Roma, nella quale le auto da spina di pesce dovrebbero essere posteggiate in linea. E ancora il restringimento di via Asproni, con marciapiedi più larghi per favorire la socialità, il verde “appeso” in via Cagliari. Un’esplosione green che il centrosinistra compatto ha difeso in aula, reclamandone la paternità. Che il centrodestra, su tutti Mariolino Andria, ha attaccato, proprio per questa paternità dichiarata e indiscutibile (per la redazione del piano ci sono voluti due anni, anche se i progetti definitivi sono stati presentati a luglio, con Campus già in carica), diametralmente opposta alle linee che l’attuale amministrazione sta seguendo con decisione e convinzione, e a quelle che lo stesso Andria avrebbe portato avanti se eletto sindaco.
Nel mezzo la silente maggioranza, che non ha fatto un intervento uno per commentare lo strumento che stava per andare a votare, se non una stentorea dichiarazione di voto del suo capogruppo.
Tanto basta. Col piano che, approvato preliminarmente col voto contrario del solo centrodestra passa all'ufficio del paesaggio per la valutazione ambientale, per poi tornare in consiglio con l'apertura alle osservazioni e l'adozione definitiva.
Imbarazzo, sia chiaro, fugato dallo stesso sindaco, unico a intervenire tra i “civici” in un dibattito per lunghi tratti surreale. «Non tutto può essere perfetto – ha spiegato il primo cittadino –. Il piano, che è necessario che passi perché può consentire tutta una serie di interventi attesi, è stato costruito dai progettisti che hanno le loro idee. Questo non vuol dire che queste idee debbano essere realizzate, anche perché non sono in linea con il nostro comune sentire di questo momento su svariati temi».
Il riferimento è ai cosiddetti “ambiti strategici”, quei progetti pilota che gli estensori del piano (discusso e votato in due sedute di commissione) hanno inserito nello strumento urbanistico come “supporto” alle iniziative volte alla riqualificazione che si chiedono ai privati. Idee che vanno dalla pedonalizzazione dell’area via Torre Tonda-via Politeama, alle platee rialzate negli incroci di via Roma, nella quale le auto da spina di pesce dovrebbero essere posteggiate in linea. E ancora il restringimento di via Asproni, con marciapiedi più larghi per favorire la socialità, il verde “appeso” in via Cagliari. Un’esplosione green che il centrosinistra compatto ha difeso in aula, reclamandone la paternità. Che il centrodestra, su tutti Mariolino Andria, ha attaccato, proprio per questa paternità dichiarata e indiscutibile (per la redazione del piano ci sono voluti due anni, anche se i progetti definitivi sono stati presentati a luglio, con Campus già in carica), diametralmente opposta alle linee che l’attuale amministrazione sta seguendo con decisione e convinzione, e a quelle che lo stesso Andria avrebbe portato avanti se eletto sindaco.
Nel mezzo la silente maggioranza, che non ha fatto un intervento uno per commentare lo strumento che stava per andare a votare, se non una stentorea dichiarazione di voto del suo capogruppo.
Tanto basta. Col piano che, approvato preliminarmente col voto contrario del solo centrodestra passa all'ufficio del paesaggio per la valutazione ambientale, per poi tornare in consiglio con l'apertura alle osservazioni e l'adozione definitiva.
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