«La didattica post Covid? Riaprite le piccole scuole»

Il sindaco di Ardara: pochi alunni nei piccoli paesi e distanze rispettate  Inoltre si eviterebbe il rischio contagio nei mezzi pubblici per tutti i pendolari

ARDARA. La riorganizzazione del sistema didattico nel post-Covid può passare anche dalla riapertura delle piccole scuole, quelle che nel corso degli anni sono state chiuse per scarsità di alunni.

È la proposta un po’ provocatoria del sindaco di Ardara Francesco Dui, che si inserisce nel dibattito creato dalle ipotesi di futura gestione della didattica dal prossimo anno scolastico avanzate dallo stesso ministro Azzolina, che ha ventilato l’idea di classi dimezzate per assicurare un corretto distanziamento fisico.

L’idea del ministro è quella di organizzare lezioni “a turni”, con una parte degli studenti presente in aula e un’altra parte a casa che segue il docente on-line. Una proposta che sta facendo discutere, e che pare poco realizzabile soprattutto in quei luoghi periferici dove già in queste settimane di lockdown esistono non pochi problemi di connessione internet a causa di un digital divide difficile da sanare. «Perché allora non rimettere in servizio le tante scuole dell’obbligo che negli anni sono state chiuse?» è la proposta di Francesco Dui, che contiene, secondo il primo cittadino di Ardara, un duplice vantaggio in termini di distanziamento fisico: i ragazzi staranno distanti in classe, perché saranno in pochi, e non dovranno più spostarsi ogni mattina con l’autobus, dove il distanziamento allo stato attuale è difficile da mantenere.

«Il servizio del trasporto scolastico - dice Dui - mi preoccupa non poco: per garantire le distanze di sicurezza tra i ragazzi a bordo, infatti, dovremmo pensare al raddoppio delle corse. Senza essere troppo esperti della materia mi pare ovvio che ciò sarebbe insostenibile sia organizzativamente con i tempi di percorrenza sia economicamente».

Ardara ha visto chiudere la sua scuola media nel 2011, e i ragazzi ora frequentano quelle di Mores e Chilivani («contribuendo, nel caso di quest’ultima, al raggiungimento del numero essenziale per il mantenimento del plesso» sottolinea Dui). Perché allora non riportarli nella “loro” scuola?

Un edificio comunale di ben 1000 metri quadri, più palestra, nel quale «potremmo avere disponibili gli spazi necessari per garantire ai nostri ragazzi il distanziamento prescritto dalla normativa e per il quale saremmo disposti come Comune anche a fare degli investimenti», dice il sindaco.

«Se le istituzioni nazionali e regionali vorranno impostare un ragionamento con le piccole comunità per affrontare il problema che ho rappresentato - è la conclusione -, credo che troveranno tanto terreno fertile, come ho potuto constatare personalmente discutendo della cosa con altri sindaci e alcuni dirigenti scolastici».

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