Cheremule, canto “a tenore” per l’Ail

Nel corso della serata di venerdì verrà proiettato il docufilm di Gavino Murgia

CHEREMULE. Musica, cultura e solidarietà si incontrano, venerdì a Cheremule per sostenere l’Ail. L’associazione “Tradizioni Popolari” Cheremule, per il quarto anno consecutivo, organizza la manifestazione “Immagini e suoni per l’Ail, con Gavino Murgia”. La serata per l’Ail, in memoria del giovane Fabio Pittalis, sarà caratterizzata, coniugando cultura e solidarietà, dalla partecipazione del sassofonista nuorese Gavino Murgia, nelle sue vesti di regista. I banchetti dei prodotti saranno nel centro culturale Antonio Spanedda, dove a partire dalle 19, dopo i saluti della presidente dell’Ail, Marilena Rimini, Gavino Murgia presenterà il film “A tenore, la civiltà musicale dei sardi”. Murgia esprime la sua passione per questo patrimonio dell’umanità, affermando che «il canto a tenore è un capolavoro della cultura musicale sarda, una straordinaria testimonianza di una tradizione sonora unica al mondo con la varietà di voci e stili, che tutto il mondo dovrebbe conoscere. Questo mio lavoro è un tributo alla Sardegna, che ha prodotto questo straordinario patrimonio artistico vivo e sentito nell’Isola; un canto costruito attraverso la fusione di quattro voci che danno vita a un’armonia, una sonorità, una purezza e una potenza senza eguali». «L’esigenza di raccontare, attraverso il cinema, il patrimonio musicale del popolo sardo, creatore di un’espressione musicale e di una sonorità unica al mondo, qual è il canto a tenore, è stata la molla che mi ha spinto a realizzare un film documentario che racconti la straordinaria tradizione sonora, tuttora conservata nel centro della Sardegna» ha dichiarato Murgia. Attraverso la proiezione del film gli ospiti percorreranno un viaggio composto da immagini e contenuti di tipo demo-antropologico, in grado di documentare, le caratteristiche del territorio e del pastoralismo. In relazione alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa, Murgia racconta «che non è stato difficile, perché il film lo avevo in testa da tanto tempo, e quindi, sapevo con esattezza ciò che volevo. Conosco bene la materia musicale, oggetto della storia che ho voluto raccontare, perché eseguo il canto a tenore fin da quando ero bambino».

Daniela Deriu

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