Dopo 2 mesi riapre Obus Addio “All you can eat”

Le restrizioni condannano i self service che ripiegano sulla ristorazione classica Ieri il primo test: «Dai 200 coperti siamo passati ai 40: sarà dura, ci proviamo» 

SASSARI. Il coronavirus ha decretato la fine degli aperitivi e dei buffet, l’estinzione degli assaggi, degli all u can eat, insomma di quelle oasi del self service tanto amate dagli stomaci col doppio fondo.

Era una formula che a Sassari funzionava, che miscelava gli ingredienti dei grandi numeri e dei prezzi bassi, e che con 10-15 euro garantiva un pasto abbondante, variegato e molto svelto. Le restrizioni, il distanziamento, e il divieto assoluto di predisporre pietanze pronte alle quali i clienti possono attingere liberamente, ha smontato pezzo a pezzo il principio che regge l’all you can eat.

Obus ha riaperto ieri a Predda Niedda, e si è dovuto totalmente riprogrammare. Lo stesso vale per tutti i sushi restaurant come Sakura, che però durante il lockdown sono rimasti aperti grazie al servizio da asporto. Ma i numeri e i fatturati sono calati drasticamente, e tutte queste attività, che si reggono su centinaia di coperti al giorno, si trovano in enorme difficoltà.

«Siamo solo al primo test – dice uno dei titolari di Obus Fabio Muresu – ma per ora siamo lontani anni luce dagli standard pre-covid. A pranzo ho contato una quarantina di clienti, contro la media dei 200 alla quale eravamo abituati. Ci vorranno almeno due settimane per capire come va il trend, se si ricomincerà a lavorare davvero, e sei l’attività è economicamente sostenibile».

Il personale si è ridotto da trentacinque dipendenti a dieci. Camerieri e cuochi sono, gioco forza, in cassa integrazione. Il distanziamento tra i tavoli ha imposto una riduzione del trenta per cento, ma questo per i gestori è l’aspetto meno preoccupante, dal momento che i metri quadrati disponibili sono tanti. «La prova del nove invece sarà riconvertirsi alla ristorazione tradizionale, rinunciando al fiore all’occhiello del all you can eat.

«Questo ci penalizzerà molto, perché l’investimento, il personale e gli spazi erano tarati per questa tipologia di servizio. E i clienti avevano risposto benissimo. Ora stiamo predisponendo un menù per pranzo e per la sera. Punteremo sicuramente su una cucina di qualità ma anche veloce: quindi piatti composti, taglieri, quattro o cinque primi, specialità messicane e hamburgher. Stiamo apparecchiando soprattutto negli spazi esterni, perché le persone si sentono più a loro agio a mangiare all’aperto. La speranza è quella di riuscire a ripartire e di riassumere pian piano il personale fermo».

Il Covid non fa sconti, e resterà sospeso anche un servizio molto apprezzato dalle famiglie con bambini: la sala giochi attrezzata.

«Anche questo ci penalizza molto. Parliamo di 130 metri quadrati allestiti per ospitare i bambini, totalmente inutilizzabili a causa delle restrizioni. Per ora però abbiamo deciso di lasciarla intatta, semplicemente chiusa e di non sfruttare quegli spazi per allestire altri coperti. È anche un segno di speranza, un buon auspicio: il desiderio che al più presto le cose possano tornare come prima, e i bambini possano giocare con la solita spensieratezza».

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