«Dignità, libertà, lavoro ecco il nostro Emporio»
di Giovanni Bua
Il bilancio del 2019 di Mattia Mulas, responsabile della struttura di San Paolo «Il sogno è allargare il nostro modello a tutti, mettendo in rete le associazioni»
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SASSARI. Quando nel 2014 il giovane scout Mattia Mulas, allora 27enne, aprì insieme a due ragazze di 17 e 16 anni, Giulia e Paola, il primo Emporio della solidarietà della Sardegna nessuno avrebbe pensato a un così clamoroso successo. Eppure l’idea era semplice, quanto rivoluzionaria: un luogo dove le famiglie in difficoltà, che di solito si rivolgevano alla parrocchia di San Paolo Apostolo, in via Besta, ricevessero aiuti non sotto forma delli classici pacchi, ma in prodotti da acquistare, con schede a punti.
«Pasta, pane, riso, latte, ma anche l’olio o un buon barattolo di Nutella, dolci, oppure cotone, pannolini per neonati, detersivo, dentifricio – racconta Mattia –. O lievito e marmellate. Da acquistare decidendo in piena libertà come gestire i crediti a propria disposizione». Il tutto accolti tra musica, colori, sorrisi, in un ambiente che negli anni ha sempre preso più la forma di un festoso market più che di un luogo dove si cerca di ricucire vite finite spesso in pezzi.
E proprio questi crediti, assegnati dallo stesso Emporio a seconda della composizione del nucleo familiare, sufficienti per almeno due spese al mese e integrabili offrendo il proprio lavoro in parrocchia, o nel centro di riuso di via Montello, altro fiore all’occhiello gestito del gruppo di sanpaolini doc, sono la chiave di volta dell’idea di solidarietà che Mattia, gli oltre 20 volontari che lo affiancano e tutto il mondo di donatori che attorno a loro ruota, portano avanti. Quello stile del “fare”, basato più sulle azioni che sulle belle parole, marchio di fabbrica di don Luciano Salaris, il parroco che all’Emporio per primo ha creduto, mettendo a disposizione i locali e la “macchina” di una parrocchia sempre più “serbatoio di pensiero” e punto di riferimento dell’agire civico e del volontariato cittadino.
«I nostri numeri sono importanti – annuisce Mattia – e in crescita. Aiutiamo dai 30 ai 40 nuclei familiari. Supportati da donatori stabili, iscritti in un registro, che si prendono l’impegno di mettere a disposizione ciò che serve. Cercando di non sprecare mai nulla. E intorno si muove una galassia più complessa e articolata, che passa dalle segnalazioni dei servizi sociali comunali e arriva all’appoggio dato tramite ore-lavoro retribuite, qui o al centro di riuso. E poi le serate a tema e gli eventi, il rapporto con le “nostre” scuole, quelle che sin da subito hanno appoggiato il nostro progetto. Gli scout. E chiaramente con la società San Paolo, e i suoi meravigliosi ragazzi e ragazze. La cosa che però più di tutto riempie il cuore non sono le 3 tonnellate di cibo raccolte nel miracolo di Natale, o le decine di migliaia di “punti” distribuiti ogni anno, ma la contaminazione, o meglio la sinergia che si crea tra chi aiuta e chi è aiutato».
Se si entra nei colorati locali di via Besta è infatti impossibile distinguere un sorridente volontario da chi lavora per rimpinguare il suo saldo punti, anche perché le storie delle persone si fondono, si integrano, fioriscono in vere amicizie.
«Il nostro tentativo – spiega Mattia – è quello di “riempire” vite. Sia delle persone in difficoltà, sia di quelle che decidono di donare il proprio tempo, la propria voglia. E che da questa esperienza escono arricchiti, sereni, migliori. Il formato dell’Emporio, con il suo modo più “delicato” di offrire aiuto, stimola l’emersione di nuove categorie di disagio, portate a nascondersi, a vergognarsi. Che invece qui trovano supporto, ma anche rilancio sociale. Chiedono ma offrono, ricevono ma allo stesso tempo aiutano».
