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Sassari, «Mio marito nefropatico senza il cibo aproteico»

Sassari, «Mio marito nefropatico senza il cibo aproteico»

La denuncia di Anna Marongiu, moglie di un paziente

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SASSARI. Nefropatici lasciati senza il fondamentale cibo aproteico. E’ quanto denuncia la sassarese Anna Marongiu, moglie di uno dei malati, che dopo essersi recata a ritirare il prodotto dispensato dalla farmacia ospedaliera, si è sentita rispondere che la ditta che ha vinto l’appalto per questo genere di forniture non ha rifornito l’azienda sanitaria. Soluzioni suggerite? Tornare il 28 gennaio. Il problema è che non si tratta di un cibo qualsiasi, ma è un vero presidio medico, previsto dal piano terapeutico per chi, come il paziente in questione, è affetto da nefropatia cronica di V stadio, l’ultimo prima della dialisi o del trapianto, quello in cui i reni hanno perso quasi del tutto tutta la loro funzione ed è necessaria la terapia sostitutiva. Gli specialisti di nefrologia avevano così previsto un piano terapeutico che prevedeva l’assunzione ogni mese di 2,5 chili di pane, uno di farina, 3,5 di pasta, 2 litri di latte e 0.7 di merendine, tutti prodotti rigorosamente aproteici.

«Ma già dal mese di ottobre mancava il pane, a novembre la fornitura è stata parziale e a dicembre ricordo di aver ritirato solo tre confezioni di pasta - racconta la Marongiu - Pensando che a gennaio i problemi fossero risolti e ci si potesse approvvigionare regolarmente, mi sono recata nella struttura di via Zanfarino, al piano terra, per il ritiro: “Non abbiamo niente'', mi è stato risposto, e in effetti gli scaffali erano vuoti. Alla mia richiesta di spiegazioni la responsabile del servizio farmaceutico territoriale, Rita Lucia Carta, su mia richiesta ha dichiarato per iscritto che “la ditta Heinz (Aproten) non sta fornendo gli alimenti aggiudicati in gara e pertanto la farmacia territoriale della Assl di Sassari ne è sprovvista».

Anna Marongiu obietta che l’Assl avrebbe potuto ovviare affidandosi al mercato elettronico per poi scaricare i costi sulla ditta fornitrice perché «non si possono lasciare da sole le persone malate. Tra l’altro il ricorso al cibo aproteico serve anche a rinviare il ricorso alla dialisi, oltre che alle persone si rischia un danno alla cosa pubblica. So che ci sono altri pazienti in questa situazione e vorrei che tutti si unissero in questa battaglia. Poiché non è più possibile aspettare, abbiamo chiesto all’azienda sanitaria di provvedere repentinamente con l’emissione di un buono spesa utile all’acquisto di quanto previsto. E abbiamo fatto presente che eventuali ulteriori attese saranno considerate lesive della salute del paziente». (a.palmas)



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