La Nuova Sardegna

Sassari

«Ora avremo un’identità sociale»

di Nadia Cossu

Cristiano Idini, il magistrato onorario che ha battuto il Ministero: «Andiamo avanti senza trionfalismi»

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SASSARI. «Quando mi chiedono che lavoro faccio e rispondo che sono un magistrato onorario, non tutti capiscono il significato. Pensano al pubblico ministero togato. Ma naturalmente sbagliano. E allora devo spiegare qual è la differenza tra noi e loro. E alla lunga diventa frustrante».

Cristiano Idini – sassarese di 44 anni, schivo, voce pacata fuori e dentro le aule del tribunale dove esercita la funzione di pubblico ministero onorario dal 2004 – negli ultimi giorni è balzato sulle cronache dei giornali locali e nazionali per una storica vittoria ottenuta al tribunale del lavoro. Il giudice Maria Angioni, accogliendo il ricorso di Idini e dei suoi avvocati Maurizio Serra e Ilaria e Claudio Tani, ha di fatto stabilito che il Vpo (acronimo di viceprocuratore onorario) è a tutti gli effetti un lavoratore subordinato (al ministero della Giustizia). Si tratta del primo e unico caso in Italia.

«Sono contento ma niente trionfalismi – frena subito Cristiano, che attende di leggere le motivazioni del giudice – Si tratta di una sentenza dichiarativa. Per intenderci: non è che ora mi cambia la vita. Sarà esattamente come prima, ma è certamente una tappa importante verso il riconoscimento di diritti altrettanto importanti». Anche perché bisognerà attendere i tre gradi di giudizio prima che il verdetto diventi definitivo e che la vita, a quel punto sì, possa cambiargli davvero.

Idini spiega bene il senso di questa sentenza che, al di là degli effetti pratici sotto il profilo professionale, ha un risvolto che riguarda aspetti più strettamente personali. «La verità è che a me e ai miei colleghi manca un’identità sociale. Che ognuno nella propria vita acquisisce grazie al lavoro che fa. Ecco, questo è frustrante: non avere un inquadramento preciso». Dover, cioè, faticare a rispondere quando una persona ti chiede: «Ma tu che lavoro fai?». Da qui la decisione di intraprendere la battaglia, così come hanno fatto molti altri Vpo in Italia: «Perché sono convinto – spiega – che l’aver privato me e i miei colleghi di un’identità sociale sia una vera ingiustizia».

Cristiano Idini si è laureato in Giurisprudenza nel 2001 e dopo un po’ di tempo ha presentato la domanda in Procura per entrare a far parte dei Vpo. A gennaio del 2004 è arrivata la nomina. «Con il passare degli anni, ciò che doveva essere un impegno saltuario è diventato invece un lavoro quotidiano che occupava tutta la giornata. Siamo nati come surrogati di giudici e pm ordinari da sostituire nei casi di impedimenti temporanei. Poi hanno cominciato a darci calendari di udienza, ci hanno prorogato un’infinità di volte e a quel punto abbiamo iniziato a rivendicare diritti». Una cosa in particolare, però, Cristiano Idini tiene a puntualizzare: «Non vogliamo assolutamente l’inquadramento della magistratura ordinaria. Semplicemente perché sarebbe sbagliato. Magistrati si diventa attraverso un concorso e uno studio duro e rigoroso. Quindi nessuna scorciatoia, sarebbe un’ingiustizia. Ma è un’ingiustizia anche che un magistrato onorario non venga inquadrato come lavoratore subordinato». E, per il momento, la strada verso questo riconoscimento sembra avere qualche ostacolo in meno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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