Un sistema vincente, che ha inoltre il vantaggio di ottimizzare le risorse, e responsabilizzare al massimo chi queste risorse usa. «Ormai in Sardegna gli Empori sono 4 – chiude Mattia – in Italia oltre 180. Il nostro sogno è che questo sistema si allarghi, sia gestito, magari dalla stessa amministrazione, mettendo in rete le associazioni, usando al meglio il poco che c’è a disposizione. Uno o più empori cittadini, dove trovare aiuto, dignità, lavoro e amicizia. Per ripartire, insieme».
«Pasta, pane, riso, latte, ma anche l’olio o un buon barattolo di Nutella, dolci, oppure cotone, pannolini per neonati, detersivo, dentifricio – racconta Mattia –. O lievito e marmellate. Da acquistare decidendo in piena libertà come gestire i crediti a propria disposizione». Il tutto accolti tra musica, colori, sorrisi, in un ambiente che negli anni ha sempre preso più la forma di un festoso market più che di un luogo dove si cerca di ricucire vite finite spesso in pezzi.
E proprio questi crediti, assegnati dallo stesso Emporio a seconda della composizione del nucleo familiare, sufficienti per almeno due spese al mese e integrabili offrendo il proprio lavoro in parrocchia, o nel centro di riuso di via Montello, altro fiore all’occhiello gestito del gruppo di sanpaolini doc, sono la chiave di volta dell’idea di solidarietà che Mattia, gli oltre 20 volontari che lo affiancano e tutto il mondo di donatori che attorno a loro ruota, portano avanti. Quello stile del “fare”, basato più sulle azioni che sulle belle parole, marchio di fabbrica di don Luciano Salaris, il parroco che all’Emporio per primo ha creduto, mettendo a disposizione i locali e la “macchina” di una parrocchia sempre più “serbatoio di pensiero” e punto di riferimento dell’agire civico e del volontariato cittadino.
«I nostri numeri sono importanti – annuisce Mattia – e in crescita. Aiutiamo dai 30 ai 40 nuclei familiari. Supportati da donatori stabili, iscritti in un registro, che si prendono l’impegno di mettere a disposizione ciò che serve. Cercando di non sprecare mai nulla. E intorno si muove una galassia più complessa e articolata, che passa dalle segnalazioni dei servizi sociali comunali e arriva all’appoggio dato tramite ore-lavoro retribuite, qui o al centro di riuso. E poi le serate a tema e gli eventi, il rapporto con le “nostre” scuole, quelle che sin da subito hanno appoggiato il nostro progetto. Gli scout. E chiaramente con la società San Paolo, e i suoi meravigliosi ragazzi e ragazze. La cosa che però più di tutto riempie il cuore non sono le 3 tonnellate di cibo raccolte nel miracolo di Natale, o le decine di migliaia di “punti” distribuiti ogni anno, ma la contaminazione, o meglio la sinergia che si crea tra chi aiuta e chi è aiutato».
Se si entra nei colorati locali di via Besta è infatti impossibile distinguere un sorridente volontario da chi lavora per rimpinguare il suo saldo punti, anche perché le storie delle persone si fondono, si integrano, fioriscono in vere amicizie.
«Il nostro tentativo – spiega Mattia – è quello di “riempire” vite. Sia delle persone in difficoltà, sia di quelle che decidono di donare il proprio tempo, la propria voglia. E che da questa esperienza escono arricchiti, sereni, migliori. Il formato dell’Emporio, con il suo modo più “delicato” di offrire aiuto, stimola l’emersione di nuove categorie di disagio, portate a nascondersi, a vergognarsi. Che invece qui trovano supporto, ma anche rilancio sociale. Chiedono ma offrono, ricevono ma allo stesso tempo aiutano».
Un sistema vincente, che ha inoltre il vantaggio di ottimizzare le risorse, e responsabilizzare al massimo chi queste risorse usa. «Ormai in Sardegna gli Empori sono 4 – chiude Mattia – in Italia oltre 180. Il nostro sogno è che questo sistema si allarghi, sia gestito, magari dalla stessa amministrazione, mettendo in rete le associazioni, usando al meglio il poco che c’è a disposizione. Uno o più empori cittadini, dove trovare aiuto, dignità, lavoro e amicizia. Per ripartire, insieme».
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