Sassari, le tombe devastate dagli storni

Una patina di due centimetri sopra le lapidi, per ripulire il guano occorre più di un’ora e mezza

SASSARI. Tra i vivi e i morti c’è una patina di cacca di uccelli spessa due centimetri. Per scrostarla dai marmi, dalle croci e dai volti che negli ovali ormai non riescono più nemmeno a sorridere, ci vogliono olio di gomito e almeno un’ora e mezza. Il cimitero di Sassari, da oltre un mese, è in condizioni indecenti. Una prateria di escrementi, e un odore da conato. Gli storni lo hanno eletto ad hotel, ci trascorrono tutte le notti, e il loro generoso lascito lo si apprezza ogni sorgere del sole. Tutti i defunti che hanno la sfortuna di riposare eternamente sotto l’ombra di un cipresso, scompaiono sotto la garza di cacca di storno, guarnita da una pioggia infinita di noccioli di olive. Il bianco diventa marrone, spariscono le scritte di bronzo, i volti delle foto chiazzati e imbrattati, il bombardamento si spalma come una livella, e non risparmia, il ricco, il povero, il nobile, e nemmeno cristi e angioletti. Contro il guano degli storni non esiste rimedio.

Il giorno prima delle visita del Presidente della Repubblica Mattarella (poi saltata), gli addetti del Comune con le idropulitrici avevano tirato a lucido le tombe lungo il percorso previsto. La mattina successiva gli uccelli, dall’alto dei loro rami, avevano ricolorato ogni cosa. Dice la direttrice del cimitero Angela Carta. «Avevamo installato il dissuasore acustico, partiva alle 17,30, ogni due minuti emanava il boato, e andava avanti sino alle 6 del mattino. La sera stessa che è entrato in funzione, è arrivata una chiamata in questura per disturbo alla quiete pubblica. L’abbiamo dovuto rimuovere immediatamente». Ci sarebbe l’opzione dei falconieri: «Una soluzione forse efficace ma decisamente onerosa. Lavorano con contratto annuale, e il compenso è di 5mila euro. Una cifra troppo alta per il nostro budget». Così l’unica speranza è che arrivi il momento delle migrazioni e gli storni decidano di cambiare lidi. Nel frattempo chi sta nel mondo di superficie cerca di restituire un po’ di dignità a chi si trova nell’aldilà. «Io utilizzo lo sgrassatore Chante Clair – spiega una signora – occorre un po’ di pazienza, ma alla fine scioglie tutto». E di pazienza ne ha da vendere il marito, che secchio nella mano destra e secchio nella sinistra, fa su e giù dalla tomba alla fontana. Perché l’acqua, dopo due passate di scopa, è già lurida da far schifo. Un’altra signora invece ha chiesto consulenza al proprio marmista: «Gli escrementi sono acidi e se non si puliscono corrodono le lapidi. Mi hanno consigliato il bicarbonato, ma ci vorrebbe il lanciafiamme».

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