Ospedale materno infantile al palo
di Paoletta Farina
Lavori fermi da mesi per vincoli paesaggistici. E si sta rafforzando l’ipotesi di costruire un nuovo centro ospedaliero
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SASSARI. Doveva essere pronto nel 2022, ma è difficile che siano rispettati i tempi della consegna del nuovo complesso materno infantile. I lavori: infatti, sono fermi da mesi. E intanto si sta rafforzando alla Regione l’ipotesi di realizzare dalle fondamenta un centro ospedaliero che possa mandare in pensione sia il “Santissima Annunziata” che le vecchie cliniche, stecche bianche comprese.
Ci sarebbe da dire che l’ospedale pediatrico non è nato sotto una buona stella. La sua costruzione sarebbe dovuta partire già nel 2017 preceduta dall’abbattimento del Palazzo rosso di viale San Pietro. Però solo il 15 giugno del 2018 c’è stata la consegna ufficiale dei lavori, alla quale avevano presenziato anche l’allora presidente della giunta regionale Francesco Pigliaru, l’assessore alla Sanità Luigi Arru, i vertici dell’Aou, il rettore Massimo Carpinelli, il sindaco Nicola Sanna e il rappresentante dell’associazione temporanea di imprese che aveva vinto l’appalto da 71 milioni di euro, su 95 i milioni disponibili. E cioè la capogruppo Salc spa, la Gemmo spa e l’impresa Giuseppe Angius costruzioni srl, con il raggruppamento dei professionisti Mythos Consorzio Stabile Scarl e Geo Engineering srl.
Ma il tempo sta passando e concluso l’abbattimento del fatiscente e vandalizzato Palazzo rosso, le ruspe si sono fermate perché sembra siano sorti una serie di problemi tecnici e burocratici legati alla realizzazione di parti del nuovo nosocomio tra cui il parcheggio annesso alla struttura ospedale. Posteggio che insisterebbe, nel progetto, su una porzione vincolata dal piano paesaggistico dove crescono qualche decina di olivi.
Nessuno si è accorto prima, evidentemente, che esistevano questi vincoli, salvo spuntare quando il cantiere doveva essere aperto. La pratica sta viaggiando tra assessorato regionale all’Ambiente, forestale e Comitato tecnico regionale del lavori pubblici. Una muraglia burocratica che non sarà facile abbattere, è la paura, in tempi brevi. E pensare che in Cina, per contrastare il contagio del coronavirus, costruiranno un ospedale in dieci giorni.
Non sarebbe la prima volta che un progetto edilizio si blocca perché mancano permessi e pareri. Il fatto è che le cliniche di ginecologia e ostetricia e pediatrica continuano ad operare in ambienti che non sono assolutamente adatti a un moderno ospedale. Di recente sono stati fatti lavori di adeguamento e messa in sicurezza, però l’edificio è di vecchia concezione ed è difficile cucirgli addosso un vestito moderno. Così bisogna intervenire continuamente per le manutenzioni. È per questo che la Regione, a suo tempo, aveva finanziato il nuovo complesso materno infantile, destinando poco meno di un centinaio di milioni allo scopo e altri cento per la ristrutturazione delle cliniche universitarie, tra cui le stecche bianche e una parte del palazzo Clemente.
L’ospedale pediatrico era stato presentato come l’ospedale del terzo millennio, come il fiore all’occhiello della rete sanitaria sarda. Però, intanto, tutto si è bloccato.
Ci sarebbe da dire che l’ospedale pediatrico non è nato sotto una buona stella. La sua costruzione sarebbe dovuta partire già nel 2017 preceduta dall’abbattimento del Palazzo rosso di viale San Pietro. Però solo il 15 giugno del 2018 c’è stata la consegna ufficiale dei lavori, alla quale avevano presenziato anche l’allora presidente della giunta regionale Francesco Pigliaru, l’assessore alla Sanità Luigi Arru, i vertici dell’Aou, il rettore Massimo Carpinelli, il sindaco Nicola Sanna e il rappresentante dell’associazione temporanea di imprese che aveva vinto l’appalto da 71 milioni di euro, su 95 i milioni disponibili. E cioè la capogruppo Salc spa, la Gemmo spa e l’impresa Giuseppe Angius costruzioni srl, con il raggruppamento dei professionisti Mythos Consorzio Stabile Scarl e Geo Engineering srl.
Ma il tempo sta passando e concluso l’abbattimento del fatiscente e vandalizzato Palazzo rosso, le ruspe si sono fermate perché sembra siano sorti una serie di problemi tecnici e burocratici legati alla realizzazione di parti del nuovo nosocomio tra cui il parcheggio annesso alla struttura ospedale. Posteggio che insisterebbe, nel progetto, su una porzione vincolata dal piano paesaggistico dove crescono qualche decina di olivi.
Nessuno si è accorto prima, evidentemente, che esistevano questi vincoli, salvo spuntare quando il cantiere doveva essere aperto. La pratica sta viaggiando tra assessorato regionale all’Ambiente, forestale e Comitato tecnico regionale del lavori pubblici. Una muraglia burocratica che non sarà facile abbattere, è la paura, in tempi brevi. E pensare che in Cina, per contrastare il contagio del coronavirus, costruiranno un ospedale in dieci giorni.
Non sarebbe la prima volta che un progetto edilizio si blocca perché mancano permessi e pareri. Il fatto è che le cliniche di ginecologia e ostetricia e pediatrica continuano ad operare in ambienti che non sono assolutamente adatti a un moderno ospedale. Di recente sono stati fatti lavori di adeguamento e messa in sicurezza, però l’edificio è di vecchia concezione ed è difficile cucirgli addosso un vestito moderno. Così bisogna intervenire continuamente per le manutenzioni. È per questo che la Regione, a suo tempo, aveva finanziato il nuovo complesso materno infantile, destinando poco meno di un centinaio di milioni allo scopo e altri cento per la ristrutturazione delle cliniche universitarie, tra cui le stecche bianche e una parte del palazzo Clemente.
L’ospedale pediatrico era stato presentato come l’ospedale del terzo millennio, come il fiore all’occhiello della rete sanitaria sarda. Però, intanto, tutto si è bloccato.
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