Università in carcere, il polo sassarese è all'avanguardia in Italia

Il 3 giugno a Tempio-Nuchis la prima laurea a distanza  

SASSARI. L’università come strumento di inclusione e di promozione sociale. E forse il carcere è l’ambiente dove il fenomeno emerge in tutta la sua evidenza, perchè i risultati non sono mai casuali e ogni percorso richiede sacrifici che si sommano a quelli che una persona in regime di detenzione deve già fare nella vita di tutti i giorni. Il lockdown che ha tenuto chiusi in casa gli studenti, lontani dalle facoltà, negli istituti penitenziaria ha cambiato poco dal punto di vista della logistica. Ma ha registrato un dato importante: l’attività non si è mai interrotta (e poteva succedere, perchè l’efficacia del collegamento non è mai scontata) e anzi il 3 giugno è stata celebrata la prima laurea a distanza del Polo universitario penitenziario dell’Università di Sassari. La commissione nelle sede sassarese dell’ateneo e il candidato nel carcere di Tempio-Nuchis e la connessione telematica ha consentito lo svolgimento di una sessione di laurea in Scienze della Politica e dell’Amministrazione. Il candidato ha discusso una tesi sulla nascita ed evoluzione del movimento femminista.

«Questa laurea è un traguardo non solo per lo studente – afferma il delegato rettorale per il Polo Universitario Penitenziario Emmanuele Farris – ma per tutte le persone dell’Università di Sassari e dell’amministrazione penitenziaria che hanno reso possibile tutto ciò. Gli istituti penitenziari che afferiscono al nostro Pup (Alghero, Nuoro, Sassari e Tempio) sono stati tra i primi in Italia a reagire positivamente in seguito alle restrizioni derivanti dalla pandemia. La Casa di reclusione di Tempio Pausania è stato l’unico istituto penitenziario italiano ad avere tutti gli indicatori sulla didattica universitaria a posto già ad aprile. Da maggio, i quattro istituti garantiscono collegamenti a distanza (iniziando dal carcere di Alghero che ha fatto da apripista nel contesto regionale), esami sia scritti sia orali, fornitura regolare dei materiali di studio e comunicazioni costanti tra docenti e studenti. Questo è merito di un lavoro continuo tra Università, Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria e Direzioni penitenziarie», continua Farris.

La laurea discussa a Nuchis nei giorni scorsi, è stato il punto di partenza di un nuovo percorso del Pup dell’Università di Sassari, che mira a migliorare la qualità dei suoi servizi portando direttamente in carcere le risorse informatiche dell’ateneo, il sistema di gestione delle carriere studenti, le piattaforme e i materiali e-learning. Una distanza reale che si riduce grazie proprio all’istruzione, alla cultura e alla formazione. «L’aspetto umano rimarrà sempre centrale nel processo di apprendimento – dicono i docenti che hanno seguito lo studente fino alla laurea – per noi al centro c’è e ci sarà sempre la persona».

Parecchi i progetti in ballo. Con il finanziamento premiale ottenuto dal Ministero nel 2018, l’Università di Sassari, in collaborazione con il Dap e il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, sta cofinanziando la realizzazione di un’aula didattica informatizzata in ciascun istituto penitenziario. Ci saranno altrettanti tutor grazie al finanziamento erogato al Pup dalla Fondazione di Sardegna. Un percorso ambizioso, solo in parte rallentato dalla pandemia, ma che negli intenti dell’Università e dell’amministrazione penitenziaria oggi appare più strategico e innovativo che mai.

«Gli studenti detenuti del futuro – spiega il Rettore Massimo Carpinelli che ha fortemente sostenuto il progetto – studieranno in un contesto molto più tecnologico dell’attuale. L’esperienza pandemica ci ha insegnato che le tecnologie aiutano a resistere alle difficoltà, e noi speriamo che le conquiste della didattica a distanza e della dematerializzazione, che hanno reso possibile la discussione di questa tesi di laurea, diventino un punto fermo e irrinunciabile della didattica universitaria rivolta a categorie di studenti con esigenze speciali come sono i detenuti».

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