I Ris: Speranza Ponti non si è tolta la vita

Smontata dai rilievi la versione del suicidio fornita da Farci. La vittima gli aveva prestato del denaro e voleva lasciarlo

SASSARI. Uccisa per i soldi, trasportata in fretta a Monte Carru e poi gettata nuda all’interno di un lenzuolo in mezzo a un cespuglio lontano dal centro abitato, prima di essere ricoperta con dei tubi di alluminio per impedirne il ritrovamento.

Speranza Ponti, la donna di Uri scomparsa da Alghero il 6 dicembre dello scorso anno, che domani avrebbe compiuto 50 anni, non si è suicidata come ha sempre sostenuto il compagno Massimiliano Farci.

La tesi dell’ergastolano di 53 anni originario di Assemini è stata smontata pezzo per pezzo dagli investigatori del Ris di Cagliari, impegnati dal 30 gennaio scorso nei rilievi disposti dalla Procura della Repubblica di Sassari dopo l’arresto dell’ergastolano in semi libertà, che nel 1999 aveva ucciso il ragioniere di San Sperate Roberto Baldussi per impossessarsi della sua una Lotus rossa.

Gli accertamenti degli specialisti del Reparto investigazioni scientifiche hanno evidenziato che se Speranza si fosse tolta la vita, impiccandosi a una porta a vetri dell’abitazione di via Vittorio Emanuele con un lenzuolo – come ha riferito Farci al sostituto procuratore Beatrice Giovannetti il giorno del fermo – sarebbero certamente rimaste delle tracce che invece non sono state trovate.

Gli inquirenti sono convinti invece che Farci abbia ucciso la compagna, probabilmente dopo l’ennesima lite per il denaro che lui continuava a chiedere alla donna, e che poi abbia tentato di costruire un castello di menzogne per allontanare i sospetti da lui e sviare le indagini.

Farci infatti era pieno di debiti – emerge dall’ordinanza di 28 pagine firmata dal giudice delle indagini preliminari Antonello Spanu – e Speranza si era stancata di prestargli in continuazione denaro e addirittura di lavorare per lui in pizzeria senza ricevere uno stipendio. La donna aveva confidato a delle amiche di non essere più felice con l’uomo per il quale si era trasferita da Genova ad Alghero, si era licenziata dal negozio H&M in cui aveva lavorato per anni e aveva venduto un appartamento nel capoluogo ligure dopo la fine del primo matrimonio. Un cambio di vita che aveva portato nella vita di Speranza una ventata di novità, ma anche una barca di soldi nel suo conto in banca. Massimiliano Farci lo sapeva bene e aveva iniziato da subito a chiederle prestiti per migliorare la sua pizzeria o per sostenersi in alcuni periodi in cui era rimasta chiusa e non c’erano stati incassi. Per un po’ non c’erano stati problemi, poi Speranza aveva iniziato a chiedere all’uomo la restituzione del denaro. Farci a un certo punto deve aver perso la testa. Il 6 dicembre – sono convinti gli inquirenti – l’uomo avrebbe ucciso Speranza all’interno dell’appartamento in cui la coppia era andata a vivere da qualche mese e poi si sarebbe disfatto del cadavere. Il giorno stesso ha effettuato il primo di dieci prelievi da 500 euro dallo sportello delle poste centrali di Alghero in via Carducci con il bancomat della fidanzata. È stato anche il primo di una serie di errori, fatti di scambi di sim da un telefono all’altro, post sul profilo facebook della vittima e messaggi ai parenti per far credere che Speranza fosse ancora viva.

Quando però il 16 dicembre, dieci giorni dopo la scomparsa, la sorella ha mandato a Speranza un messaggio vocale su whatsapp chiedendole di rispondere con un altro vocale, per dare alla famiglia prova che stesse bene senza ricevere alcuna risposta sono scattate le indagini. Il 17 dicembre è stata presentata la denuncia ai carabinieri. Un mese e mezzo dopo per Farci sono scattate le manette.

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