Crac Dussoni, 5 imputati assolti
di Nadia Cossu
Il crollo dell’impero alimentare: una sola condanna a quattro anni per bancarotta fraudolenta
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SASSARI. Tre società che insieme reggevano le sorti dell’impero alimentare della famiglia Dussoni: 240 dipendenti, una rivendita all’ingrosso, una ventina di negozi Despar. Un impero crollato undici anni fa sotto il peso di una presunta maxi-bancarotta. Che per gli inquirenti era stata scientemente realizzata dagli allora proprietari attraverso complessi circuiti societari, disegnati per distrarre soldi e frodare il fisco, con una sospetta evasione da oltre un milione e 300mila euro. La vicenda era approdata in tribunale e ieri mattina il collegio presieduto dal giudice Mauro Pusceddu ha pronunciato la sentenza nei confronti di sei imputati: i fratelli Francesco e Marco Dussoni e gli ex soci Angelo Cherchi, Nicola List (avvocato), Giorgio Ciserani (commercialista) e Salvatore Scanu.
Tutti, tranne Scanu, sono stati assolti – per non aver commesso il fatto – dal reato più pesante, quello relativo alla bancarotta fraudolenta delle tre società del gruppo: Nord Ingros, Fm Immobiliare e White&Green. Salvatore Scanu è stato invece condannato a quattro anni ed è stato però assolto (perché il fatto non sussiste) dall’accusa relativa alla mancata tenuta delle scritture contabili. Condanna, poi, per Marco Dussoni a tre anni in riferimento alla cessione del contratto di leasing di una macchina e alla liquidazione dei suoi compensi per 26mila euro.
Il crac del gruppo Dussoni era finito sotto la lente di ingrandimento della Procura della Repubblica nel 2008. Un’inchiesta che aveva fatto scalpore considerato che quasi tutto l’alimentare della provincia, all’epoca, era nelle loro mani. Prima che tre fallimenti di altrettante società – Nord Ingros, Fm Immobiliare e White&Green – distruggessero il regno.
In sei erano finiti a processo accusati, in concorso, di bancarotta fraudolenta aggravata per ammanchi di denaro, disinvolti trasferimenti di beni, contratti rescissi e sottoscritti con concorrenti – era la tesi dell’accusa – per affossare i loro stessi punti vendita, avvantaggiando i competitor.
A novembre dello scorso anno il procuratore Gianni Caria, che ha seguito il caso fin dall’inizio, nella sua requisitoria aveva sostenuto che «l’interesse convergente» fosse quello di «arrivare al fallimento e tutti gli imputati hanno concorso nel reato». Per questo motivo aveva chiesto una condanna a cinque anni di reclusione per i fratelli Francesco e Marco Dussoni e per gli ex soci Angelo Cherchi, Nicola List e Giorgio Ciserani. A tre anni, invece, per Salvatore Mario Scanu.
Gli avvocati difensori Gabriele e Luigi Satta (per gli imputati List e Ciserani), Luigi Esposito (per i Dussoni e Cherchi) e Fabio Fois (per Scanu) avevano chiesto l’assoluzione dei loro assistiti. Richiesta, per quanto riguarda il reato più pesante, accolta ieri mattina dal collegio giudicante.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Tutti, tranne Scanu, sono stati assolti – per non aver commesso il fatto – dal reato più pesante, quello relativo alla bancarotta fraudolenta delle tre società del gruppo: Nord Ingros, Fm Immobiliare e White&Green. Salvatore Scanu è stato invece condannato a quattro anni ed è stato però assolto (perché il fatto non sussiste) dall’accusa relativa alla mancata tenuta delle scritture contabili. Condanna, poi, per Marco Dussoni a tre anni in riferimento alla cessione del contratto di leasing di una macchina e alla liquidazione dei suoi compensi per 26mila euro.
Il crac del gruppo Dussoni era finito sotto la lente di ingrandimento della Procura della Repubblica nel 2008. Un’inchiesta che aveva fatto scalpore considerato che quasi tutto l’alimentare della provincia, all’epoca, era nelle loro mani. Prima che tre fallimenti di altrettante società – Nord Ingros, Fm Immobiliare e White&Green – distruggessero il regno.
In sei erano finiti a processo accusati, in concorso, di bancarotta fraudolenta aggravata per ammanchi di denaro, disinvolti trasferimenti di beni, contratti rescissi e sottoscritti con concorrenti – era la tesi dell’accusa – per affossare i loro stessi punti vendita, avvantaggiando i competitor.
A novembre dello scorso anno il procuratore Gianni Caria, che ha seguito il caso fin dall’inizio, nella sua requisitoria aveva sostenuto che «l’interesse convergente» fosse quello di «arrivare al fallimento e tutti gli imputati hanno concorso nel reato». Per questo motivo aveva chiesto una condanna a cinque anni di reclusione per i fratelli Francesco e Marco Dussoni e per gli ex soci Angelo Cherchi, Nicola List e Giorgio Ciserani. A tre anni, invece, per Salvatore Mario Scanu.
Gli avvocati difensori Gabriele e Luigi Satta (per gli imputati List e Ciserani), Luigi Esposito (per i Dussoni e Cherchi) e Fabio Fois (per Scanu) avevano chiesto l’assoluzione dei loro assistiti. Richiesta, per quanto riguarda il reato più pesante, accolta ieri mattina dal collegio giudicante.
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