A Sassari riapre l’Azuni: «Siamo pronti»

Iniziati i corsi di recupero per un centinaio di studenti. Il dirigente: «Qui con sicurezza ed entusiasmo» 

SASSARI. Eccitazione e ansia, attenzione e curiosità, preoccupazione e fiducia. È un concentrato di emozioni quello che si respira nell’androne dello storico liceo Azuni di via Rolando, simbolo di tutti gli istituti superiori cittadini che in questi giorni stanno riaprendo i portoni per l’inizio dei corsi di recupero settembrini, e facendo le prove generali per la prima campanella dell’anno fissata, per ora, il 22 settembre.

A dirigere il traffico di studenti (in totale un centinaio divisi in più turni) professori, collaboratori e qualche genitore che si affaccia guardingo, è il dirigente Roberto Cesaraccio, che l’altro ieri insieme al consiglio dei docenti ha deciso che bisognava partire, subito. «Per dare un segnale – spiega – per dire forte e chiaro che la scuola è aperta. E ha intenzione di non chiudere più». E seguendolo mentre mostra orgoglioso la pedaliera che svetta all’ingresso per il disinfettante delle mani («l’ho comprata io, come le mensoline da mettere fuori ogni classe, anche se gli operai della Multiss sono stati disponibilissimi nell’installarle»), o misura gli spazi tra un banco e l’altro nelle classi che già ospitano i primi studenti («è un lavoro sartoriale, ogni classe una disposizione diversa, ma non abbiamo perso un posto, o spostato un alunno») si capisce che lo spirito non è certo quello di chi teme di prendersi responsabilità. «Lo dico a nome dei miei colleghi – sottolinea – che la pensano come me. Se uno avesse paura delle responsabilità non farebbe il dirigente scolastico. O l’insegnante. Viviamo sempre sul filo. Con l’unico obiettivo di fare il bene delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. E il loro bene è tornare a scuola. Gestendo i rischi con professionalità e attenzione, ma non rinchiudendoli in una bolla».

E allora per gli oltre 900 alunni del liceo classico, musicale e coreutico via ai percorsi di ingresso a senso unico, con nuove uscite che spuntano nel retro della scuola. Al laboratorio di chimica del piano superiore smontato per fare spazio alle due classi più numerose («in 28 non li potevo mettere da altre parti») che riaprirà in “aula Magnani” nel sottopiano. E protocolli allo studio per la palestra, e per le classi del coreutico, con trasferimenti e riadattamenti anche nell’altro plesso azuniano, le ex commerciali di via Luna e Sole, dove lo spazio per i gruppi più numerosi si troverà nel piccolo auditorium.

«Le soluzioni sono in continua evoluzione – sottolinea Cesaraccio – ci lavoriamo da settimane. Studiamo i protocolli, spesso in divenire. Ne facciamo di nostri. Abbiamo piani B e C. C’è prudenza certo, ma anche entusiasmo. Perché finalmente viviamo una centralità della scuola di nuovo riconosciuta. Tutti hanno capito che bisogna riaprire, bisogna che i ragazzi studino in presenza. Vivano insieme questo momento storico, drammatico, ma anche di incredibile mutamento. Che loro devono gestire e non temere».

E dunque, mentre si approntano due aule di “isolamento” per piano (dove ospitare gli alunni che eventualmente si sentissero male e aspettare, almeno per i minorenni, l’arrivo delle famiglie) e si settano le Lim (le lavagne elettroniche) per potersi “replicare” in più classi o anche in remoto, caso mai si debba riprendere con le lezioni a distanza, anche i ragazzi e il loro “sentire” è più che mai tenuto in considerazione. «Dovrebbe togliere distanziamento sociale dalle frecce per terra e mettere distanziamento fisico», chiede al dirigente Enrico Corrias, quarto anno da iniziare e sui banchi per i corsi di recupero. «Noi non ci vogliamo distanziare socialmente. È angosciante il solo pensiero. Possiamo stare lontani e in mascherina, ma siamo qui per la socialità, prima di tutto». «Lo cambieremo – risponde Cesaraccio sorridendo –. E studieremo insieme la strada migliore per questa nuova convivenza».

«L’importante è esserci – sottolinea Eliseo Valente, quarto anno e ultimo rappresentante di istituto rimasto in carica –. Per me è stato meno straniante di altri, perché ad agosto ho partecipato al consiglio d’istituto e avevo già visto la scuola “anti-Covid”. Capisco però che, per chi è arrivato oggi, è stata una bella botta vedere cartelli e linee per terra, dispenser e divieti, mascherine e banchi distanziati. Certo, è peggio il ricordo del lockdown, chiusi in casa all’improvviso, amici, professori, lezioni, corridoi e risate, tutto saltato. Un incubo. Siamo spaventati certo, ma anche curiosi. E felici di ricominciare la scuola. Incredibile vero, non pensavo l’avrei mai detto in vita mia, seduto a un corso di recupero il primo di settembre. E invece questi banchi mi sono mancati».



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