Gli oli dell’Asinara cureranno anche la pelle

La sperimentazione è stata avviata dall’Università di Sassari e dall’Ente Parco

PORTO TORRES. Gli oli del Parco nazionale dell’Asinara presentano una specificità con valori di composizione chimica che conferiscono una maggiore conservabilità e maggiori effetti nutritivi per il consumatore. I dati della sperimentazione portata avanti dall’Università di Sassari, in stretta collaborazione con l’Ente Parco, sono stati illustrati nella sede di via Ponte Romano durante l’incontro tecnico-operativo sullo stato delle conoscenze dell’area olivata di Trabuccato e di Cala d’Oliva.

Lo studio ha permesso di caratterizzare per la prima volta l’olio dell’Asinara, attraverso l’analisi e la produzione limitata di alcune bottiglie che resteranno a disposizione del Parco per ulteriori approfondimenti non strettamente in campo alimentare. Secondo le analisi realizzate nei mesi scorsi dalla facoltà di Agraria, infatti, uno degli utilizzi dell’olio dell’Asinara potrebbe anche essere quello della cosmesi e della farmaceutica con effetti molto positivi sul ritardo dell’invecchiamento della pelle.

Lo studio ha avuto il suo “filo rosso” nell’olivo e olivastro, importante componente delle aree agricole periurbane e dei processi di ricolonizzazione vegetale dell’isola-parco. «Nel corso del progetto si è anche valutata la qualità merceologica degli oli di olivo e olivastro ottenuti dalle raccolte effettuate all’Asinara – ha detto il direttore dell’Ente Parco Vittorio Gazale – e i ricercatori Antonello Falqui e Damiano Muru hanno circoscritto l’area di intervento, quantificato il numero di piante presenti e coordinato gli interventi di riduzione della vegetazione invasiva, di potatura e recupero funzionale delle piante e di reinnesto dei numerosi olivastri sviluppatisi dalle ceppaie in seguito al disseccamento della varietà innestata».

L’isola dell’Asinara, nota soprattutto per la bellezza delle spiagge e la presenza degli asinelli bianchi, secondo il docente universitario Sandro Dettori conserva nelle sue campagne le memorie delle pratiche agricole tradizionali sviluppate dai primi abitanti dell’isola e soprattutto dalla colonia penale agricola. «La significatività dei paesaggi dell’isola è testimoniata dall’interesse del ministero delle Politiche agricole – ha ricordato il docente – che nel 2010 li ha inseriti nel catalogo nazionale Paesaggi rurali storici: particolare rilievo hanno anche i relitti di vigneti e oliveti, che il Parco ha voluto valorizzare attraverso il finanziamento di un progetto triennale di ricerca che ha rinnovato il rapporto di collaborazione col dipartimento di Agraria».

Nel triennio di attività il piano di recupero ha operato in sinergia con altre due iniziative scientifiche aventi come oggetto il territorio dell’isola: quello dei paesaggi rurali coordinato dall’assessorato regionale agli Enti locali e urbanistica e il programma comunitario Isos “Paesaggi rurali e processi di produzione agricola nelle piccole isole”. Gli oliveti di Trabucato e di Cala di Oliva saranno comunque inseriti nella sentieristica progettata e in fase di ultimazione per integrare la valenza turistico-balneare dell’isola con elementi “rurali” e culturali.

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