Casa Divina Provvidenza, trattative in corso

Tre soci contro fallimento e concordato. Piras (Csa): «Disponibili a un accordo che garantisca tutti»

SASSARI. Si apre uno spiraglio per il futuro della Fondazione Casa Divina Provvidenza, nella bufera dopo la presentazione di una istanza di fallimento da parte di alcuni lavoratori. Nessuno, in fondo, vuole che l’ex ospizio aperto nel 1910 da Padre Manzella, scompaia dalla storia cittadina alla quale tanto ha contribuito. E un primo segnale che, forse, non tutto è perduto, si è avuto ieri mattina.

Quando, davanti al giudice delegato del tribunale fallimentare, Giovannella Mossa, si sono presentati in udienza i legali dei dipendenti costituiti in giudizio e quelli dell’istituto per anziani di piazza Sant’Agostino, il consulente della “Divina Provvidenza”, e assessore comunale al Bilancio, Carlo Sardara, il presidente Giuseppe Boccia e, a sorpresa, anche l’avvocato che rappresenta tre soci della Fondazione: Bruno Dettori, l’ex presidente dell’ex ospizio, Bruna Fumagalli, e Paola Manconi.

Dall’avvocato Pasquale Fadda, per conto dei tre soci, è arrivata l’opposizione non solo alla dichiarazione di fallimento, che a suo parere non è praticabile perché la Fondazione non ha carattere di impresa economica, ma anche all’ammissione al concordato di cui ha chiesto la sospensione dei termini concessi dalla procedura.

L’avvocato Vittorio Perria, per i dipendenti che hanno presentato istanza di fallimento dopo il mancato pagamento di 87mila euro di crediti vantati, si è opposto, mentre il presidente della “Divina Provvidenza”, Giuseppe Boccia, con il legale Stefano Palmas, ha insistito nell’ammissione al concordato.

Però tutte le parti hanno riferito al giudice che sono in corso trattative per comporre la controversia e definire la procedura di concordato ed è alla luce di questo che evidentemente si può sperare nella possibilità di una futura pace nella sfiancante battaglia giudiziaria in atto tra amministrazione della Casa e lavoratori.

Trattative che potrebbero partire già nei prossimi giorni, anche se nel frattempo le procedure di fallimento e concordato preventivo “in bianco” vanno avanti. A fine udienza, il giudice Mossa ha infatti disposto la riunione dei due fascicoli, ma confermando il termine di sessanta giorni assegnato in precedenza. Termine entro il quale la Fondazione deve presentare il piano di risanamento, considerato il “Rosso” di quasi tre milioni di euro accumulato. Il giudice delegato intanto ha anche nominato il commissario giudiziale, Stefano Buogo, della procedura concordataria.

Dice Giovanni Piras, segretario del sindacato Csa che, in questi ultimi anni, ha patrocinato le cause di almeno tredici lavoratori con crediti nei confronti dell’amministrazione dell’ex ospizio: «Il fallimento colpirebbe una istituzione cittadina, perciò siamo disponibili a d un accordo che garantisca realmente i diritti dei dipendenti e possa chiudere i contenziosi». Nel frattempo Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un incontro alla dirigenza della Fondazione, ed è annunciata a breve l’assemblea dei soci.(p.f.)

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