Venti grammi di oppio in tasca, 44enne assolto
Un agricoltore era stato perquisito in un bar. L’avvocato ha dimostrato che si trattava di uso personale
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SASSARI. Venti grammi di oppio tenuti nella tasca del giubbotto. Sostanza che, come ha ripetuto il suo avvocato difensore Ivan Golme durante l’udienza davanti al gup, possedeva per uso personale.
È stato assolto dall’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti un agricoltore sassarese di 44 anni che tre anni fa era stato sottoposto a un controllo da parte del personale della squadra mobile della questura intervenuto in un bar della Landrigga, borgata di Sassari. L’imputato si trovava all’interno del locale quando i poliziotti l’avevano perquisito. Il 44enne non aveva nemmeno provato a nascondere ciò che aveva in tasca perché era convinto di non commettere alcun illecito.
L’avvocato Golme aveva chiesto e ottenuto che il processo venisse celebrato con rito abbreviato condizionato all’audizione del fratello dell’imputato. E proprio questo testimone ha confermato che l’uso che il 44enne faceva dell’oppio era personale. La detenzione, in sintesi, non era finalizzata allo spaccio. Anche perché all’epoca dei fatti l’agricoltore lavorava bene, aveva il suo stipendio e non aveva certo bisogno di vendere l’oppio per racimolare qualche soldo. Il fratello aveva spiegato in aula che era un suo dipendente e quindi sapeva quanto guadagnava.
Al termine del processo il giudice dell’udienza preliminare Antonello Spanu, accogliendo la tesi difensiva, ha assolto l’imputato con formula ampia. (na.co.)
È stato assolto dall’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti un agricoltore sassarese di 44 anni che tre anni fa era stato sottoposto a un controllo da parte del personale della squadra mobile della questura intervenuto in un bar della Landrigga, borgata di Sassari. L’imputato si trovava all’interno del locale quando i poliziotti l’avevano perquisito. Il 44enne non aveva nemmeno provato a nascondere ciò che aveva in tasca perché era convinto di non commettere alcun illecito.
L’avvocato Golme aveva chiesto e ottenuto che il processo venisse celebrato con rito abbreviato condizionato all’audizione del fratello dell’imputato. E proprio questo testimone ha confermato che l’uso che il 44enne faceva dell’oppio era personale. La detenzione, in sintesi, non era finalizzata allo spaccio. Anche perché all’epoca dei fatti l’agricoltore lavorava bene, aveva il suo stipendio e non aveva certo bisogno di vendere l’oppio per racimolare qualche soldo. Il fratello aveva spiegato in aula che era un suo dipendente e quindi sapeva quanto guadagnava.
Al termine del processo il giudice dell’udienza preliminare Antonello Spanu, accogliendo la tesi difensiva, ha assolto l’imputato con formula ampia. (na.co.)
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