La Nuova Sardegna

Sassari

Pronto soccorso, test prima del ricovero

di Paoletta Farina
Pronto soccorso, test prima del ricovero

Dopo il caso della 87enne risultata positiva, la direzione medica ospedaliera dal 7 maggio ha prescritto nuove misure

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SASSARI. C'è voluto il caso della paziente di 87 anni colpita da ictus e poi risultata positiva al primo tampone Covid durante il ricovero all'ospedale per dettare e ribadire regole precise nel sistema degli accessi al pronto soccorso. Con una comunicazione diramata ai dirigenti medici e amministrativi della Aou a fine mattinata del 7 maggio, cioè lo stesso giorno in cui la donna aveva fatto ingresso al Santissima Annunziata, la direzione medica del presidio ospedaliero ha disposto l'esecuzione del tampone nasofaringeo a tutti i pazienti per i quali è necessario il ricovero. Quindi trattandoli come potenziali infetti, secondo una linea che si avvicina a quella indicata già a marzo dal sostituto procuratore Paolo Piras, che ha in mano l'inchiesta sui contagi nell'ospedale sassarese e nelle case di riposo e Rsa. La riorganizzazione varata tre giorni fa è, infatti, solo parziale, anche se rappresenta un passo importante perché il magistrato che indaga per epidemia e omicidio colposi, aveva suggerito che qualsiasi persona ricevuta in pronto soccorso fosse trattata come un contagiato proprio per arginare la diffusione del virus all’interno dell’ospedale. Ma anche una richiesta più volte inoltrata, a tutti i livelli da parte, delle organizzazioni sindacali.

Il cambio di passo dell’Aou è comunque evidente, anche se arriva dopo due mesi dallo scoppio dell'epidemia, quando i reparti ospedalieri si erano infettati a causa degli ingressi non protetti perché, allora, i tamponi venivano eseguiti solo in caso di presenza di sintomi ricollegabili al coronavirus e non esistevano percorsi ospedalieri per evitare la diffusione del contagio.

Intanto purtroppo non ce l'ha fatta a sopravvivere all'emorragia cerebrale la paziente ultraottantantenne che ai successivi due test Covid era risultata negativa. L'altra notte è spirata nel reparto di Malattie infettive dove, dopo la prima diagnosi di positività, era stata isolata e dove è rimasta anche quando, almeno alla luce degli ultimi esami, non avrebbe potuto essere più veicolo di contagio.

La decisione di adottare una nuova procedura di sicurezza da parte dell'Azienda ospedaliero universitaria è la conferma che occorreva una decisa virata nella gestione dei pazienti, gestione in cui si sono aperte numerose falle durante un'emergenza sanitaria che, se è vero che non aveva precedenti, è stata anche un banco di prova con molte ombre, al di là della professionalità e abnegazione con cui tutto il personale sanitario ha lavorato. Una reazione lenta, sulla quale ha probabilmente giocato anche il fatto che l'Azienda ospedaliero universitaria ha dovuto affrontare una riorganizzazione interna con l'arrivo del nuovo commissario Giovanni Maria Soro. Ora però si cambia e almeno i pazienti che devono essere ricoverati saranno sottoposti alla screening. Ricovero che, in attesa del tampone, avverrà nel reparto a cui vengono assegnati, secondo quanto prescritto dal direttore del presidio ospedaliero Santissima Annunziata, Bruno Contu. Esattamente come avveniva in passato. La domanda che resta, però, è se tutti i reparti abbiano un ambiente protetto e separato da destinare all’isolamento di contagiati o presunti tali fino all’esito del tampone. Ma anche questo è un aspetto che evidentemente è già stato valutato.

Intanto non si ferma il pressing dei sindacati che alla dirigenza dell’Aou hanno più volte sollecitato interventi e risposte per contenere l’epidemia. Una delle richieste ancora rimaste senza esito è la presentazione alle organizzazioni sindacali del Documento di valutazione dei rischi dell’Azienda ospedaliero universitaria: per tre volte sono partite le lettere dalle segreterie sindacali, ma nessun riscontro è arrivato dall’altra parte.

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