Sassari, ultimato il restauro: l’altare dei Sarti torna a splendere

La mastodontica struttura era danneggiata dalle tarme. Mancano 20mila euro per montare il manufatto in cappella 

SASSARI. La vicenda non può ancora dirsi conclusa, ma è certo che si tratta di un traguardo importante. Il settecentesco altare ligneo del gremio dei Sarti, presente nella chiesa di Santa Maria di Betlem, è finalmente tornato all’antico splendore. Gli specialisti incaricati dalla Soprintendenza per conto del Ministero hanno terminato le operazioni di restauro e si preparano a rimontare la mastodontica struttura dentro la cappella del gremio, la seconda a sinistra della navata.

Il meticoloso lavoro realizzato sull’antico manufatto è stato illustrato alla stampa ieri mattina, nella sala della biblioteca di Santa Maria, presenti il direttore dei lavori, l’architetto Giuseppe Palmieri, il guardiano del convento, padre Salvatore Sanna, il responsabile del restauro, Giorgio Auneddu Mossa e il presidente del gremio, Marco Sanna.



Un finanziamento di 40mila euro, stanziati in due tranche, dalla Fondazione di Sardegna, per salvare un’opera importante, antica e artisticamente pregevole. Ma per scrivere la parola fine mancano ancora 20mila euro che consentiranno di rimontare l’altare nella cappella appena ristrutturata.

Le operazioni preliminari sono cominciate venerdì con lo spostamento del pesante architrave per consentire ai tecnici di riposizionare l’altare ancorandolo alla parete di fondo tramite una struttura metallica che garantisce stabilità evitando, al contempo, il contatto diretto con la parete in muratura.

La travagliata vicenda del restauro dell’altare, dedicato alla Madonna del Montserrat, patrona dei Sarti, comincia alla fine degli anni Novanta, quando gremianti e frati segnalano i primi sintomi di quella che si rivelerà una massiccia infestazione di termiti. Nel 2009, dopo il cedimento del frontone e di alcune colonne, l’altare viene smontato per essere ricoverato nel grande ambiente al primo piano dell’antico convento che, così, diventa la «sala operatoria» dove per diverso tempo una squadra di restauratori lavorerà alacremente per salvare il prezioso manufatto. L’operazione è stata preceduta da uno studio filologico rigoroso durante il quale i restauratori hanno identificato i materiali per risalire non soltanto alle tecniche di esecuzione, ai motivi ornamentali e alle vernici impiegate, ma anche agli strumenti utilizzati dagli artigiani dell’epoca.



A ricostruire la vicenda ha pensato l’architetto Giuseppe Palmieri: il nucleo originario del manufatto risale, infatti, al Cinquecento e pare che all’inizio l’altare, commissionato dai francescani alla bottega di Contena, fosse destinato alla statua di Sant’Antonio. Poi i frati devono averci ripensato, sta di fatto che in seguito l’altare è stato acquisito dal gremio dei Sarti per dedicarlo alla patrona, la Madonna di Montserrat. Le operazioni di smontaggio si erano rivelate particolarmente laboriose, tanto che era stato necessario l’intervento di una squadra di esperti greci, specializzati in strutture lignee di grandi dimensioni.

Le sezioni dell’altare erano state poi ricoverate in una sala interna del convento dove i restauratori avevano cominciato a lavorarci. Nel frattempo i tecnici hanno individuato e sanato l’origine dell’umidità di risalita che negli anni aveva inzuppato il legno e creato il terreno fertile per i parassiti. In alcune parti l’altare era addirittura cavo tanto che l’operazione di trasporto è stata molto delicata e dopo la prima fase di studio e ripulitura, i restauratori hanno proceduto a un importante consolidamento. Ieri la soddisfazione della fraternità di Santa Maria e del gremio dei Sarti era palpabile.

Ora si attende con ansia l’ultima fase, nella speranza di poter arrivare al termine prima della Faradda, senza dimenticare che è prossima l’apertura del cantiere per il restauro dell’antico complesso francescano.

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