La Zir di Predda Niedda gigante senza vocazione

La variante del Puc riaccende il dibattito sul futuro della zona industriale

SASSARI. Una variante “pesante” del Puc approvata martedì. Con un iter ancora lungo da affrontare (per l’approvazione definitiva servirà almeno un anno), ma i lucchetti messi intorno ai confini di Predda Niedda già scattati. Con le norme di salvaguardia già in vigore che affondano qualsiasi progetto relativo all’apertura di locali di intrattenimento, ma anche di laboratori artigianali, centri estetici, ambulatori e simili a cui la “variante Sanna”, bloccata a un passo dall’ultimo via libera, dava alloggio dentro i centri commerciali.

Il dibattito. Abbastanza per riaprire un dibattito antico quanto la zona industriale, che industriale non è già più da tempo con i suoi quattrocentocinquanta ettari di capannoni e asfalto, la sua densità di centri commerciali e ipermercati doppia rispetto al Nord Italia, accampati su 24 chilometri di strade, sui cui il Comune non ha nessuna giurisdizione e che nessuno ha i soldi per rattoppare, nonostante ogni giorno ci circolino 16mila persone e nella strada 2, quella più centrale, tra le 17.30 e le 18.30 di un qualsiasi feriale passino 1.800 veicoli. Dove, soltanto tra bar, ristoranti e tavole calde, si contano una quarantina di licenze, ma non mancano istituti di credito, parrucchieri, asili per bambini, palestre e persino uno dei jazz club migliori della Sardegna, con oltre 800 famiglie che nei meandri della Zir hanno deciso di venire ad abitare. E dove il tutto convive con scorci di periferia industriale, discariche e orti abusivi, chiusi con recinzioni di fortuna, adiacenti ai fabbricati che svolgono attività commerciali o di ristorazione saldamente in mano alla comunità cinese che lesta riempie ogni capannone che si svuota.

Insomma, la città nella città che Campus vorrebbe fortemente limitare. «Con il rischio però – attacca l’ex sindaco Nicola Sanna – di trasferirla in un’altra periferia, quella periurbana. La nostra proposta non era un ritorno al passato ma una evoluzione che teneva contro della storia di questi decenni. È sbagliato definirlo un non luogo, è luogo dell’attività economica della città. Non è con quelle attività che si ripopola il centro storico, né con un posteggio bonsai in piazza Colonna Mariana. E non è escludendo Predda Niedda dalla città che si risolvono i problemi. Per noi andava “ricucita”, spostando le attività pesanti a Truncu Reale. E permettendo alla città di crescere finalmente verso il mare».

«Non dimentichiamoci che Predda Niedda è parte integrante della città – gli fa eco Mariano Brianda di Futuro Comune –. Va bene armonizzare, ma bisogna anche stare attenti a non dividere realtà che invece devono convivere e integrarsi». «L’urbanistica non è un gioco di società dove se togli lì da solo si mette là – sottolinea Mariolino Andria, del misto di minoranza – questa variante è, ancora una volta, qualcosa di zoppo, che arriva dopo un Puc inefficace sullo sviluppo e nella sua visione del futuro che tratta la città come un vecchio elastico. Ecco perché, facendo leva sull’impianto normativo abbiamo presentato emendamenti, soprattutto sull’agro. Due sono stati approvati all’unanimità, per gli altri è stato chiesto di ritirarli per la loro complessità affinché possano avere spazio nell’ambito del proseguo dell’iter. Le osservazioni potranno, se poi approvate in consiglio comunale nell’inverno del 2020, migliorare molto questo ennesimo impianto normativo modificato. Nel mentre attenzione alle norme di salvaguardia perché molte intraprese dovranno modificare il loro business plan rispetto al contesto e ai luoghi. Mi chiedo: era davvero il momento giusto per farlo?».

«Il percorso di questa variante è solo all’inizio – sottolinea il consigliere Dem Fabio Pinna – Solo dopo le osservazioni potremo avere un’idea più chiara di quello che succederà. La limitazione delle destinazioni d’uso per Predda Niedda può avere un senso, anche se bisogna considerare che la zona industriale è già un mondo attorno a cui gravitano 15mila addetti e questa scelta politica non modifica affatto la situazione in essere. Bisogna piuttosto capire come la semplificazione sulle zone G e l’apertura totale al commerciale ricadrà sulla città. Si rischia, e questa è la preoccupazione che ci ha portato al momento ad astenerci in votazione, di spostare da Predda Niedda alle zone periurbane, senza che niente arrivi al centro. Centro per cui nella passata amministrazione abbiamo messo in cantiere provvedimenti importanti per un complessivo progetto di rigenerazione urbana».

«Appena insediati abbiamo immediatamente manifestato diverse perplessità sull’incremento di diverse destinazioni d’uso, introdotto dalla giunta Sanna nella Zona di Predda Niedda – ha sottolineato l’assessora all’Urbanistica Maria Alessandra Corda –. Questa amministrazione ha deciso invece, pur con le difficoltà derivanti dagli innumerevoli vincoli urbanistici e monumentali presenti nel centro cittadino, di attivare un circuito virtuoso atto a favorire la rivitalizzazione commerciale e sociale della cosiddetta “città compatta”».



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