La guerra comincia qui: un film contro le armi esportate nello Yemen

SASSARI. Fuori la guerra dalle nostre vite. E’ con questo proponimento che questa sera alle 21, il circolo Borderline in via Rockefeller 16/c, ospiterà la proiezione del documentario “La guerra...

SASSARI. Fuori la guerra dalle nostre vite. E’ con questo proponimento che questa sera alle 21, il circolo Borderline in via Rockefeller 16/c, ospiterà la proiezione del documentario “La guerra comincia qui” diretto da Joseba Sanz. L’iniziativa risponde alla chiamata generale per una giornata contro la guerra in tutte le città lanciata dai portuali genovesi. Queste attività sostengono la battaglia per impedire l’approdo nel porto di Genova delle navi della flotta saudita “Bahri” che, dopo aver attraversato l’oceano e il Mediterraneo, ritornano in patria cariche di armi in parte destinate alla guerra in Yemen. L'evento è il primo di una serie di iniziative che verranno proposte nelle prossime settimane in diversi spazi e circoli di Sassari dal gruppo “Assemblea contro la guerra - Sassari e il Nord Sardegna si mobilitano”, composto da associazioni, movimenti, attivisti, cittadini, con lo scopo di sensibilizzare e coinvolgere la popolazione e le istituzioni contro la guerra e contro l'utilizzo delle servitù militari sarde (basi, poligoni, aeroporti, porti, fabbriche di morte) per sperimentare ed esportare la guerra e a favore di una Sardegna terra di pace, accoglienza e lavoro. “La guerra empieza aquì - La guerra comincia qui" di Joseba Sanz. E’ questa consapevolezza che ha portato un gruppo di antimilitaristi e di attivisti contro la guerra di Bilbao a contrastare e impedire concretamente il passaggio in porto della compagnia navale saudita Bahri. L’azione di un pompiere nel porto di Bilbao, che rifiuta di partecipare a una spedizione di armi per massacrare la popolazione dello Yemen, (e sarà poi usata contro di lui) darà l’avvio a un movimento sociale che svelerà gli interessi oscuri e le implicazioni di questo commercio. E due destini si incrociano. Quello di Ignacio Robles, 41 anni, ingegnere industriale, camionista e, da quando aveva 25 anni, pompiere a Bizkaia, padre di famiglia, sportivo e attivista di Greenpeaceche ha partecipato a diverse azioni di protesta contro gli Ogm, l’uso di bombe a grappolo e quello di Faten Al Osimi, nata a Sanaa, Yemen che ha studiato all’università di Sanaa, ama la fotografia e passare il tempo con la sua famiglia e i suoi amici. Due persone che affronteranno una decisione che cambierà la loro vita. Mauro Tedde



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