Sassari, appello a Franceschini per l’ex orto botanico

Il progetto per trasformare l’area in un parco è finito nel dimenticatoio. Associazioni e residenti al ministro: «Metta sotto tutela l’area e ci aiuti»

SASSARI. La tutela della Soprintendenza che non arriva, nonostante le reiterate richieste. Il progetto già pronto per mettere in sicurezza l’area, e trasformarla in un “giardino della memoria” che prende polvere in Comune. E, nel mentre, il vecchio muro seicentesco in via Repubblica Romana, con tanto di nicchia di Madonna, ultimo segno che rimane della chiesetta annessa al convento del Carmine extra muros, che sta crollando. Una parte è venuta giù la notte tra il 13 e 14 gennaio e appena riprenderanno le piogge lo sfaldamento delle antiche pietre riprenderà.

Abbastanza per convincere il volenteroso gruppo di cittadini e associazioni (in particolare il Comitato “Ambiente Sassari”) che da anni combatte una fiera battaglia per mettere in sicurezza la zona e trasformarla in un parco pubblico, a prendere carta e penna e scrivere direttamente al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini. La richiesta ufficiale rivolta al ministro è di «dotare la Soprintendenza di Sassari di ulteriori mezzi che consentano all’istituzione di operare con maggiore tempestività per la tutela del patrimonio storico e ambientale del Nord Sardegna», ma il cuore della lettera è nascosto poche righe più avanti: «Le rappresentiamo la speranza che il faticoso ed entusiasmante iter del nostro progetto possa arrivare, anche grazie all’apposizione del vincolo del Mibact che sancisca l’importanza storica del complesso, a una rapida conclusione. Voglia considerare il nostro progetto un esempio virtuoso di collaborazione tra cittadini e istituzioni per il recupero e riuso pubblico di vestigia storiche, volte anche a migliorare la qualità della vita nella nostra città. Il nostro giardino pubblico nel centro cittadino, dalla significativa superficie di 4000 mq col recupero del fabbricato, vuole svolgere un ruolo educativo e divenire il simbolo concreto di un fattivo rapporto tra cittadini e istituzioni di cui oggi c’è urgente bisogno».

Ed effettivamente l’area su cui si chiede l’interessamento personale del ministro è un vero concentrato di storia della città. A iniziare dal muro seicentesco, sopravvissuto alla demolizione settecentesca del “convento dei contrabbandieri”, e alle vicissitudini dei secoli successivi, che ha un enorme valore storico. Non foss’altro perché ha permesso allo studioso Piero Atzori di riportare alla luce la storia, e la reale collocazione, di un luogo misterioso quando leggendario: lu Càimini vecciu. Una storia affascinante, scoperta cercando di salvare un altro monumento cittadino, che sorge nella stessa zona che è al centro da anni di una furiosa battaglia da parte del gruppo di residenti e associazioni che l'hanno salvato dal cemento e lavorano per trasformarlo in un parco pubblico: l’area dell'ex orto botanico vicino al Meridda. Il comitato si è da tempo attivato per chiedere la tutela della soprintendenza, e per convincere l'amministrazione (che nel Puc ha cambiato la destinazione dell'area riportandola a uso pubblico) a creare un giardino aperto alla città, per il quale lo stesso comitato ha già donato un progetto. E che potrebbe diventare un parco della memoria, visto che a pochi metri di distanza sorgevano le forche vecchie, dove vennero giustiziati i protagonisti, spesso dimentica ti, dei moti angioyani. Per dare impulso al progetto, e una scossa dell’amministrazione, serve “il crisma” della soprintendenza. O, si spera, una decisa spinta da parte del ministro.

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