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Spiagge pulite grazie al “Beach Litter Day”
CASTELSARDO. È partita dai litorali castellanesi la campagna di Legambiente “Clean up the Med”, con il primo Beach Litter Day promosso dal circolo di Legambiente Sassari, in collaborazione con il...
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CASTELSARDO. È partita dai litorali castellanesi la campagna di Legambiente “Clean up the Med”, con il primo Beach Litter Day promosso dal circolo di Legambiente Sassari, in collaborazione con il comune e le locali associazioni di volontariato, Cvsm-Protezione Civile, Bulli surf club, Compagnia Barracellare ed ECO_logica_MENTE.
Domenica scorsa, i membri delle associazioni, cittadini e turisti si sono riuniti nella banchina del porto turistico e da lì si sono divisi nelle spiagge cittadine per raccogliere rifiuti e procedere alla loro catalogazione, con metodo scientifico. Il monitoraggio Beach Litter è infatti un'attività di citizen science che prevede il coinvolgimento del pubblico nelle attività scientifiche. I dati raccolti dai cittadini sui rifiuti rinvenuti in spiaggia, consentiranno di acquisire informazioni su quantità, trend, luogo di provenienza e fonti quella quota di marine litter immediatamente visibile, in relazione con la direttiva europea sulla Strategia Marina. Capire cosa deturpa le nostre spiagge serve anche, infatti, ad agire su abitudini e comportamenti, ed è proprio questo lo scopo di Legambiente e degli enti ed associazioni che collaborano con loro. Sono stati così monitorati e ripuliti i litorali di Lu Bagnu ( Madonnina, Stella Maris, Vela Blu, Ampurias e Sa Ferula) e le spiagge cittadine della Marina e Lu Poltu di la Rena. Numerosi e sconfortanti le tipologie di rifiuti rinvenuti, certamente portati dal mare, ma che nel male erano stati abbandonati dall'incuria umana. Tronchi di alberi ma anche pedane di legno, contenitori di plastica di ogni dimensione e forma, capi di abbigliamento, scarpe e accessori di ogni tipo, ruote, attrezzi da pesca e persino una bombola del gas di produzione francese.
Per il conteggio e la suddivisione degli oggetti presenti nella lista dei rifiuti, è stato utilizzato il protocollo dall’European Environmental Agency nel programma MarineLitter Watch ed è usato da altre associazioni e istituti di ricerca. Per tutta la giornata sono state anche osservate le direttive anti Covid per consentire ad operatori e volontari di operare in piena sicurezza.
Donatella Sini
Domenica scorsa, i membri delle associazioni, cittadini e turisti si sono riuniti nella banchina del porto turistico e da lì si sono divisi nelle spiagge cittadine per raccogliere rifiuti e procedere alla loro catalogazione, con metodo scientifico. Il monitoraggio Beach Litter è infatti un'attività di citizen science che prevede il coinvolgimento del pubblico nelle attività scientifiche. I dati raccolti dai cittadini sui rifiuti rinvenuti in spiaggia, consentiranno di acquisire informazioni su quantità, trend, luogo di provenienza e fonti quella quota di marine litter immediatamente visibile, in relazione con la direttiva europea sulla Strategia Marina. Capire cosa deturpa le nostre spiagge serve anche, infatti, ad agire su abitudini e comportamenti, ed è proprio questo lo scopo di Legambiente e degli enti ed associazioni che collaborano con loro. Sono stati così monitorati e ripuliti i litorali di Lu Bagnu ( Madonnina, Stella Maris, Vela Blu, Ampurias e Sa Ferula) e le spiagge cittadine della Marina e Lu Poltu di la Rena. Numerosi e sconfortanti le tipologie di rifiuti rinvenuti, certamente portati dal mare, ma che nel male erano stati abbandonati dall'incuria umana. Tronchi di alberi ma anche pedane di legno, contenitori di plastica di ogni dimensione e forma, capi di abbigliamento, scarpe e accessori di ogni tipo, ruote, attrezzi da pesca e persino una bombola del gas di produzione francese.
Per il conteggio e la suddivisione degli oggetti presenti nella lista dei rifiuti, è stato utilizzato il protocollo dall’European Environmental Agency nel programma MarineLitter Watch ed è usato da altre associazioni e istituti di ricerca. Per tutta la giornata sono state anche osservate le direttive anti Covid per consentire ad operatori e volontari di operare in piena sicurezza.
Donatella Sini
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