«I medici di base in guerra come i kamikaze»
Prosegue la polemica sugli anziani di Casa Serena: «Sanitari disarmati, al lavoro senza dpi»
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Pur non volendo entrare in polemica con le dichiarazioni del sindaco di Sassari Gian Vittorio Campus sull’abbandono dei pazienti, la successiva replica del sindacato Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale) e, per ultima, la lettera pubblicata sulla Nuova Sardegna di ieri a firma del dottor Graziano Demurtas, mi spingono a replicare, sentendomi quasi tirato per i capelli.
A riguardo, vorrei fare una serie di considerazioni.
La prima è che a mio parere, non c'è stato alcun abbandono dei pazienti (vedi la replica del Fimmg pubblicata snei giorni scorsi sulla Nuova Sardegna).
Il medico che avrebbe abbandonato i pazienti è in quarantena, è risultato positivo al covid 19 e accusa disturbi respiratori.
Il compito di chiamare un sostituto per coprire l’assenza del medico in malattia, se il collega stesso non riesce a farlo, è dell'Azienda sanitaria (Ats) e non dell’Ordine dei medici.
Le guerre si combattono con le armi, solo allora si può chiamare guerra, altrimenti è solo un suicidio.
Detto questo, a me pare che i medici di medicina generale siano stati mandati al suicidio e non in guerra, soprattutto al Nord Italia (vedi numero dei deceduti, 50 per cento dei quali medici di famiglia), perché non sono stati dotati adeguatamente dei disposizione di protezione necessari: altrettanto si pretenderebbe a Sassari?
Allo stato attuale, i presidi forniti sono esclusivamente mascherine e qualche tuta (per giunta nemmeno una a testa): a questo proposito, dobbiamo soprattutto considerare che si tratta di dispositivi che devono essere sostituiti a ogni visita effettuata su un soggetto covid positivo, pena l’ulteriore diffusione della malattia.
Non sono mai stati fatti tamponi ai medici di famiglia, rischiando anche in questa circostanza, in presenza di eventuali positivi, l’ulteriore propagazione del contagio.
Limitandomi a queste poche considerazioni, anche se ci sarebbe tanto altro da dire, mi pongo e pongo una domanda: si tratta di guerra o di suicidio?
Ai lettori della Nuova Sardegna lascio la risposta, per mio conto la conosco già.
Dottor Alberto Zoccheddu medico di famiglia
da 36 anni
A riguardo, vorrei fare una serie di considerazioni.
La prima è che a mio parere, non c'è stato alcun abbandono dei pazienti (vedi la replica del Fimmg pubblicata snei giorni scorsi sulla Nuova Sardegna).
Il medico che avrebbe abbandonato i pazienti è in quarantena, è risultato positivo al covid 19 e accusa disturbi respiratori.
Il compito di chiamare un sostituto per coprire l’assenza del medico in malattia, se il collega stesso non riesce a farlo, è dell'Azienda sanitaria (Ats) e non dell’Ordine dei medici.
Le guerre si combattono con le armi, solo allora si può chiamare guerra, altrimenti è solo un suicidio.
Detto questo, a me pare che i medici di medicina generale siano stati mandati al suicidio e non in guerra, soprattutto al Nord Italia (vedi numero dei deceduti, 50 per cento dei quali medici di famiglia), perché non sono stati dotati adeguatamente dei disposizione di protezione necessari: altrettanto si pretenderebbe a Sassari?
Allo stato attuale, i presidi forniti sono esclusivamente mascherine e qualche tuta (per giunta nemmeno una a testa): a questo proposito, dobbiamo soprattutto considerare che si tratta di dispositivi che devono essere sostituiti a ogni visita effettuata su un soggetto covid positivo, pena l’ulteriore diffusione della malattia.
Non sono mai stati fatti tamponi ai medici di famiglia, rischiando anche in questa circostanza, in presenza di eventuali positivi, l’ulteriore propagazione del contagio.
Limitandomi a queste poche considerazioni, anche se ci sarebbe tanto altro da dire, mi pongo e pongo una domanda: si tratta di guerra o di suicidio?
Ai lettori della Nuova Sardegna lascio la risposta, per mio conto la conosco già.
Dottor Alberto Zoccheddu medico di famiglia
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