«Fratello non c’è merce, pronti i soldi»

Le frasi intercettate dai carabinieri tra i componenti dell’organizzazione nigeriana sgominata nel centro storico di Sassari

SASSARI. Le scarpe da tennis per indicare la droga - eroina e cocaina - durante le trattative e i colloqui telefonici, e le calze da “infilare dentro” per stabilire le dosi disponibili. Poi i numeri per significare il prezzo da applicare (da 38 a 44). Sono alcuni dei particolari che emergono dall’inchiesta dei carabinieri del comando provinciale che ha portato a smantellare l’organizzazione nigeriana che gestiva il narcotraffico e aveva la “centrale “operativa nel centro storico di Sassari. Trentanove gli indagati e 16 le persone arrestate, gli altri ai domiciliari con alcuni che ancora mancano all’appello (due sono stati arrestati mentre l’operazione era ancora in corso a Ravenna e a Sassari). Consistente il materiale raccolto nel corso di due ani di lavoro e che potrebbe tornare utile anche per sviluppare un ulteriore filone di indagine.

Una organizzazione formata da professionisti, forte e capace di inserirsi senza problemi nel territorio, in grado di dettare regole e di farsi rispettare. La conferma di personaggi di calibro ai vertici che guadagnavano soldi senza neppure toccare la droga. La rete era efficiente, dall’inizio (l’ordine dello stupefacente) fino alla consegna per lo spaccio al dettaglio, passando per la selezione e gli incarichi ai corrieri (gli ovulatori che sbarcavano nei porti e negli aeroporti sardi, prevalentemente tra Porto Torres, Alghero e Olbia). Il delicato ruolo degli intermediari, tutte persone di nazionalità nigeriana e in contatto tra loro.

E poi i sassaresi, ai quali viene riconosciuto un ruolo di secondo piano: entrano in gioco solo nella parte che riguarda lo spaccio al dettaglio. Tanto che i nigeriani neppure li chiamano per nome nei dialoghi telefonici tra loro: Gavino Pinna è “lo spacciatore di quartiere” e Stefania Ruggiu è “la ragazza col cane”.

Un capitolo a parte merita la questione della “merce”. L’organizzazione si cura della qualità della droga: «...questo lavoro che mi hai portato non va bene...». É una delle frasi che emergono dalle intercettazioni effettuate dai carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Sassari che - dopo una fase delicata e molto complessa - grazie alla perfetta collaborazione con la procura della Repubblica sono riusciti ad attivare una serie di controlli tecnici.

E che Sassari fosse il centro di maggiore diffusione di eroina e cocaina sotto il controllo dell’organizzazione nigeriana viene confermato più volte dai dialoghi captati dagli investigatori: «...fratello non c’è merce a Sassari, i ragazzi stanno cercando la merce da tutte le parti...». E il dialogo prosegue: «...guarda, non c’è merce a Sassari però ci sono i soldi...uno che era con me ieri aveva 12mila euro e sta aspettando qualcuno che vada a prendere la merce... adesso chi fa i viaggi sono quelli che sniffano, gli dai 2mila euro ed è fatta...».

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