Business online, la storia di successo di tre amiche sassaresi partite da zero

Adesso coordinano 3mila venditori. Anna Laura Marini: «Percepivo l’assegno di povertà, ora guadagno davvero» 

SASSARI. Dicono: «Un anno di network marketing dovrebbe essere equiparato al servizio di leva: reso obbligatorio per tutti». Perché è come quello sport che fa muovere muscoli sconosciuti e mai usati, che la mattina ti fa svegliare con acido lattico in ogni millimetro del corpo, e nonostante i dolori, ti fa alzare con una sensazione di benessere: «Ti costringe a metterti in gioco, tira fuori risorse inaspettate, superi paure, limiti, ti spinge a un percorso di crescita personale inimmaginabile». E se tutto fila liscio, ti fa svoltare la vita: da conti in banca in rosso, dall’avere Equitalia come migliore amica, a guadagnare ogni mese diverse migliaia di euro. Presente il sistema di vendita multilivello del Folletto? Ecco, i rappresentanti hanno cambiato pelle, non hanno più cravatta e abito, valigetta d’ordinanza, ma hanno fatto l’upgrade stile social. È il vecchio sistema Folletto nella versione 4.0.

Anna Laura Marini, Claudia Scanu e Claudia Micale sono tre donne sassaresi, sulla quarantina, sposate, con figli, e con un’esistenza pronta a deragliare. Insieme hanno sterzato bruscamente reincanalando il futuro su un tranquillo rettilineo di benessere.

Anna Laura Marini. Non ha un soprannome. «Io sono Anna Laura, sono già un brand». È la più vulcanica del trio, quella che afferra il microfono alle conventions, e per strapparglielo occorre uno scippatore abile e lesto. Ma è anche la donna che ha avuto la vita talmente intricata che solo un taglio netto avrebbe potuto sciogliere quel nodo scorsoio. «Sono rimasta incinta a 17 anni, ho la terza media, vissuto quartiere popolare, genitori divorziati. Ora ho 37 anni, tre figli, due relazioni andate a rotoli, e per tirare avanti ho fatto di tutto. Donna delle pulizie, badante per gli anziani, commessa, segretaria, barista». Ora, nel suo profilo Fb, c’è scritto: Networker pro. «C’è stato un momento preciso in cui ho toccato il fondo e mi sono rialzata: ero disperata, senza un soldo, e sono stata costretta a rivolgermi agli assistenti sociali. Mi hanno riconosciuto il sostegno per dichiarata povertà, e mi sono presentata in banca, con grande vergogna, per ritirare l’assegno. Poi ho letto l’importo: 120 euro al mese per 6 mesi. Ho pianto per l’umiliazione».

Claudia Scanu. Ha 40 anni, due figli di 4 e 9 anni, aveva un’edicola a Ploaghe, e un bar in via Gorizia a Sassari. Presente quando sei sulla bicicletta, esce la catena e si pedala a vuoto? Le sue attività erano così: energie spese senza muoversi di un millimetro. Lei è “la Pioniera”. Quella che un giorno di 4 anni fa ha visto la pubblicità su Fb, ha cliccato e ci si è tuffata. Era una ditta appena nata, la Snep spa, che proponeva prodotti per il benessere, dagli integratori alimentari, alla cura del corpo, ai profumi e alle creme. Oltre a pubblicizzare gli articoli cercava venditori, per costruire la catena multilevel. Il Folletto 4.0, appunto. «Lavoravo ore e ore, ma non mettevo da parte un euro. Mio figlio per quattro anni l’ho visto col contagocce. Poi mi è comparso questo link, con la possibilità di lavorare on line e ho pensato di poter conciliare con la gestione del bar: ho cominciato così».

Anna Laura Marini 2. «Mi ricordo bene quel giorno: stavo pulendo i tavolini del bar. Claudia Scanu era la mia titolare. A un certo punto la sento urlare. Mi avvicino e lei mi fa: guarda qui, e mi mostra il cellulare. Era il primo accredito paypal di 600 euro. Mi sono detta, cavolo, funziona davvero».

«Allora, il fatto è questo: avete presente Checco Zalone e il posto fisso? In confronto a me è un dilettante. Mia nonna era bidella, mia madre è bidella, e continua ancora a spedire domande per farmi assumere nelle scuole, nonostante ora io guadagni più del preside. Quindi il mio imprinting imprenditoriale era questo. E si capisce tutta la mia diffidenza verso i business online. Claudia, che mi vuole bene, da settimane mi stalkizzava sul network marketing. Vedere i suoi primi risultati concreti, quei guadagni materializzati sul display, ha fatto scattare la molla.

Claudia Micale. Lei è soprannominata “La secchiona”. È la precisina del trio, l’organizzatrice, quella che stacca solo il fine settimana. Per il resto con una mano beve il caffè, con l’altra scrive messaggi su Fb, Instagram, Telegram e posta la sua vita giorno per giorno, perché la sua vita è anche la sua più efficace clip pubblicitaria. Ha 42 anni, 2 figli, da prima titolare di un’agenzia pubblicitaria, poi i debiti, poi retrocessa a dipendente, e infine licenziata. «Non avere alternative e fame di arrivare, è ciò che ti porta al successo. Io ho studiato tanto, ho avuto la fortuna di avere un formatore come Giorgio Burgalassi, e ho dovuto fare uno switch mentale faticoso. Nessuno all’inizio credeva in me, a cominciare da mio marito. Mi vedeva sempre appiccicata allo smartphone, che è il mio ufficio virtuale, e pensava che buttassi il mio tempo. Purtroppo solo dopo i primi stipendi, toccando con mano i risultati, le persone si ricredono. E per me è stata una rivincita pazzesca. Poi scatta il fenomeno opposto: le persone ti invidiano. Si accorgono che improvvisamente sei diversa, perché il network marketing ti cambia. E in meglio: ti ritrovi a parlare sul palco davanti a 2000 persone, nel tuo settore diventi una piccola celebrità, coordini 3000 venditori, acquisti sicurezza, noi che prima eravamo tre cinghialetti che nella foto del profilo Fb avevano chi i piedini dei figli, chi Anna dai Capelli Rossi, e chi uno sfondo anonimo, ora postiamo 10 foto al giorno, storie e messaggi. Poi chi ti conosce si accorge che hai un tenore di vita più elevato, la macchina nuova, e invece di comprare come prima i vestiti a turno ai tuoi figli, entri in una boutique e puoi permetterti ciò che desideri, come Pretty Woman. Le critiche piovono a secchiate, ci vuole un lavoro su te stessa per fartele scivolare. Poi c’è una legge, che chi fa business sa bene: più cresce la persona e più cresce l’assegno».

Sono tre amiche, tre caratteri e tre mondi differenti, ma insieme una sola macchina da guerra. Lavorano anche 10 ore al giorno, ma dicono che in fondo è un divertimento. Loro sono la punta di un iceberg, ma scalare quelle vette è solo per pochi. C’è tanta manovalanza, tanti portatori d’acqua silenziosi, che non posseggono né il talento e né la fame di arrivare. «L’aspirante venditore con i numeri giusti si riconosce dalle domande che ti rivolge. Se è curioso, se ti tempesta di quesiti, allora può funzionare. Se comincia con, boh, però mi sembra difficile, chissà se sono all’altezza, allora è il classico gne gne gne, che non andrà mai da nessuna parte».

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