«Presidente, pensi a noi universitari»
Una studentessa di Ozieri ha scritto a Conte e ai ministri Manfredi e Azzolina
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SASSARI. «Per favore, pensate anche a noi studenti»: è l’appello che una studentessadi Ozieri, Giorgia Oggiano, iscritta al corso di laurea magistrale in Filologia e Letterature classiche e moderne a Cagliari ha rivolto con una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al ministro dell'Università e della Ricerca Gaetano Manfredi e alla ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina.
Una lettera accorata che ha inviato anche al direttore della Nuova Sardegna, Antonio Di Rosa, scritta «innanzitutto per sapere quali misure verranno adottate nella riapertura degli atenei, se sia previsto un piano graduale prima della fine dell’anno accademico; mi chiedo anche se verranno elaborati dei piani specifici per la tutela dei suoi fruitori e collaboratori. Scrivo perché per quanto ammiri lo sforzo che state facendo, mi pare incredibile non si sia dato peso al mondo universitario nella gestione dello stato d’emergenza».
Come tanti, Giorgia è stata costretta a tornare a casa e uno dei temi che affronta è la didattica a distanza: «funziona, nulla di più. Serve a tamponare una ferita, ma non rappresenta certo un valido sostituto della lezione “in praesentia”. Buona parte della lezione si svolge con dibattiti, domande e interventi preparati dagli studenti: niente di tutto ciò ha lo stesso valore, se fatta attraverso uno schermo (ammesso che lo si riesca a fare).Scrivo proprio in merito al valore che una lezione telematica ha la pretesa di avere, ma che di fatto non ha minimamente, sia in termini didattici che, e soprattutto, umani. Scrivo a Voi che siete stati insegnanti e capirete senz’altro cosa intendo. E sempre più spesso vedo ragazzi e ragazze con indosso una corona d’alloro davanti al PC. Per non parlare di quelli che hanno vissuto quel giorno speciale e unico, senza neanche avere accanto i propri genitori». «Quello che chiedo, ora che sta per iniziare la tanto agognata Fase 2, è maggiore chiarezza. E che si faccia un posto anche per quella che non dovrebbe essere una parentesi, dal momento che è l’Università a crescere i cittadini del domani, come il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sapientemente ribadito in questi giorni».
Una lettera accorata che ha inviato anche al direttore della Nuova Sardegna, Antonio Di Rosa, scritta «innanzitutto per sapere quali misure verranno adottate nella riapertura degli atenei, se sia previsto un piano graduale prima della fine dell’anno accademico; mi chiedo anche se verranno elaborati dei piani specifici per la tutela dei suoi fruitori e collaboratori. Scrivo perché per quanto ammiri lo sforzo che state facendo, mi pare incredibile non si sia dato peso al mondo universitario nella gestione dello stato d’emergenza».
Come tanti, Giorgia è stata costretta a tornare a casa e uno dei temi che affronta è la didattica a distanza: «funziona, nulla di più. Serve a tamponare una ferita, ma non rappresenta certo un valido sostituto della lezione “in praesentia”. Buona parte della lezione si svolge con dibattiti, domande e interventi preparati dagli studenti: niente di tutto ciò ha lo stesso valore, se fatta attraverso uno schermo (ammesso che lo si riesca a fare).Scrivo proprio in merito al valore che una lezione telematica ha la pretesa di avere, ma che di fatto non ha minimamente, sia in termini didattici che, e soprattutto, umani. Scrivo a Voi che siete stati insegnanti e capirete senz’altro cosa intendo. E sempre più spesso vedo ragazzi e ragazze con indosso una corona d’alloro davanti al PC. Per non parlare di quelli che hanno vissuto quel giorno speciale e unico, senza neanche avere accanto i propri genitori». «Quello che chiedo, ora che sta per iniziare la tanto agognata Fase 2, è maggiore chiarezza. E che si faccia un posto anche per quella che non dovrebbe essere una parentesi, dal momento che è l’Università a crescere i cittadini del domani, come il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sapientemente ribadito in questi giorni».
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