La Nuova Sardegna

Sassari

I carabinieri consegnano 50 tablet

di Giovanni Bua
I carabinieri consegnano 50 tablet

L’iniziativa della dirigente del comprensivo di Li Punti per le famiglie in difficoltà

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SASSARI. Cinquanta tablet consegnati dai carabinieri della compagnia di Sassari in poco più di un giorno. Ultimo atto della “corsa” fatta dalla dirigente Teresa Useri per aiutare i suoi alunni, quelli del popoloso comprensivo di Li Punti, quasi 1400 iscritti e plessi sparsi tra Villa Gorizia, Ottava, San Giovanni e Virziliu, oltre che nel quartiere-città alle porte di Sassari. «Quando sono arrivati mercoledì sera non credevo ai miei occhi. Non vedevamo l’ora di farli avere a chi ci aveva rappresentato le sue difficoltà per seguire le lezioni in remoto. Sempre di più purtroppo». Un entusiasmo tale che la dirigente mette a lavoro i familiari per settare i tablet e preimpostare il programma scelto per le videolezioni. E cerca il modo più veloce possibile per distribuirli sino agli angoli più remoti dell’agro cittadino. «Una mia collaboratrice mi ha segnalato un servizio al telegiornale, una scuola che era stata aiutata dai carabinieri – racconta –. Abbiamo contattato la compagnia di Sassari, e il comandante, il capitano Giuseppe Sepe, è stato fin da subito disponibilissimo. E devo dire che i risultati sono stati eccezionali. Avevamo preventivato di distribuire i tablet entro metà della prossima settimana. E invece in poco più di un giorno sono stati tutti recapitati a destinazione». Un aiuto importante per un istituto che dell’innovazione tecnologica ha sempre fatto la sua bandiera: «Siamo stati tra i primi ad avere un’aula informatica, che a breve rinnoveremo completamente – spiega la dirigente – e il corpo docente, e gli alunni, sono sempre stati all’avanguardia nei metodi didattici. Anche per questo abbiamo assorbito il colpo, e ne abbiamo colto alcune potenzialità, tenendo conto anche delle problematiche di apprendimento e dell’inclusione». Inclusione che parte prima di tutto dalla possibilità di avere gli strumenti informatici. «Una cinquantina di famiglie – spiega la dirigente – non aveva nessun supporto. Siamo partiti da loro, con un finanziamento ministeriale di 10mila euro. Ora stiamo lavorando a un Pon per trovare altre risorse e dare risposte a chi magari ha un unico telefonino o pc in famiglia, e deve lavorarci e far studiare più di un figlio. E per dare aiuto anche a chi sta iniziando ad avere problemi a pagare le bollette e ad avere la linea. Sono almeno un’altra cinquantina di famiglie, troveremo il modo di andare incontro a tutti». Un’emergenza, ma anche un’opportunità, secondo la migliore forma di resilienza. «Il contatto è fondamentale ma l’accelerazione tecnologica che ci ha imposto questa surreale situazione ci ha insegnato tanto».



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