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Sassari

La paura dei circoli: «E noi che fine faremo?»

La paura dei circoli: «E noi che fine faremo?»

Rischia di sparire una parte storica della città. I gestori: «Diano anche a noi le aree esterne o è finita»

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SASSARI. C’è una domanda che da qualche giorno si rincorre in città, specialmente tra i vicoli e le piazze della zona vecchia, dove sono presenti praticamente in ogni via e molti – quelli più antichi – costituiscono una parte di storia di Sassari: che fine faranno in circoli privati?

In tutta la città sono almeno 150, forse di più. La maggior parte dei quali svolgono veramente attività sociale, ma qualcuno utilizza le tessere come paravento fiscale e si comporta alla stregua di qualunque altro bar, pub o birreria. Intorno a questi luoghi, che piaccia o non piaccia gravita la vita sociale di alcuni quartieri. Per molti anziani rappresentano l’unica possibilità di svago e di socializzazione, e dall’attività del circolo dipende l’economia e la sopravvivenza di centinaia di famiglie. Con le nuove regole di distanziamento sociale tra gli avventori e i tavoli, previste per il settore della ristorazione, per i circoli della città vecchia di preannunciano tempi durissimi. Ospitati spesso in vecchi scantinati o in locali angusti, quasi sempre senza uno sfogo all’aperto, stando alle nuove disposizioni e alle indicazioni fornite dall’Inail, la stragrande maggioranza dei circoli privati della città non dovrebbe avere le carte in regola per riaprire. Circoli storici come il Raggio d’Oro, La Lucciola o l’Alba Ruota che hanno una storia decennale e sono da sempre i custodi delle tradizioni e della “sassareseria” potrebbero sparire per sempre. «È necessario studiare una soluzione per la mescita anche per noi – spiega a nome di tutti il presidente di un circolo del centro storico – non possono lasciare che una realtà come la nostra venga cancellata da un giorno all’altro. Chiediamo al Comune – prosegue il rappresentante dei circoli privati – di permettere anche a noi, se sarà possibile, l’utilizzo degli spazi esterni accanto ai nostri locali. Siamo anche noi in qualche modo delle attività commerciali, oltre che parte integrante del tessuto culturale della città, sopratutto quelli dentro le mura – conclude il presidente del circolo privato – siamo luoghi di accoglienza per i cittadini, dateci una mano a non sparire, sarebbe un danno per tutti». (l.f.)

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