In casa il “kit” da carabiniere, 42enne a processo

L’imputato, di Sennori, aveva stemmi, spille e berretti dell’Arma. È accusato anche di ricettazione

SASSARI. Aveva tutto ciò che gli serviva per sembrare – almeno all’apparenza – un vero carabiniere. Dal porta tesserino da tasca alla spilla che raffigurava lo stemma araldico del Reggimento carabinieri paracadutisti “Tuscania”. Aveva persino applicato una sua fotografia su un ritaglio color amaranto con l’emblema della Repubblica italiana in oro, vestito con un basco blu scuro di quelli in uso all’Arma dei carabinieri, una maglia nera con una toppa con la scritta “Carabinieri” e un’altra con lo stemma del “brevetto di paracadutista militare”.

Si è aperto ieri davanti al giudice Mauro Pusceddu il processo nei confronti di un quarantaduenne di Sennori accusato di «aver illecitamente detenuto, fabbricato o comunque formato segni distintivi, contrassegni, oggetti e documenti di identificazione in uso ai corpi di polizia, nonché oggetti e documenti che ne simulano la funzione». Altro reato contestato è la ricettazione.

L’imputato, difeso dall’avvocato Marco Manca, sarebbe finito nei guai proprio in seguito al ritrovamento di tutta una serie di oggetti in uso ai carabinieri ma anche degli altri riconducibili a un istituto di vigilanza privata.

In particolare il 42enne possedeva (oltre agli oggetti già elencati) una spilla a forma di scudo, celeste, con i simboli della “fiamma” della Benemerita e lo stemma dell’aquila dello Stato Maggiore e la scritta “Arma dei carabinieri” color oro su sfondo rosso. Ancora, un ritaglio in carta riportante il gruppo firma “Il comandante generale (Ge. C.A. Leonardo Gallitelli) con firma digitalizzata e poi un porta tesserino da collo con catenina che conteneva la placca metallica raffigurante lo stemma araldico dell’associazione nazionale carabinieri e una spilla a forma di fiamma. E infine due cappelli blu scuro con visiera del tipo in uso ai militari dell’Arma e ai paracadutisti Tuscania.

Ma la sua passione, a quanto pare, non erano solo i carabinieri. L’uomo aveva anche una placca metallica applicata su un supporto in cuoio con la scritta “Sicurezza vigilanza privata” e una toppa che raffigurava i simboli dell’istituto “Coopservice - Servizi di sicurezza” con sede a Reggio Emilia. Nella prossima udienza saranno sentiti i primi testimoni del pubblico ministero.

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