Bonorva, dopo anni di polemiche il parroco si è dimesso: lo “sostituisce” il vescovo

Si chiude l’era di don Gavino Sanna. Monsignor Saba ai parrocchiani: «Basta divisioni, pensate a ritrovare l’unità»

BONORVA. Don Gavino Sanna, 65 anni, di Ossi, non è più il parroco di Bonorva. Giovedì sera, assente l’interessato, è stato l’arcivescovo in persona a dare la notizia alla comunità al termine di una messa di trigesimo. Monsignor Gian Franco Saba l’ha comunicato ai numerosi presenti che attendevano dal loro vescovo una soluzione concreta alla situazione di difficile convivenza con alcune frange della popolazione che, da qualche tempo, contestava e non accettava i numerosi momenti di conflittualità sulle scelte fatte dal loro parroco.

Dopo meno di due anni piuttosto tormentati, conditi talvolta dai toni aspri, che hanno portato a diverse defezioni dei militanti storici di alcune associazioni e della vecchia struttura parrocchiale, termina così la missione del prelato, invero non sempre ben accolta. L’arcivescovo ha mostrato ai fedeli il volto di una chiesa che purtroppo attraversa un momento di difficoltà per l’assenza di vocazioni e il numero decrescente di sacerdoti e spesso costringono a soluzioni non sempre gradite. «La mia presenza fra voi – ha detto monsignor Saba – è dovuta a un evento che non mi può far piacere. Ho deciso infatti di accettare le dimissioni di don Gavino Sanna da parroco di Bonorva, mi riservo e impegno di seguire personalmente nel tempo la comunità, quindi in questo momento il vostro diretto referente è il vescovo e il vicario generale. Successivamente valuterò come procedere. I sacerdoti sono pochi e il loro numero non è congruo per le necessità pastorali». Ieri l’arcivescovo è tornato a Bonorva per celebrare la messa di un funerale.

Giovedì monsignor Saba ha parlato delle incomprensioni tra una parte dei fedeli e il parroco uscente ed ha chiesto maggiore attenzione per il sacerdote del quale ha accettato la comunicazione perché, come ha osservato, ha ritenuto che ormai non ci fossero più le condizioni per proseguire quell’attività pastorale. Ha quindi invitato tutti alla preghiera «perché la comunità cristiana deve cercare sempre l’unità, aldilà delle incomprensioni che rendono più faticoso il cammino». «Ora è il momento di sostare in preghiera – ha continuato il presule – di sentire la parola di Dio e del vescovo che vi accompagna nella semplicità. Credo che tutti i commenti siano inutili e le dispute non servano a nessuno. Dobbiamo ritrovare uno stato di vita essenziale, riportarlo alla serenità, all’unità, alla concordia, aldilà di ogni discussione». L’arcivescovo ha accennato brevemente anche ad una lettera che l’ha spinto ad un intervento pronto e deciso. «Anche perché in certi momenti non serve più parlare, bisogna fare silenzio, tacere ed augurare il bene». Ha concluso con l’invito a pregare per il bene del paese e a non prestare il fianco a inutili division. «La via da seguire – è stato il suo monito – è quella del Signore e dobbiamo chiedere aiuto a lui, tutto il resto è superfluo e viene dal maligno».

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